BUONA ESTATE!!!

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LA FESTA DI S.IGANZIO DI LOYOLA ANCHE PER QUEST’ANNO SEGNA L’INIZIO DELLA PAUSA ESTIVA DI “GET UP AND WALK“…

BUONA ESTATE A TUTTI E ARRIVIDERCIA A SETTEMBRE CON LA RIPRESA – CHE SPERIAMO DI MIGLIORARE SEMPRE PIU’ – DI QUESTO NOSTRO PICCOLO AIUTO ALLA VOSTRA RICERCA QUOTIAIDANA DEL SIGNORE DELLA VITA

31/07 #ignaziodiloyola

31 luglio

FESTA DI

S. IGNAZIO DEI LOYOLA 

FONDATORE DELLA COMPAGNIA DI GESU’

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Papa Francesco, il card. Martini… fino a risalire a Matteo Ricci e a Francesco Saverio… tutti “figli di sant’Ignazio”.
Eppure lui continua ad essere uno sconosciuto. Era schivo, si era “ritratto” per fare spazio ad un Altro, più che all’apparire ha scelto di vivere in penombra per accompagnare vite e processi storici.

Riporto qui l’introduzione a un breve volume Ignazio di Loyola
Il pellegrino fondatore della Compagnia di Gesù che ho scritto qualche anno fa e che aiuta a chiarire il suo profilo grazie alle fonti che ho raccolto. Nella prefazione GianPaolo Salvini, già direttore della Civiltà Cattolica scrive: “Lo spagnolo sant’Ignazio di Loyola, il fondatore dei gesuiti, non è un santo popolare, forse per la fama di austerità che lo circonda. Eppure è uno dei santi che hanno lasciato un’impronta nella storia della Chiesa e dell’Europa.
L’Ordine religioso da lui fondato, la Compagnia di Gesù, apparve in un momento cruciale per la Chiesa devastata dalla lacerazione luterana e dalla decadenza interna alla stessa Chiesa del Cinquecento.
Per contribuire a ridarle vitalità, in un’epoca in cui molti ecclesiastici erano più preoccupati della carriera che del servizio apostolico, Ignazio ricorse alle armi della preghiera, dello studio, della testimonianza personale e del servizio. Suo strumento privilegiato furono gli Esercizi Spirituali, con i quali aiutare a “discernere” cioè a scegliere liberamente ciò che è utile alla propria crescita.

La completa disponibilità ai desideri del Papa ne ha fatto nei secoli una “task force” che ha attirato non poche inimicizie ai gesuiti, ma ne ha fatto anche una forza di riferimento di cui il Signore si è largamente servito.

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La presenza nelle missioni e la capacità di spostarsi sempre alle “frontiere”, geografiche e intellettuali, in un costante dinamismo, sono state e rimangono le caratteristiche dei gesuiti.
Il motto dell’Ordine: “Ad maiorem Dei gloriam”, non significa infatti “Per la massima gloria di Dio”, ma “Per una gloria di Dio sempre più grande” con una tensione verso il meglio che è forse l’eredità più preziosa che sant’Ignazio ha lasciato ai suoi figli e a quanti ne conoscono lo spirito”.

[p. Francesco Occhetta sj – http://www.francescoocchetta.it]

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Rilassati! C’è un unico proprietario e non sei tu!

rigantur mentes

Meditazione sul Vangelo

della XVIII domenica del T.O. anno C

31 luglio 2016

Lc 12,13-21

E la tragedia di un tale mondo è che,

per mantenere e sviluppare il mostro di un’economia usuraia,

si dovrà necessariamente tendere a fare

di tutti gli uomini dei consumatori.

J. Maritain

Sono entrato in noviziato a dicembre, quando le attività erano già iniziate. Mi sono ritrovato un po’ spaesato. Non avevo una grande conoscenza della spiritualità dei gesuiti. Ero un giovane timido, che il giorno dopo la laurea aveva preso il treno da Napoli per arrivare a Genova.

Il noviziato è un tempo di conoscenza, ma anche di prova: si viene provati per capire se quella vita da gesuita è adatta al candidato. A gennaio iniziava il mese di Esercizi spirituali, un lungo tempo di silenzio e di preghiera. Non ricordo molto di quelle settimane, l’unica cosa che però mi è rimasta…

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29/07 #darexscontato

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DARE PER SCONTATO: pochi segni per chi pretende di sapere

“Chi si scandalizza è sempre banale: ma, aggiungo, è anche sempre male informato”. Pier Paolo Pasolini

 
Mt 13,54-58
In quel tempo Gesù, venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: “Da dove mai viene a costui questa sapienza e questi miracoli? Non è egli forse il figlio del carpentiere? Sua madre non si chiama Maria e i suoi fratelli Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle non sono tutte fra noi? Da dove gli vengono dunque tutte queste cose?”. E si scandalizzavano per causa sua. Ma Gesù disse loro: “Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua”. E non fece molti miracoli a causa della loro incredulità. 
 
Sappiamo chi sei e da dove vieni, non c’è bisogno che ti ascoltiamo . A volte anche noi pretendiamo di conoscere già Gesù e quello che ha da dirci. Non vale la pena ascoltare. Tanto è sempre la solita minestra riscaldata. E’ vero, l’annuncio del vangelo è sempre lo stesso: ieri oggi e sempre.
Però a volte dimentichiamo che anche noi cambiamo nel corso della nostra vita e che la sua Parola è capace di risuonare in modo diverso a secondo della condizione che stiamo vivendo. Spesso capita che una parola ascoltata migliaia di volte non suscita in noi nessuna mozione spirituale e poi capita che quella stessa parola ascoltata in un momento particolare della vita risuona così nuova e mai udita? Lo stupore: questo è l’ingrediente essenziale della nostra fede.
Non è semplicemente una  senzazione, bensì un atteggiamento da coltivare che tiene pronti a cogliere la novità che irrompe nella nostra vita. Un buon antidoto contro un fare distratto, non curante dello Spirito che soffia nella quotidianità.
 
Buona giornata!

28/07 # qualenovità?

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La novità di Dio tra le cose degli uomini

 

“Non v’è nulla di più difficile da realizzare, né di più incerto esito, né più pericoloso da gestire, che iniziare un nuovo ordine di cose. Perché il riformatore ha nemici tra tutti quelli che traggono profitto dal vecchio ordine, e solo dei tiepidi difensori in tutti quelli che dovrebbero trarre profitto dal nuovo.”  [Niccolò Machiavelli]

Mt 13,47-53
In quel tempo Gesù disse alla folla: Il regno dei cieli è simile anche a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.
Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».
Il testimone di Cristo, colui che vive per il Regno, ama la parola di Dio, la medita con attenzione, si guarda intorno e ne riconosce l’operato. Ama scrutare la gente, il creato, l’opera dell’uomo e della donna e sa rallegrarsi quando riconosce in questi che Dio è presente, riconosce in questi il miracoloso incrocio dell’Antica promessa di Dio e della rinnovata presenza di Cristo. Come dice il sacerdote a messa: Benedetto sei tu, Signore, Dio dell’universo: dalla tua bontà abbiamo ricevuto questo pane e questo vino, frutto della terra e del lavoro dell’uomo e della donna; lo presentiamo a te, perché diventi per noi cibo e bevanda di vita eterna.
L’incontro tra l’antico e il nuovo, tra l’operare dell’uomo e la salvezza di Dio, continua ad operarsi di fronte ai nostri occhi: ancora non lo vedete?

27/07 inquietudine

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Cuori inquieti e per questo capaci di mettersi in ricerca

“Non è solo l’uomo ad avere in sé l’inquietudine verso Dio, ma questa inquietudine è una partecipazione all’inquietudine di Dio per noi. Poiché Dio è inquieto nei nostri confronti.” [Benedetto XVI]

Mt 13,44-46
In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:
«Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo.
Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra.

Il Regno di Dio è qualcosa che non da pace! Non c’è luogo dove Dio non continui ad operare: non esiste luogo Ateo! Ma per essere Regno di Dio chiede che noi vi partecipiamo, ma come? Il Vangelo di oggi ci invita a cercare il Regno di Dio, ad essere dei ricercatori del Regno!
Il Regno di Dio è dei ricercatori di tesori e di perle preziose! Il Regno di Dio è di tutte quelle categorie di persone che non si accontentano della prima impressione: che vedono più in  profondità della nuda terra o del mare, che non fermano il proprio sguardo sul duro guscio delle conchiglie. Il Regno di Dio è di chi contempla il creato in ricerca del Creatore! Ma anche, il Regno di Dio è di chi sa perdere! Sa perdere i propri averi, di chi sa riconoscere ciò che serve da ciò che semplicemente pesa, e per questo sa scartare, discernere, ripartire, come quei pescatori.

 

26/07 #mietere

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Le mititura di grano e ziazzania: il tempo della vita per fare chiarezza davanti a Dio


“Il tempo, vita che abbiamo a disposizione ha un inizio, uno svolgimento e un termine. Alla fine resisterà solo l’amore, che mai ha fine (1Cor 13,8).”  [Silvano Fausti sj]


Mt 13,36-43
In quel tempo, Gesù congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!


Nella Chiesa, come nel mondo, ci sono sempre le zizzanie col buon seme: al presente il regno del Figlio dell’uomo resta aperto a tutti gli uomini, suoi fratelli. Ma, nel futuro definitivo, il regno del Padre sarà solo per i figli, quelli che sono diventati come lui.
L’attuale dilagare dell’empietà, se non diventa opportunità per crescere nella misericordia, si fa connivenza, che raffredda l’amore di molti. Chi fa parte della Chiesa non creda di essere già nel regno del Padre: lo è solo nella misura in cui si fa figlio, facendosi fratello di tutti, nessuno escluso.
Grazia e libertà, dono e responsabilità, azione di Dio e dell’uomo, non vanno mai separati, tanto meno contrapposti: la grazia libera la libertà, il dono dà la capacità di rispondere, l’azione di Dio rende possibile quella dell’uomo. Noi “siamo” nella misura in cui liberamente rispondiamo al dono che abbiamo ricevuto. Dio non si sostituisce a noi, ma ci fa come lui. E questa è la nostra salvezza: diventare ciò che siamo.