01/04 #SGUARDO di #GESÙ’

a cura dei Gesuiti Italiani

SGUARDO di GESÙ’: occhi che aprono nuovi orizzonti

Ecco la vera Pasqua, ecco il vero passaggio: è il passaggio a un’immagine di Dio radicalmente nuova, un volto di Dio che ci lascia stupiti e imbarazzati vedendo come si relaziona con noi, mentre noi siamo assorbiti nel  nostro mugugnare per le cose che non vanno come vorremmo.
 
P. Francesco Pecori, gesuita
 
Matteo 26,14-26
Allora uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai sommi sacerdoti e disse: “Quanto mi volete dare perché io ve lo consegni?”. E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnarlo. Il primo giorno degli Azzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: “Dove vuoi che ti prepariamo, per mangiare la Pasqua?”. Ed egli rispose: “Andate in città, da un tale, e ditegli: Il Maestro ti manda a dire: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”. I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua. Venuta la sera, si mise a mensa con i Dodici. Mentre mangiavano disse: “In verità io vi dico, uno di voi mi tradirà”. Ed essi, addolorati profondamente, incominciarono ciascuno a domandargli: “Sono forse io, Signore?”. Ed egli rispose: “Colui che ha intinto con me la mano nel piatto, quello mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come è scritto di lui, ma guai a colui dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito; sarebbe meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!”. Giuda, il traditore, disse: “Rabbì, sono forse io?”. Gli rispose: “Tu l’hai detto”. 
 
Che densità in quel “ tu l’hai detto ”. Il Signore ha saputo tenere insieme tante cose in poche parole: misericordiatenerezzachiamare le cose col proprio nome , invito alla vigilanzapreoccupazione per l’itinerario dell’altro quando l’altro inclina al male.
Lo sguardo, il tono e il volume della voce avranno permesso di tenere tutto insieme in quelle poche parole.
Uno spettacolo.
Uno spettacolo da contemplare. Come fosse una fotografia che mi è cara. 
La fisso, me ne impregno, senza volere altro.

31/03 #FRAGILITÀ:

 a cura dei Gesuiti Italiani

FRAGILITÀ: il luogo dove sperimentare la Sua “signorilità”

Sono un uomo di vetro e non di ferro e ho bisogno di un Dio fatto di un vetro ancora più sottile che può infrangersi al solo batter di vento. Il Dio forte è più fragile di ogni uomo, un campione di forza nella fragilità. Questo è Dio. V. Andreoli
Giovanni 13,21-33;36-38
Dette queste cose, Gesù si commosse profondamente e dichiarò: “In verità, in verità vi dico: uno di voi mi tradirà”. I discepoli si guardarono gli uni gli altri, non sapendo di chi parlasse. Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. Simon Pietro gli fece un cenno e gli disse: “Dì, chi è colui a cui si riferisce?”. Ed egli reclinandosi così sul petto di Gesù, gli disse: “Signore, chi è?”. Rispose allora Gesù: “È colui per il quale intingerò un boccone e glielo darò”. E intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda Iscariota, figlio di Simone. E allora, dopo quel boccone, satana entrò in lui. Gesù quindi gli disse: “Quello che devi fare fallo al più presto”. Nessuno dei commensali capì perché gli aveva detto questo; alcuni infatti pensavano che, tenendo Giuda la cassa, Gesù gli avesse detto: “Compra quello che ci occorre per la festa”, oppure che dovesse dare qualche cosa ai poveri. Preso il boccone, egli subito uscì. Ed era notte. Quand’egli fu uscito, Gesù disse: “Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e anche Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete, ma come ho già detto ai Giudei, lo dico ora anche a voi: dove vado io voi non potete venire. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri”. Simon Pietro gli dice: “Signore, dove vai?”. Gli rispose Gesù: “Dove io vado per ora tu non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi”. Pietro disse: “Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!”. Rispose Gesù: “Darai la tua vita per me? In verità, in verità ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte”.

Gesù affronta la fragilità delle relazioni umane: il tradimento di Giuda e l’espressione ingenua di entusiasmi – “Darò la mia vita per te!” – che presto, nella fuga generale, riveleranno il loro scarso spessore.

Gesù affronta la fragilità delle relazioni umane con forza, calma, dignità. Non si abbandona all’eterno lamentarsi, al vittimismo. Questa forza di Gesù è davvero attraente.

E’ un Vangelo spiazzante. Sembra che Gesù voglia scoraggiarci“ Dove io vado per ora tu non puoi seguirmi”.  Cosa manca al momento presente che vivevano i discepoli?

Mancava l’evento della morte e risurrezione di Gesù. Solo questo evento può dare la forza di seguire Gesù. L’evento è ormai avvenuto. Cioè la dignità di Gesù nel marasma della vita. Dignità vissuta e manifestata per me, fino alla morte. Perché io ne fossi nutrito/a. Non c’è bisogno di altro. 

30/03 #GESTI D’#AMORE

a cura dei Gesuiti Italiani

GESTI D’AMORE: il buon profumo di azioni significative

Prega come se tutto dipendesse da Dio e lavora come se tutto dipendesse da te. Ignazio di Loyola
Giovanni 12,1-11
Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui gli fecero una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento. Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che doveva poi tradirlo, disse: “Perché quest’olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?”. Questo egli disse non perché gl’importasse dei poveri, ma perché era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. Gesù allora disse: “Lasciala fare, perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me”. Intanto la gran folla di Giudei venne a sapere che Gesù si trovava là, e accorse non solo per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti. I sommi sacerdoti allora deliberarono di uccidere anche Lazzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù. Il giorno seguente, la gran folla che era venuta per la festa, udito che Gesù veniva a Gerusalemme, prese dei rami di palme e uscì incontro a lui gridando: Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d’Israele! 
 
Quando si vuole bene a qualcuno si gode del regalargli qualcosa di sé attraverso dei segni. Si desidera offrire un segno prezioso che dica quanto il destinatario ci è caro
Nella preghiera o anche nei nostri pensieri di questa giornata potremmo tenere il fotogramma di Maria che con gioia cosparge i piedi di Gesù di olio profumato. E’ una grazia il desiderio di fare convergere corpo, memoria, volontà e affetti in un gesto pieno di significato, dal profumo denso.
Immersi in una cultura presa da attività, produzione, risultati, questo brano ci richiama la bellezza di gesti di puro affetto dove si esprime la relazione personale con il Signore. Le relazioni con gli altri, la preghiera personale, la cura della liturgia possono essere luoghi dove esprimere e rafforzare questo affetto.

25/03 #ANNUNCIAZIONE

a cura dei Gesuiti Italiani

ANNUNCIAZIONE: la vita che ti sorprende

Abbiamo il potere di essere in Paradiso con Dio già adesso, di essere felici con lui anche in questo momento, se amiamo come lui ama, se aiutiamo come lui aiuta, se doniamo come lui dona, se serviamo come lui serve. Madre Teresa

Lc 1,26-38
In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

Maria è immagine di tutti noi. in Lei, come in noi Dio entra nella vita, con un messaggio di speranza. E questo messaggio ci ricorda Gesù, ci dà la possibilità di dare vita in Gesù, per Gesù, con Gesù.

Maria ha generato Gesù. Anche noi possiamo concepire nella nostra vita Gesù.

Possiamo , come Lei, compiere la Sua volontà: non passivamente o per costrizione, ma con amore… non c’è niente di meglio!

… e possiamo dire questo non solo negli entusiasmi degli inizi, ma nelle tortuosità del cammino, negli ostacoli che incontriamo, nelle discese troppo veloci, nelle scalate apparentemente insuperabili.

24/03 #FIGLIO

a cura dei Gesuiti Italiani

FIGLIO: non gettato in questo mondo,

bensì originato e legato a Lui

La solitudine non è vivere da soli, la solitudine è il non essere capaci di fare compagnia a qualcuno o a qualcosa che sta dentro di noi, la solitudine non è un albero in mezzo a una pianura dove ci sia solo lui, è la distanza tra la linfa profonda e la corteccia, tra la foglia e la radice. José Saramago 
 


In quel tempo
E diceva loro: «V
, Gesù disse ai farisei: «Io vado e voi mi cercherete, ma morirete nel vostro peccato. Dove vado io, voi non potete venire». Dicevano allora i Giudei: «Vuole forse uccidersi, dal momento che dice: “Dove vado io, voi non potete venire”?». oi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo. Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati». 
Gli dissero allora: «Tu, chi sei?». Gesù disse loro: «Proprio ciò che io vi dico. Molte cose ho da dire di voi, e da giudicare; ma colui che mi ha mandato è veritiero, e le cose che ho udito da lui, le dico al mondo». Non capirono che egli parlava loro del Padre.
Disse allora Gesù: «Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono e che non faccio nulla da me stesso, ma parlo come il Padre mi ha insegnato. Colui che mi ha mandato è con me: non mi ha lasciato solo, perché faccio sempre le cose che gli sono gradite». A queste sue parole, molti credettero in lui. 
 
Nel bel mezzo della contestazione, del rifiuto ed incomprensione da parte degli “uomini di Dio” del suo tempo, il Signore ha il coraggio di rinnovare con forza la sua offerta universale di perdono
toni minacciosi non devono trarci in inganno, sono forse l’unico modo per dire l’ardente desiderio di raggiungere anche i più ostinati
Ma come ha fatto Gesù a non scoraggiarsi, a non lasciarsi condizionare da un mondo che pareva refrattario all’amore? Come posso vivere il mio si incondizionato e gratuito alla Vita in un mondo fatto di compromessi e compravendite? 
Forse a partire dall’atteggiamento di Gesù che sa nel profondo del suo cuore di essere il Figlio amato, e noi lo siamo con Lui in virtù del battesimo
Chiedi al Signore di percepire con forza la tua figliolanza! Solo così smetterai di cercare nelle conferme esterne la tua stabilità e le energie per amare gratuitamente. Abbandonati nella mani di quel Signore che non ti lascia mai solo perché vive dentro di te!

23/03 CAMBIARE #PROSPETTIVA

a cura dei Gesuiti Italiani
CAMBIARE PROSPETTIVA: Lasciar perdonare e per-donarsi
Il perdono non nega la realtà del male. Lo suppone; ma proprio in esso si celebra il trionfo dell’amore gratuito e incondizionato. Un amore che non perdona, non è amore. P. Silvano Fausti
 
In quel tempo, Gesù si avviò allora verso il monte degli Ulivi. Ma all’alba si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui ed egli, sedutosi, li ammaestrava. Allora gli scribi e i farisei gli conducono una donna sorpresa in adulterio e, postala nel mezzo, gli dicono: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Questo dicevano per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo. Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra. E siccome insistevano nell’interrogarlo, alzò il capo e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei». E chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Ma quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi.
Rimase solo Gesù con la donna là in mezzo. Alzatosi allora Gesù le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed essa rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù le disse: «Neanch’io ti condanno; và e d’ora in poi non peccare più». 
 
Scribi e farisei caparbiamente interrogano Gesù per metterlo alla prova, certo sperano di coglierlo in fallo, ma ad un livello più profondo, forse, desiderano che si benedica il loro desiderio di togliere di mezzo la peccatrice
Il Signore non asseconda tali desideri, come al solito, è capace di proporci una nuova visuale su una situazione che ordinariamente era risolta eliminando il colpevole. 
Forse anche noi abbiamo bisogno di cambiare prospettiva, la difficoltà a perdonare, o a veder perdonare da altri chi sappiamo palesemente colpevole rivela molto di noi stessi. 
Il desiderio di chiudere gli occhi e gli orecchi davanti alla misericordia, forse rivela la nostra incapacità di perdonarci. Atteggiamento di cui arriviamo quasi a gloriarci con frasi del tipo: “il Signore mi avrà anche perdonato, ma io non posso perdonarmi!”. Mettendoci così al primo posto e relegando Dio in un angolo.
Fermati e prenditi del tempo per gustare il perdono che hai già ricevuto, assapora la dolcezza del suo amore incondizionato. Se invece non hai ancora vissuto il momento della riconciliazione, oggi potrebbe essere il giorno giusto per ripartire e mettere in circolo l’amore che riceverai.

20/03 #OSTILITÀ

a cura dei Gesuiti Italiani

OSTILITÀ: nell’ostilità … l’ospitalità!

Cambia il nostro cuore, Signore,

perché siamo noi i primi ad avere bisogno di un cuore pacifico.

Purificaci, per il mistero pasquale del tuo Figlio,

da ogni fermento di ostilità, di partigianeria, di partito preso; purificaci da ogni antipatia, da ogni pregiudizio, da ogni desiderio di primeggiare.

C.M. Martini

Gv 7, 1-2. 10. 25-30

In quel tempo, Gesù se ne andava per la Galilea; infatti non voleva più percorrere la Giudea, perché i Giudei cercavano di ucciderlo.

Si avvicinava intanto la festa dei Giudei, quella delle Capanne. Quando i suoi fratelli salirono per la festa, vi salì anche lui: non apertamente, ma quasi di nascosto.

Alcuni abitanti di Gerusalemme dicevano: «Non è costui quello che cercano di uccidere? Ecco, egli parla liberamente, eppure non gli dicono nulla. I capi hanno forse riconosciuto davvero che egli è il Cristo? Ma costui sappiamo di dov’è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia».

Gesù allora, mentre insegnava nel tempio, esclamò: «Certo, voi mi conoscete e sapete di dove sono. Eppure non sono venuto da me stesso, ma chi mi ha mandato è veritiero, e voi non lo conoscete. Io lo conosco, perché vengo da lui ed egli mi ha mandato».

Cercavano allora di arrestarlo, ma nessuno riuscì a mettere le mani su di lui, perché non era ancora giunta la sua ora.

 

La luce splende nelle tenebre, l’amore che è dono e perdono spesso scaturisce ancor più dalle situazioni di ostilità, di odio, di chiusura …

C’è nei giudei un’ostilità fattiva, nelle azioni, ed una intellettuale, sanno che è colui che viene da Nazareth, ma non accettano altro di Lui …

Gesù non si lascia bloccare da questi ostacoli, anzi, proprio in questo momento mostra la gratuità con cui agisce: fa delle tenebre il luogo in cui rivelare la propria luce

Ogni situazione è un’occasione di bene…… e forse dietro ogni ostilità si nasconde per noi un insegnamento, la Sua ospitalità… la distanza è l’abito in cui rinasce la vicinanza