GET UP and WALK 01/10/2014 Lc 9,57-62 METTERSI IN CAMMINO

a cura dei Gesuiti Italiani

“Il terzo preludio consiste nel domandare quello che voglio: qui sarà domandare di conoscere intimamente il Signore che per me si è fatto uomo, perché più lo ami e lo segua.” Esercizi Spirituali di S. Ignazio.

In quel tempo, mentre andavano per la strada, un tale disse a Gesù: «Ti seguirò dovunque tu vada». Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo». A un altro disse: «Séguimi». E costui rispose: «Signore, concedimi di andare a seppellire prima mio padre». Gesù replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu va’ e annunzia il regno di Dio». Un altro disse: «Ti seguirò, Signore, ma prima lascia che io mi congedi da quelli di casa». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che ha messo mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio». Luca 9, 57-62

Un po’ di tempo fa mi è capitato di sentire un prete dire: “in questa parrocchia mi trovo davvero bene. È arrivato il momento di andare da un’altra parte”. Questa frase, che può sembrare senza senso, in realtà esprime  benissimo il senso del brano che leggiamo oggi. Infatti, qual era il rischio in cui stava per cadere questa persona? Quello di “sedersi”, cioè di vivere della rendita del proprio lavoro, abituandosi a tutte quelle piccole comodità che alla fine ti incatenano.

Vivere da cristiano non è questo. La vita del cristiano non è fatta di nascondigli, ma di cammino. Il cristiano è chiamato ad ascoltare quell’inquietudine che ha nel cuore e che lo spinge sempre a fare un passo in avanti. Solo cosi possiamo conoscere il Signore e seguirlo, perché è proprio in quell’inquietudine che il Signore ci parla.

di P. Leonardo Vezzani

Buona giornata!

GET UP and WALK 30/09 tanto VERI quanto UMILI


a cura dei Gesuiti Italiani

È più importante insegnare agli amici l’umiltà che sfidare i nemici con la verità”

S. Agostino

Dal vangelo secondo Luca
 9,51-56

Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé.
Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme.
Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio.

In questo brano Gesù mostra un rischio grande di chi ha fede, o meglio, di un certo modo di vivere da persone di fede. I discepoli e il Signore stanno salendo verso Gerusalemme, e sentono il bisogno di fermarsi. Il problema è che gli abitanti di Samaria non sopportavano gli abitanti di Gerusalemme e quando capiscono che Gesù e la sua compagnia stanno andando proprio là, non li fanno entrare. Questa risposta non viene accolta bene dai discepoli, e Giovanni e Giacomo, reagiscono con strafottenza, chiedendo di distruggere il villaggio perché li hanno buttati fuori! Da dove nasce questa arroganza, che anche noi conosciamo? Dal fatto che conoscendo Gesù si sentono dalla parte della Verità, e quindi loro sono quelli che hanno capito tutto, che hanno ragione! E quando si ha ragione (o si pensa di averla), si diventa arroganti perché sono gli altri che sbagliano. Ci si sente in diritto di dire e fare tutto, come i due fratelli.

Gesù invece mostra una cosa fondamentale: che chi sta con la Verità per davvero non ha bisogno di imporla, e che l’unico modo di vivere nella Verità è nell’umiltà di chi non ha niente da imporre ma una vita intera per testimoniare.

di P. Leonardo Vezzani

GET UP and WALK 29/09 NUOVI ORIZZONTI annunciati dai nostri angeli…

a cura dei Gesuiti Italiani

Io gioisco pienamente nel Signore, la mia anima esulta nel mio Dio Is 61,10

Dal Vangelo secondo Giovanni


In quel tempo, Gesù, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». Gli replicò Natanaèle: «Rabbi, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!».
Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».

In questo brano ci viene descritto l’incontro che Gesù ha con Natanaele, e una cosa salta agli occhi subito: il Signore mostra di conoscere a fondo la persona che ha davanti, ne ha una conoscenza profonda. E Natanaele si sente conosciuto e Riconosciuto… è per questo che è capace di dire che Gesù è molto più di cio che appare agli occhi. Chi altri è capace di conoscere il nostro cuore?

Ma Gesù non si accontenta, e rilancia: seguimi e vedrai cose ancora più grandi!

Chiunque segua il Signore vive un po’ questa esperienza: si sente riconosciuto, degno… in una parola, amato per quello che è. Ma non finisce lì, perché il Signore ci fa una promessa ancora più bella: ci promette che seguirlo aprirà strade che in questo momento neppure immaginiamo! Come Abramo: il Signore ha reso l’uomo sterile che era in padre di Israele; o come Mosè, che da semplice pastore con un passato di fallimento è diventato guida di un popolo intero.

Non dobbiamo mai abbassare le nostre aspettative! I cristiani sono uomini e donne pronti ad accogliere nella loro vita quella Novità capace di superare ogni attesa.

di P. Leonardo Vezzani

Buona giornata!

GET UP and WALK 27/09 INIZIARE DALLA FINE

a cura dei Gesuiti Italiani

 

La suprema felicità, nella vita, è la convinzione di essere amati per quello che siamo, o meglio ancora, nonostante quello che siamo. V. Hugo

 

Lc 9,43b-45

In quel giorno, mentre tutti erano ammirati di tutte le cose che faceva, Gesù disse ai suoi discepoli: «Mettetevi bene in mente queste parole: il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini».

Essi però non capivano queste parole: restavano per loro così misteriose che non ne coglievano il senso, e avevano timore di interrogarlo su questo argomento.

 

Gesù suscita l’ammirazione di tutti per ciò che compie, mentre riconosce che il giorno della sua morte è vicino. L’angoscia per questo giorno non rallenta la sua opera, le imprime, anzi, uno slancio nuovo.

Anche noi, quando accettiamo il nostro limite, e quel limite estremo che è la morte, incominciamo ad apprezzare ciò che la vita offre nella fragilità dell’oggi. Non solo apprezziamo e godiamo nel presente, ma ci scopriamo capaci di creare.

In effetti, se guardiamo la vita di molti artisti, ci accorgiamo che essa è spesso segnata da malattie, difficoltà economiche, incidenti. La consapevolezza della fine, resa più acuta da un handicap o da un fatto doloroso, risveglia la capacità poetica, la capacità di cogliere la bellezza nascosta in ogni cosa.

di P. Stefano Corticelli

GET UP and WALK 26/09 Il NOME CHE SIAMO CHIAMATI A DARE

a cura dei Gesuiti Italiani

Sperimenterà che agire è illuminare, ma anche essere illuminati, sperimenterà che, se pregare è lasciarsi fare da Dio, è però anche imparare a compiere l’opera di Dio. M. Delbrel

 

Lc 9,18-22

18 Un giorno Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?». 19 Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elia; altri uno degli antichi profeti che è risorto». 20 Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Il Cristo di Dio». 21 Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. 22 «Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».

 

In realtà,

è Gesù che cercate quando sognate la felicità;

è Lui che vi aspetta quando niente vi soddisfa di quello che trovate;

è Lui la bellezza che tanto vi attrae;

è Lui che vi provoca con quella sete di radicalità che non vi permette di adattarvi al compromesso;

è Lui che vi spinge a deporre le maschere che rendono falsa la vita;

è Lui che vi legge nel cuore le decisioni più vere che altri vorrebbero soffocare. E’ Gesù che suscita in voi il desiderio di fare della vostra vita qualcosa di grande, la volontà di seguire un ideale, il rifiuto di lasciarvi inghiottire dalla mediocrità, il coraggio di impegnarvi con umiltà e perseveranza per migliorare voi stessi e la società, rendendola più umana e fraterna.

Giovanni Paolo II

GET UP and WALK 25/09 SPIRAGLIO DI VITA

a cura dei Gesuiti Italiani

Primavera, estate, autunno, inverno… e ancora primavera Film di Kim Ki-Duk

Lc 9,7-9

In quel tempo, il tetràrca Erode sentì parlare di tutti questi avvenimenti e non sapeva che cosa pensare, perché alcuni dicevano: «Giovanni è risorto dai morti», altri: «È apparso Elìa», e altri ancora: «È risorto uno degli antichi profeti». Ma Erode diceva: «Giovanni, l’ho fatto decapitare io; chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?». E cercava di vederlo.

 

Non c’è nulla di più certo che la morte, ma il re Erode è confuso. Sa di aver messo definitivamente a tacere Giovanni, sa di avere agito contro la sua coscienza mettendo a morte un giusto, sa che da questo gesto non  può più ritornare indietro. Se solo potesse… Eppure sente parlare di una risurrezione.

Il Signore riapre per noi una partita che sembrava conclusa. Ci sorprende lì dove credevamo di aver pronunciato l’ultima parola.

A volte la risurrezione si annuncia con la bellezza di una nuova stagione, altre volte si insinua come un dubbio tra i nostri pensieri più cupi: “e se non fosse così vero che io sono una frana, che questa situazione è bloccata, che non posso farci niente?” Un dubbio dapprima timido, poi serio, fino a quando riconosciamo che è vero piuttosto il contrario. La forza della risurrezione fa il suo corso.

di P. Stefano Corticelli

24/09 UN #BAGAGLIO DI TROPPO

a cura dei Gesuiti Italiani

“Se gli togli la Parola di Dio, non rimane nulla”

Espressione rivolta al Card. Carlo Maria Martini

Lc 9,1-6

In quel tempo, Gesù convocò i Dodici e diede loro forza e potere su tutti i demòni e di guarire le malattie. E li mandò ad annunciare il regno di Dio e a guarire gli infermi.

Disse loro: «Non prendete nulla per il viaggio, né bastone, né sacca, né pane, né denaro, e non portatevi due tuniche. In qualunque casa entriate, rimanete là, e di là poi ripartite. Quanto a coloro che non vi accolgono, uscite dalla loro città e scuotete la polvere dai vostri piedi come testimonianza contro di loro».

Allora essi uscirono e giravano di villaggio in villaggio, ovunque annunciando la buona notizia e operando guarigioni.

Gesù chiede ai suoi discepoli di non prendere nulla per il viaggio, quando li manda ad annunciare la buona notizia e a guarire gli infermi. Gesù chiede di non pensare a se stessi, davanti a un compito così grande.

Troviamo qui il segreto di ogni vera comunicazione. Comunichiamo quando siamo rivolti all’altro, quando cerchiamo il suo bene e la sua crescita. Parliamo a lui. La parola avrà allora una forza unificante. Perché la comunicazione avvenga, non possiamo invece essere divisi tra la ricerca dei nostri interessi e quelli del prossimo.

Tutto ciò che è rivolto verso noi stessi distrae, lascia disorientati, rende la comunicazione incerta. Lasciare il bagaglio a casa sarà un segno, ma ci lascia più liberi di incontrare la gente.

di P. Stefano Corticelli