GET UP and WALK 01/07 POCA FEDE: scoprire sempre più nelle nostre debolezze la Sua forza

a cura del Centro Nazionale Giovani Ignaziani

Fede è vedere anche nella notte, è liberarsi dalle paure, è non sentirsi soli sulla stessa strada. P. D.M. Turoldo

 

Mt 8, 23-27

In quel tempo, essendo Gesù salito su una barca, i suoi discepoli lo seguirono. Ed ecco scatenarsi nel mare una tempesta così violenta che la barca era ricoperta dalle onde; ed egli dormiva.

Allora, accostatisi a lui, lo svegliarono dicendo: «Salvaci, Signore, siamo perduti!».

Ed egli disse loro: «Perché avete paura, uomini di poca fede?» Quindi levatosi, sgridò i venti e il mare e si fece una grande bonaccia.

I presenti furono presi da stupore e dicevano: «Chi è mai costui al quale i venti e il mare obbediscono?».

 

Cosa significa poca fede?  

1) difficoltà a liberarsi dalle proprie sicurezze.

2) rimanere ancorati al passato.

3) non sentirsi  sicuri e tranquilli quando Dio tace.

I discepoli, e noi, non riescono a sopportare il silenzio di Dio. E questo capita soprattutto nei tormenti della vita data dalle situazioni o anche da persone.

Che fare? gridare la propria paura! questa è la nostra preghiera e Lui … come al solito …interviene … e noi ci possiamo stupire e così fidarci sempre più!
Buona fiducia giornaliera!

GET UP and WALK 30/06 NUOVI ORIZZONTI: oggi è il tempo in cui fidarti, o della speranza del futuro o della tradizione del passato …

cura del Centro Nazionale Giovani Ignaziani

 

Carlos Castañeda dice: “Il grande potere dell’essere umano sta nella sua capacità di prendere decisioni”. Ogni decisione che prendiamo ci permette di modificare il futuro e il passato. Paolo Coelho

 

Mt 8, 18-22

In quel tempo, vedendo la folla attorno a sé, Gesù ordinò di passare all’altra riva.

Allora uno scriba si avvicinò e gli disse: «Maestro, ti seguirò dovunque tu vada». Gli rispose Gesù: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».

E un altro dei suoi discepoli gli disse: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Ma Gesù gli rispose: «Seguimi, e lascia che i morti seppelliscano i loro morti».

Con grande decisione Gesù risponde alle richieste dei discepoli.

1) Seguire Gesù, seguire la sua logica implica il non confidare in altro se non nel cammino con Lui, quella è l’unica sicurezza, la sicurezza di una relazione.

2) Il futuro, l’annuncio del Regno, diventa la priorità assoluta: sarà il futuro a dire la qualità e la verità del passato. Il presente è il tempo, il mio tempo in cui decidere per il passato o per il futuro.

Libertà rispetto al resto e sguardo in avanti, le due condizione per seguire e camminare con Gesù.

 

Buona giornata!

GET UP and WALK 29/06 CONOSCERSI: Nelle stanze chiuse del mio castello

a cura di P. Gaetano Piccolo, gesuita
 
Sono diventato una grande domanda per me stesso. Agostino
Gv 21,15-19
Dopo che si fu manifestato risorto ai suoi discepoli, quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».
 
A volte capitano situazioni che inaspettatamente ci rivelano a noi stessi per quello che siamo. Non sempre è piacevole vedersi così, messi a nudo, improvvisamente, né tanto meno è sempre confortante essere visti dagli altri per quello che siamo veramente.
Cesarea di Filippo è il luogo in cui qualcuno riconosce in te le tue risorse, inaspettatamente. Cesarea di Filippo è il luogo di una relazione nella quale hai provato a giocarti e nella quale ci si fa il dono di una conoscenza reciproca.
Non solo Cesarea di Filippo, ma un po’ tutto il cammino di Pietro è un percorso, a volte imprevisto, di scoperta di se stessi. C’è in Pietro il desiderio di conoscersi, di guardarsi dentro, a volte emergono le paure, a volte gli slanci di coraggio, ma tutto il suo cammino è molto simile a quello che in fondo noi stessi desideriamo: conoscere noi stessi.
A volte succede casualmente, proprio quando non vorremmo essere visti: dopo l’arresto di Gesù, Pietro di trova nel cortile del sommo sacerdote e si mette vicino al fuoco per scaldarsi. Ma quel fuoco non è solo calore, è anche luce ( fos), e involontariamente Pietro viene visto per quello che è, le persone lo riconoscono come discepolo di Gesù. Pietro è costretto a decidere di se stesso, a decidere chi vuole essere. E quella volta Pietro decise di essere un traditore (Lc 22,54-62).
 
Fin dal loro primo incontro, Gesù ha cercato di aiutare Pietro a conoscere se stesso, anzi la loro amicizia è diventato il luogo di una conoscenza reciproca: a Cesarea di Filippo è anche Gesù che cerca di conoscere meglio se stesso attraverso quello che la gente vede di lui. C’è infatti una parte di noi che noi stessi non vediamo, ma che gli altri vedono. Questa conoscenza che gli altri hanno di noi può arricchire l’idea che abbiamo di noi stessi.
All’inizio dunque Gesù invita Pietro a scendere nel profondo di se stesso (prendi il largo,duc in altum, Lc 5,4), lo invita a non rimanere in superficie, a non rimanere accanto alla riva. Lo invita a riprendere il largo, ad andare dove il mare è più profondo, anche se sembra inutile, insensato. Gesù invita Pietro a tornare nei luoghi del suo  fallimento, laddove Pietro ha trascorso una notte senza pescare nulla, dove si è sentito incapace e inadeguato. Gesù lo invita a riconsiderare quelle situazioni per una conoscenza più vera di se stesso .
E infatti, tornando nel luogo del suo fallimento, Pietro si scopre peccatore (allontananti da me…, Lc 5,8), ma si scopre anche amato : Gesù gli sta dando fiducia e gli sta chiedendo di crescere in quell’amicizia.
È proprio conoscendo e riconoscendo Gesù come Maestro, che Pietro conosce e riconosce se stesso come peccatore perdonato. È proprio leggendo la Parola del Maestro che oggi anche noi ci riconosciamo.
E così Pietro riconosce di possedere risorse che non immaginava o che non sapeva come mettere in gioco: sarete pescatori di uomini. Pietro sapeva solo di essere pescatore, ma adesso Gesù gli sta proponendo di mettere ciò che lui è a servizio di un bene più grande. L’invito di Gesù non distrugge quello che siamo, ma ci fa scoprire le potenzialità inimmaginate che già ci portiamo dentro e che non sappiamo come investire.
 
Sì, il cammino di Pietro mostra che esplorare i propri abissi richiede coraggio: siamo come un castello pieno anche di stanze chiuse, di cantine, di prigioni e di passaggi segreti e a volte viene voglia di scappare, di non guardare, di passare tutta la vita senza esplorare i luoghi più intimi di noi stessi.
Nel suo percorso Pietro si rende conto che può scendere nel profondo di se stesso solo se è accompagnato da Gesù: senza quello sguardo e quella relazione, il peso può diventare insostenibile.
Un giorno ci fu una  tempesta, e Pietro era sulla barca con gli altri (Mt 14,24-33). Pietro si rende conto che per uscirne ha bisogno di vincere la paura di morire, ha bisogno di camminare sulle acque. Gesù glielo propone. Pietro lo fa non solo per sé, ma anche per gli altri. Decide coraggiosamente di iniziare questo cammino. Mette il suo piede fuori dalla barca, mentre il suo sguardo è rivolto verso Gesù. Sente che ci sta riuscendo, che sta affrontando la sua paura di morire, ma ad un certo punto gli ritornano i dubbi e il suo pensiero ritorna sui suoi limiti e la sua inadeguatezza, distoglie lo sguardo da Gesù e allora comincia ad affondare.
 
Sembra strano, ma nonostante questo lungo cammino con il maestro migliore che potesse trovare, Pietro arriva fino alla fine a sperimentare di non conoscere ancora abbastanza se stesso. Sul lago di Tiberiade, dopo la risurrezione, Gesù interroga Pietro sull’amore, sull’amore di Pietro, sulla sua voglia di amare, su quanto è disposto a mettere in gioco in una relazione. Gesù parla di amore  e Pietro pensa al voler bene . Gesù gli ridà fiducia, ma Pietro non si fida di se stesso. Gesù sembra vedere oltre, sembra vedere anche laddove Pietro non è capace di guardare, è come se vedesse in Pietro risorse che Pietro stesso non è capace di riconoscere (Gv 21,15-18).
E alla fine Pietro lo ammette : Signore tu lo sai, tu mi conosci, mi conosci meglio di quanto io conosca me stesso, mi consegno, portami dove vuoi, continua a farmi camminare in questo percorso di conoscenza inesauribile di me stesso, della bellezza e della ricchezza che mi porto dentro, quella bellezza che tu oggi vedi, ma che io non sono ancora in grado di riconoscere.
 
Il cammino di Pietro è il cammino di ogni uomo alla ricerca di se stesso, un cammino che da soli non siamo in grado di percorrere. Solo nella relazione con Gesù è possibile conoscersi veramente.
 
Buona giornata!

GET UP and WALK 28/06 CUSTODIRE NEL CUORE: lasciare che il seme possa crescere e dare frutti inaspettati

a cura del Centro Nazionale Giovani Ignaziani
Custodisci i ritmi, sai “fare un profondo respiro”. Non ti agiti. Non hai un padrone, cui render conto in durezza direlazione, ma un cuore che ti ritma i tempi e senti che ti accompagna in semplicità e gioia. Senti di avere un padre, non un padrino.
Mons. G. Bregantini
Lc 2, 41-51
I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme.
Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro. Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore.
 
I genitori non comprendono quello che sta succedendo; ma Maria serba tutte queste cose nel cuore: la fede non richiede che subito si comprenda tutto , però richiede che tutto venga custodito. Non si può conservare alcune parole di Gesù ed altre no … alcuni gesti sì ed altri no … conservare la storia di Gesù nella sua interezza pena la sua incomprensione.
Accogliere tutta la storia come un seme che crescerà, con pazienza e fiducia. Come lei anche noi possiamo non comprendere subito il senso di tutto quello che ci succede, ma possiamo accoglierlo, conservarlo e progressivamente il nostro cuore si potrà allargare ad orizzonti nuovi, inaspettati … e tutto questo grazie alla paziente fiducia del custodire nel cuore.
 
Buona giornata!

GET UP and WALK 27/06 Mt 11, 25-30 FARSI VICINI: un cuore in cui ritrovare forza per camminare

a cura di P. Nicola Bordogna, gesuita

Colui che stima il suo tempo troppo prezioso per poterlo perdere ad ascoltare gli altri, in realtà non avrà mai tempo né per Dio né per il prossimo; ne avrà soltanto per se stesso e per le proprie idee. Dietrich Bonhoeffer

Mt 11, 25-30

«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

La festa di oggi ha echi profondi nella devozione popolare. Tante le immagini e le statue con l’immagine del Sacro Cuore: forse troppe e alcune anche di dubbio gusto… Tuttavia è da rilevare che l’immagine del cuore del Signore ha saputo suscitare una devozione notevole a partire dal XVIII secolo.

L’immagine del cuore viene forse troppo spesso legata a quella dei sentimenti o meglio ad un sentimentalismo che poco ha a che vedere con il cuore di un Dio che sceglie di farsi uomo perché vede nella decisione di assumere la natura umana l’unica possibilità per salvare il genere umano

Ci può sembrare, leggendo le Scritture, che questa decisione si collochi come extrema ratio, come ultima e definitivo tentativo di richiamare alla fedeltà della relazione originaria con Dio il genere umano. Certo l’incarnazione ha valore di definitività assoluta, sancendo la parabola della storia della salvezza in vista del mistero pasquale. Tuttavia il farsi uomo del Signore ha un valore in sé come ci invita a contemplare la festa di oggi.

Il cuore di Gesù, la sua umanità, come luogo in cui nessuno può sentirsi abbandonato, o schiacciato dalle fatiche della vita. Il cuore di Gesù come il luogo in cui ritrovare la possibilità di andare avanti in quanto scopriamo che il suo giogo è leggero e il suo carico è dolce.

Il Cuore di Gesù è il luogo della prossimità del Signore a tutte le nostre fatiche e preoccupazioni piccole e grandi.

 

Buona giornata!

GET UP and WALK 26/06 Mt 7,21-29 COSTRUIRE sulla ROCCIA: l’arte di scegliere la persona giusta di cui fidarsi

a cura di P. Nicola Bordogna, gesuita
 
Il criterio di valutazione biblico della propria azione nel presente trova il suo senso nella capacità di investimento nel futuro. P. S. Bittasi, gesuita italiano
 
Mt 7, 21-29
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demòni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità.
Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia.
Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, è simile a un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde, e la sua rovina fu grande». Quando Gesù ebbe finito questi discorsi, le folle restarono stupite del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità e non come i loro scribi.
 
I falsi profeti dai quali il Signore ieri metteva in guardia i suoi, mostreranno “in quel giorno” tutta la loro inconsistenza. Non potrebbe essere altrimenti: facili guadagni, promesse di plauso e riconoscimento pubblico, durano il tempo che durano, e poi?
E poi rimane il resto del tempo . Il resto del tempo in cui ci troviamo impegnati a costruire la casa in cui abitare tutti i giorni della nostra vita.
La nostra casa, quella che desideriamo abitare con i nostri affetti, i nostri sogni, le nostre aspirazioni. Non vogliamo che alle prime intemperie venga spazzata via, la nostra casa.
Anzi: sappiamo bene che è proprio quando le difficoltà della vita fanno breccia nei nostri giorni, che sentiamo il bisogno di ricorrere ai nostri affetti più profondi , ai nostri sogni più autentici, alle nostre aspirazioni più genuine. 
Ecco che il Signore ci invita oggi, come ogni giorno della vita, a costruire la nostra vita sulla roccia della sua parola e non sulla sabbia delle tante parole che ascoltiamo e leggiamo ogni giorno (comprese, ovviamente le mie).
 
Buona giornata!

GET UP and WALK 25/06 Mt 7,15-20 VERI e FALSI PROFETI: Il vero profeta rischia per te, il falso assicura e lega a sé …

a cura di Nicola Bordogna, gesuita

Signore, donami il coraggio di accettare solo da Te la rude vocazione di profeta e di essere ogni volta un perdente tra gli uomini! Enzo Bianchi

Mt 7, 15-20

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:«Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci! Dai loro frutti li riconoscerete. 

Si raccoglie forse uva dagli spini, o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. Ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Dai loro frutti dunque li riconoscerete».

Al termine del discorso, cosiddetto della “Montagna”, il Signore dà alcune raccomandazioni ai suoi. Il Signore è preoccupato che i suoi discepoli si lascino abbindolare dai “falsi profeti” che  attraversavano le strade della Galilea.

Anche oggi le nostre strade sono attraversate da falsi profeti che promettendo facili guadagni e successi in realtà divorano le nostre migliori energie. Possiamo dire che “falsi profeti” sono tutti quei comportamenti, situazioni, relazioni che sotto un’apparenza benevola in realtà creano dipendenza. E in queste dipendenze consumiamo le nostre migliori energie.

Come stanarli questi falsi profeti? Come opporci alle loro lusinghe? Come riconoscere ciò che realmente produce frutti buoni?

I rovi e le spine sono per lo più arbusti ornamentali che generalmente vengono usate per delimitare i terreni, per impedire ad estranei di entrare: più sono fitti più assolvono bene a questa funzione. Separazione e chiusura garantiscono sicurezza, ma impediscono ai frutti di crescere.

A noi sta decidere se rischiare di crescere, buttando il cuore oltre la siepe o preferire la garanzia delle sicurezze acquisite.

Buona giornata!