23/01 #libertà

figlio_prodigo_chagall.jpg

Libertà: lo spazio per amare in modo umano

La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta. [Theodor Adorno]

Mc 3,22-30
In quel tempo, gli scribi, che erano scesi da Gerusalemme, dicevano: «Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del capo dei demòni».
Ma egli li chiamò e con parabole diceva loro: «Come può Satana scacciare Satana? Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non potrà restare in piedi; se una casa è divisa in se stessa, quella casa non potrà restare in piedi. Anche Satana, se si ribella contro se stesso ed è diviso, non può restare in piedi, ma è finito. Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire i suoi beni, se prima non lo lega. Soltanto allora potrà saccheggiargli la casa. In verità io vi dico: tutto sarà perdonato ai figli degli uomini, i peccati e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno: è reo di colpa eterna». Poiché dicevano: «È posseduto da uno spirito impuro».


Potenza dell’interpretazione! Anche Gesù, il Figlio del Dio vivente, il Santo, può essere scambiato per il principe dei demoni! Come è possibile?
È lo strano miscuglio tra la libertà (d’interpretazione) e l’amore (autentico). Dio ha fatto una scelta, nella sua libertà, Lui, l’amate per eccellenza, ha scelto di mettersi sempre e comunque dalla parte dell’amato. Gesù è venuto a testimoniare che il Padre ci vuol liberi da ogni possesso e possessione perché noi possiamo essere liberi e scegliere di amare come Lui.
Questo non è senza rischi per Colui che ama, perché l’amato può rifiutarlo (= sei un demonio!), ma come amare senza libertà?! La libertà da sola ti fa prendere lucciole per lanterne, l’amore da solo rende possessivo o schiavo.
Dio mi lascia libero, perché solo nella libertà si apre lo spazio per amare in modo umano.

PS Siamo nella Settimana di Preghiera per l’Unità dei cristiani … quante incomprensioni e persecuzioni si sono scatenate per cattive interpretazioni … preghiamo per imparare ad amare nella libertà.

p. Stefano Titta sj, superiore della comunità dei Gesuiti della Chiesa Universiatria di S. Frediano in Pisa

Featured Image -- 5080

Il Cristianesimo diventerà un affare privato? Il Vangelo e Scorsese sembrano dire di no

rigantur mentes

Meditazione sul Vangelo

della III domenica del T.O. anno A

22 gennaio 2017

Mt 4,12-23

Io prego, ma sono sperduto. Alla mia preghiera risponde il silenzio.

Dal film Silence

Qualche sera fa sono finalmente riuscito ad andare a vedere l’ultimo film di Scorsese, tratto dall’omonimo romanzo di Shusaku Endo, Silence (Silenzio).

Lo scorso anno, quando ancora non sapevo che Scorsese stava lavorando al film, avevo letto il romanzo…semplicemente perché mi avevano detto che parlava dei gesuiti! Ovviamente, però, dove ci sono i gesuiti le cose non possono mai essere semplici e lineari.

La storia infatti è quella di due giovani padri gesuiti del 1600, che dal Portogallo partono per il Giappone in cerca del loro maestro, padre Ferreira, uomo di grande fama e molto amato, partito tempo prima per il Giappone, ma di cui è giunta voce che abbia abiurato alla fede cattolica a causa delle violente persecuzioni dell’inquisizione…

View original post 959 altre parole

21/03 #incomprensione

Il mondo sottosopra by Catherine La Rose (82).jpg

INCOMPRENSIONE: non essere capiti proprio dalle persone che ti sono più vicine

“La maggior parte degli uomini di oggi non sono tanto atei o non credenti, quanto increduli. Ma colui che è incredulo non è fuori dalla sfera della religione. Lo stato d’animo di chi non appartiene più alla sfera del religioso non è l’incredulità, ma l’indifferenza, il non saper che farsene di queste domande. Ma l’indifferenza è veramente la morte dell’uomo”. [Norberto Bobbio]

Mc 3, 20-21
Dal vangelo secondo Marco. In quel tempo, Gesù entrò in una casa e si radunò di nuovo attorno a lui molta folla, al punto che non potevano neppure prendere cibo. Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; poiché dicevano: “È fuori di sé”.

Questo vangelo ci mette di fronte ad una delle situazioni che maggiormente mette alla prova chi la sperimenta: non essere capiti proprio dalle persone che ti sono più vicine; quelle persone da cui ti aspetteresti maggiore comprensione, maggiore attenzione e amore, come a volte ti vengono contro, ti ostacolano, ti vogliono riportare alle “sane” consuetudini, al buon senso!
Vediamo che anche Gesù è passato attraverso questa esperienza. Così mentre coloro che lo avversano, i Farisei, sanno che è una minaccia per l’ordine costituito; le folle lo seguono e lo cercano per le parole di amore e di bontà che rivolge loro; gli zoppi, i ciechi, i malati che sono stati guariti, esultano; i “suoi” gli danno del “fuori di sé”, del pazzo!

p. Matteo Daniele sj della comunità dei Gesuiti della Chiesa Universiatria di S. Frediano in Pisa

20/01 #chiamati

folla.jpg

CHIAMATI:  per nome fare esperienza di lui

“L’Inizio è ancora. Non è alle nostre spalle, come un evento da lungo tempo passato, ma ci sta di fronte, davanti a noi.”
[Martin Heidegger, Lezioni 1937-38]


Mc 3, 13-19

In quel tempo, Gesù Salì sul monte, chiamò a sé quelli che egli volle ed essi andarono da lui. Ne costituì Dodici che stessero con lui e anche per mandarli a predicare e perché avessero il potere di scacciare i demoni. Costituì dunque i Dodici: Simone, al quale impose il nome di Pietro; poi Giacomo di Zebedeo e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanèrghes, cioè figli del tuono; e Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananeo e Giuda Iscariota, quello che poi lo tradì.

Gesù inaugura il Regno chiamando alcuni a seguirlo da vicino. Quale è il compito di ogni apostolo, di ogni chiamato ad essere discepolo? Pregare o fare, lottare o contemplare? Impegnarsi nel sociale, nella politica o in altro?
Prima di tutto Gesù chiama per stare con Lui, presso di Lui. Chiama a fare esperienza di Lui, ad andare con Lui che “non ha dove posare il capo” (Mt 8,20), ad ascoltare Lui, vivendo con Lui, a confrontarsi o a scontrarsi con Lui: “Venite e vedete” (Gv 1,38). Questa comunione con Lui apre anche alla comunione tra noi che viviamo questa sequela nel tempo della Chiesa.

p. Matteo Daniele sj della comunità dei Gesuiti della Chiesa Universiatria di S. Frediano in Pisa

 

 

 

 

19/01 #riconoscere

ilbeneeilmale.jpg

RICONOSCERE: un incontro personale che apre alla sequela

“Ciascuno diventa grande in rapporto alla sua attesa: uno diventa grande con l’attendere il possibile, un altro con l’attendere l’eterno, ma colui che attese l’impossibile divenne più grande di tutti”. [Søren Kierkegaard]


Mc 3, 7-12

In quel tempo, Gesù si ritirò presso il mare con i suoi discepoli e lo seguì molta folla dalla Galilea. Dalla Giudea e da Gerusalemme e dall’Idumea e dalla Transgiordania e dalle parti di Tiro e Sidone una gran folla, sentendo ciò che faceva, si recò da lui. Allora egli pregò i suoi discepoli che gli mettessero a disposizione una barca, a causa della folla, perché non lo schiacciassero. Infatti ne aveva guariti molti, così che quanti avevano qualche male gli si gettavano addosso per toccarlo. Gli spiriti immondi, quando lo vedevano, gli si gettavano ai piedi gridando: “Tu sei il Figlio di Dio!”. Ma egli li sgridava severamente perché non lo manifestassero.

Due cose colpiscono del testo di Marco che meditiamo oggi: gli spiriti immondi riconoscono Gesù come Figlio di Dio, mentre al contrario gli uomini faticano a farlo, ma Gesù non accetta questa loro testimonianza.
Il male non ha difficoltà a riconoscere il bene. Gesù però non vuole questa testimonianza perché non vuole conquistarci con parole persuasive, con riti miracolistici, per mezzo di fatti clamorosi o attraverso rivelazioni spettacolari e ambigue.  Cristo vuole essere riconosciuto attraverso l’incontro personale, che apre alla sequela. Solo chi saprà seguirlo su questa strada fino alla fine, anche nello scandalo della croce, scoprirà la sua identità. Questo è il cammino che viene offerto anche a noi. Non fidiamoci di chi ci presenta un Gesù troppo facile, miracolistico, sentimentale.

p. Matteo Daniele sj della comunità dei Gesuiti della Chiesa Universiatria di S. Frediano in Pisa

18/01 #qualemorale?

cuore-pietra.jpg

MORALE: rifuggire tutto ciò che è ipocrita

“Prima o poi arriva l’ora in cui bisogna prendere una posizione che non è né sicura, né conveniente, né popolare; ma bisogna prenderla, perché è giusta”. [Martin Luther King]

 

Mc 3, 1-6
In quel tempo, Gesù entrò di nuovo nella sinagoga. C’era un uomo che aveva una mano inaridita, e lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato per poi accusarlo. Egli disse all’uomo che aveva la mano inaridita: “Mettiti nel mezzo!”. Poi domandò loro: “È lecito in giorno di sabato fare il bene o il male, salvare una vita o toglierla?”.
Ma essi tacevano. E guardandoli tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse a quell’uomo: “Stendi la mano!”. La stese e la sua mano fu risanata. E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire.


Ecco ancora un altro episodio che vede da una parte Gesù e dall’altra il formalismo dei farisei. Avviene nella sinagoga in giorno di sabato, così un momento di preghiera e un luogo della lode a Dio diventano terreno di scontro che manifesta quanta chiusura può esserci nell’uomo quando si arrocca sulle proprie idee. Ancora una volta il male mostra il suo volto di asprezza e ostinazione e diventa capace di alimentare l’odio e la più cieca ostilità.
Questi “puri” difensori della legge non accettano la guarigione di un malato in giorno di sabato per paura di violare la legge, ma non si fanno scrupolo, in giorno di sabato, di invocare a gran voce la morte di una persona innocente, di Gesù stesso.
È la strana logica e la strana morale di chi vive una religione formale; è una morale dell’odio che si oppone alla morale dell’amore.
Gli uomini che vivono così rifiutano un Dio amico che li ama e li libera, e gli preferiscono un falso dio che li comandi. Davanti alla durezza di cuore dei Farisei Gesù prova sdegno e tristezza.
Purtroppo spesso si può trovare anche tra i credenti alcuni che vivono la fede da integralisti, malati di ipocrisia che pensano di servire Dio solo con l’osservanza esteriore delle norme. Lo Spirito Santo ci aiuti a saper accogliere la novità straordinaria e dirompente che Gesù ci offre e rifuggire tutto ciò che è formale e ipocrita.

p. Matteo Daniele sj della comunità dei Gesuiti della Chiesa Universiatria di S. Frediano in Pisa

17/01 #persona

Sis_Creazione-dellUomo.jpg

PERSONA: al di sopra di ogni norma c’è l’uomo, la sua identità, la sua dignità.

“Possiamo perdonare un bambino quando ha paura del buio. La vera tragedia della vita è quando un uomo ha paura della luce.” [Platone]

Mc 2,23-28
Avvenne che, in giorno di sabato Gesù passava per i campi di grano, e i discepoli, camminando, cominciarono a strappare le spighe. I farisei gli dissero: “Vedi, perché essi fanno di sabato quel che non è permesso?”.
Ma egli rispose loro: “Non avete mai letto che cosa fece Davide quando si trovò nel bisogno ed ebbe fame, lui e i suoi compagni?
Come entrò nella casa di Dio, sotto il sommo sacerdote Abiatàr, e mangiò i pani dell’offerta, che soltanto ai sacerdoti è lecito mangiare, e ne diede anche ai suoi compagni?”. E diceva loro: “Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato! Perciò il Figlio dell’uomo è signore anche del sabato”.

Quando la fede perde i vincoli con le proprie radici e si alimenta solo di esteriorità di solito produce un moltiplicarsi di norme e un intrigo di leggi. Succedeva anche ai tempi di Gesù.
La conseguenza più emblematica che ne deriva è un inasprito formalismo esteriore di cui i farisei erano i principali fautori. Essi vengono presentati sempre con gli occhi puntati su Gesù e sui suoi discepoli con l’unico desiderio coglierli in fallo per poi accusarli. Ecco che, come mostra il testo evangelico di oggi, anche il raccogliere qualche spiga matura diventa un’occasione per loro per rivolgere una critica e ciò si scontra profondamente con la novità portata da Gesù.  Gesù infatti è venuto a riportare la libertà ai figli di Dio e fa di tutto per sciogliere dai legacci della legge tutti coloro che accolgono la sua parola per condurli verso un’autenticità delle fede.
Ricordandoci che il Sabato è fatto per l’uomo e non l’uomo per il Sabato, Gesù dice certamente qualcosa che scandalizzava i benpensanti religiosi di allora, perché nell’Antico Testamento questa norma era un valore assoluto ma Gesù la cambia radicalmente, al centro ora c’è il valore della persona umana; al di sopra di ogni norma c’è l’uomo, la sua identità, la sua dignità.
Il Vangelo è contro ogni cieca rigidità, contro ogni fanatismo; chiede il sacrificio di se stessi ma sempre alla luce della misericordia di Dio. Una religione che dimentica Dio è atea, allo stesso tempo anche quando una religione perde di vista l’uomo è atea, perché Dio è sempre a fianco della sua creatura.

p. Matteo Daniele sj della comunità dei Gesuiti della Chiesa Universiatria di S. Frediano in Pisa