25/7 SANTIAGO #CAMMINARE: un’estate in cammino esteriore ed interiore

a cura del Centro Nazionale Giovani Ignaziani

Cari tutti, con l’apostolo Santiago vogliamo augurarvi buona estate, sicuri che ci ritroveremo insieme dal 1 settembre con il commento quotidiano del Vangelo.

Questo tempo estivo, caratterizzato, da riposo, nuovi viaggi, nuove o rinsaldate amicizie, potrebbe assere accompagnato dalla preghiera che i pellegrini (fin dal medioevo) esprimono al Signore all’inizio del loro pellegrinaggio verso Santiago.

Ognuno di noi può inserire il luogo della vostra meta (da raggiungere o in cui vi trovate, fisica o interiore) nella preghiera …

Buona estate!

Sì, sovente un viaggio aiuta l’altro, quello esteriore offre spunti a quello interiore e quest’ultimo fornisce le motivazioni al primo e ne anima il percorso. Enzo Bianchi

 

 

Preghiera del pellegrino

O Dio, che portasti fuori il tuo servo Abramo

dalla città di Ur dei Caldei, proteggendolo in tutte le sue peregrinazioni,

e che fosti guida del popolo ebreo attraverso il deserto,

ti chiediamo di custodirci, noi tuoi servi, che per amore del tuo nome

andiamo pellegrini a  …

Sii per noi compagno nella marcia, guida nella difficoltà,

sollievo nella fatica, difesa nel pericolo, albergo nel cammino,

ombra nel calore, luce nell’oscurità, conforto nello scoramento

e fermezza nei nostri propositi perché, con la tua guida,

 giungiamo sani e salvi al termine del cammino e,

arricchiti di grazia e di virtù, torniamo illesi  alle  nostre  case,

pieni di salute e di perenne allegria.

Per Cristo nostro Signore, amen.

San Giacomo, apostolo di Gesù, prega per noi.

Maria, madre di Dio, prega per noi.

GET UP and WALK 17/07 Mt 11,28-30 IMPARARE: Lui, l’Amore vissuto, ci mostra ed insegna l’amore

a cura del Centro Nazionale Giovani Ignaziani
Il primo servizio che si deve al prossimo è quello di ascoltarlo. Come l’amore di Dio incomincia con l’ascoltare la sua Parola, così l’inizio dell’amore per il fratello sta nell’imparare ad ascoltarlo. Chi non sa ascoltare il fratello, ben presto non saprà neppure più ascoltare Dio. Anche di fronte a Dio sarà sempre lui a parlare. Dietrich Bonhoeffer
Mt 11, 28-30
In quel tempo, Gesù disse: 
«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero». 
Imparare da Gesù significa fare come Lui e così diventare come Lui 
Quando si è attaccati, non agire per vendetta, quando si è desolati, non lasciarsi guidare dallo scoraggiamento
Come riuscirci? Guardando a ciò che conta nella vita, concentrandosi sull’essenziale: stare con Lui, seguirlo, vivere della gioia dell’incontro con Lui; consapevoli che su questa strada faticosa Lui ci ha preceduto e con la sua vita c’indica i passi da compiere.
E’ il Maestro di vita perché l’ha vissuta fino in fondo.
Per chi sono valide queste parole? Per tutti, nessuno escluso, nessuno è estraneo alla sua Logica…noi e gli altri.
Buona giornata!

GET UP and WALK 16/07 Mt 11,25-27 ESSERE PICCOLI: il primo gradino per diventare grandi

di P. F. Bottaro, gesuita
“L’apprendere molte cose non insegna l’intelligenza”. Eraclito
Mt 11,25-30
 In quel tempo Gesù disse: “Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. 
Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te. 
Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare“. 
 
Dunque essere piccoli è il segreto. Non intelligenti, non sapienti. Semplicemente piccoli. Il Signore si rivela a chi non può vantarsi di sapere. A chi non sa. 
Il non sapere è la condizione che fa uscire da quelle nostre quattro convinzioni che spesso ostentiamo come sapienza e che limitano enormemente il nostro sguardo sulla realtà. 
Il non sapere ci costringe a uscire da noi stessi per cercare altrove le risposte alle domande che la vita ci pone. 
Essere piccoli è la condizione che genera stupore di fronte alla novità
Attenzione però, piccoli, non infantili o superficiali. 
Chi non sa e non si preoccupa di sapere è saccente perché implicitamente pensa di bastare a se stesso. 
Essere piccoli invece è come “sapere” che Qualcuno ci può rendere grandi. E cercare questo Qualcuno.
Buona giornata!

GET UP and WALK 15/07 Mt 11,20-24 CONVERSIONE: cum-vertere, volgersi verso, Lui verso Te, tu verso gli altri e quindi Lui …

a cura del Centro Nazionale Giovani Ignaziani

Cosa vuol dire convertirsi? Vuol dire semplicemente pensare come pensa Dio, vuol dire mettere a confronto, conformare la mia realtà su quella di Dio. Ritornare a Dio vuol dire continuamente scoprirlo, perchè è sempre oltre e sempre altro. P. D. M. Turoldo

Mt 11,20-24

In quel tempo, Gesù si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi, perché non si erano convertite:

«Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidòne fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidòne saranno trattate meno duramente di voi.

E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se a Sòdoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora! Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sòdoma sarà trattata meno duramente di te».  

La conversione non è tanto un nostro processo psicologico che ritorniamo a Dio, quanto il cambiamento dell’immagine di Dio che abbiamo l’occasione di vivere.

Convertirsi significa scoprire il suo volto di tenerezza che Gesù ci rivela, volgersi dall’io a Dio, passare dalla presunzione della propria giustizia alla gioia di essere figli del Padre.

Questo è il cambiamento di mentalità che possiamo imparare ad assumere volgendo il nostro sguardo verso il cum-vertere di Dio.

Solo a partire dal Suo movimento primo, diviene autentico e praticabile il nostro convertirsi, a Lui ed agli altri.

Ed oggi invece di volgersi verso altre logiche, verso altri eroi o modelli, possiamo volgere il nostro sguardo a Lui che già si è volto verso di noi …

 

Buona giornata di conversione!

GET UP and WALK 14/07 Mt 10,34-11,1 DISTINGUERSI: Il vigore del Vangelo diventa il criterio per esporsi davanti agli altri

a cura del Centro Nazionale Giovani Ignaziani

Dimorano nella terra, ma hanno la loro cittadinanza nel cielo.  Obbediscono alle leggi stabilite, e con la loro vita superano le leggi. Amano tutti, e da tutti vengono perseguitati. Non sono conosciuti, e vengono condannati. Sono uccisi, e riprendono a vivere. Sono poveri, e fanno ricchi molti; mancano di tutto, e di tutto abbondano. Sono disprezzati, e nei disprezzi hanno gloria. Sono oltraggiati e proclamati giusti. Sono ingiuriati e benedicono; sono maltrattati ed onorano. Lettera a Diogneto
 
Mt 10,34-11,1
In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada. Sono infatti venuto a separare l’uomo da suo padre e la figlia da sua madre e la nuora da sua suocera; e nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa.
Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me.
Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto.
Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».
Quando Gesù ebbe terminato di dare queste istruzioni ai suoi dodici discepoli, partì di là per insegnare e predicare nelle loro città. 
 
La venuta di Gesù con il suo messaggio si scontra contro tutto ciò che è contrario a questa logica. Ci obbliga a pronunciarsi, pro o contro.
La lotta è tanto radicale che penetra nelle stesse famiglie, negli stessi luoghi che ci sembrano rassicuranti e pieni di vita. 
Il Vangelo non può essere soggetto a compromessi. Non è neutrale
E’ la propria pace che deve essere persa per servirlo
Accogliere il Vangelo significa accettare di lottare, di dividere, di stare all’opposizione…
Questo è un tratto distintivo che dice la vera accoglienza di Gesù nella nostra vita.
 
Buona giornata!

GET UP and WALK 13/07 SEMINARE ed ACCOGLIERE: Lui semina sempre, noi possiamo raccogliere

a cura del Centro Nazionale Giovani Ignaziani

Il seminatore per noi rappresenta Gesù che annuncia la sua Parola, il suo stile di vita: quello è il seme da accogliere. Il terreno siamo noi, invitati a ricevere il seme della Parola per permetterle di portare molto frutto.
Nella parabola Gesù descrive quattro casi diversi di accoglienza della Parola di Dio.
Il primo è quando il seme cade lungo la strada, su un terreno duro. Il seme allora resta in superficie, non penetra nel suolo, e gli uccelli vengono e lo divorano. Quale tipo di uomo può rappresentare la strada? Probabilmente un uomo che ha un cuore indurito, i sapienti e gli intelligenti delle città appena incontrati da Gesù, le grandi autorità di Israele che non vogliono ascoltarlo e così non accolgono il seme.
Si presentano poi due casi opposti: uno di difficoltà ad accogliere e l’altro di eccessiva facilità.
Nella prima situazione possiamo scorgere una persona che accoglie con gioia la Parola di Dio, è consapevole dell’importanza di essa; ma si fa prendere solo dall’entusiasmo della Parola, non lasciando che essa abbia conseguenze profonde nella sua vita. Così la forza della Parola svanisce. La situazione è analoga al terreno sassoso che, pur accogliendo il seme, gli impedisce di mettere radici e quando viene il sole il seme, seppur germogliato, si brucia.
La Parola, quindi, può essere accolta con grande entusiasmo; ma quando esso svanisce, la Parola si disperde. Ci può anche capitare di accoglierla con entusiasmo ma di non prenderla troppo sul serio, di “annacquarla” un po’! L’accogliamo, cioè, senza saper rinunciare a ciò che di piacevole, ma in contrasto con la Parola stessa, viviamo. Cerchiamo allora di giustificarci, ritenendo magari importante non essere rigidi, essere aperti…Se la Parola di Dio non diventa prioritaria rispetto a tutto il resto, essa non potrà produrre frutto.
Siamo invitati ad essere un terreno buono, per accogliere pienamente la bellezza della Parola. In questa terra essa viene accolta con attenzione, riflessione, meditazione, per comprendere ed attuare le sue esigenze e le sue promesse. In questo caso, come dice Gesù, essa “dà frutto e produce ora il cento, ora il sessanta, ora il trenta”.
La diversa quantità, poi, dipende dalle capacità di ogni persona. Gesù non si aspetta da tutti il cento, ma da ciascuno si aspetta il massimo concretamente possibile.

Per la riflessione
o La parabola ci invita ad identificarci in un terreno, come simbolo di coloro che accolgono o meno la Parola di Dio: potremmo essere il terreno duro, quello sassoso, il terreno coperto da spine oppure il terreno buono. In questo momento del tuo cammino con quale terreno ti identifichi? Perché?
o Spesso ci sono paure, condizionamenti che non ci permettono di accogliere la Parola. Potresti delineare quelli che oggi ti frenano nell’accoglienza del seme della Parola di Dio?

Buona domenica!

GET UP and WALK 11/07 #estate #prayandserve: Egli è il tutto

Tutto è per noi Cristo.
Se desideri medicare le tue ferite,
egli è medico.
Se bruci di febbre,
egli è la sorgente ristoratrice.
Se sei oppresso dalla colpa,
egli è la giustizia.
Se hai bisogno di aiuto,
egli è la forza.
Se temi la morte,
egli è la vita.
Se desideri il cielo,
egli è la via.
Se fuggi le tenebre,
egli è la luce.
Se cerchi il cibo,
egli è il nutrimento.

Gustate, dunque, e vedete
quanto è buono il Signore;
felice l’uomo che spera in lui.

Ambrogio di Milano