30/04 #GRANDEZZA

a cura dei Gesuiti Italiani

GRANDEZZA: è l’amore,

origine di forza e sapienza

Signore Gesù, io sono povero e anche tu lo sei;

sono debole e anche tu lo sei;

sono uomo e anche tu lo sei.

Ogni mia grandezza

viene dalla tua piccolezza;

ogni mia forza viene dalla tua debolezza;

ogni mia sapienza viene dalla tua follia!

Correrò verso di te Signore,

che guarisci gli infermi,

fortifichi i deboli,

e ridoni gioia ai cuori immersi nella tristezza.

Io ti seguirò, Signore Gesù.

Aelredo di Rievaulx

Gv 13, 16-20

Dopo che ebbe lavato i piedi ai discepoli, Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un inviato è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, siete beati se le mettete in pratica. Non parlo di tutti voi; io conosco quelli che ho scelto; ma deve compiersi la Scrittura: “Colui che mangia il mio pane ha alzato contro di me il suo calcagno”. Ve lo dico fin d’ora, prima che accada, perché, quando sarà avvenuto, crediate che Io sono. In verità, in verità io vi dico: chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato».

Gesù si rivela Signore facendosi schiavo: il primo è l’ultimo e l’ultimo è il primo!

Egli chiama i suoi apostoli ad essere grandi come lui, che si è fatto servo. La vera grandezza è quella dell’umiltà dell’amore: essere, condividere e servire.

Ogni altra grandezza è vuota in se stessa e istupidisce chi la cerca; è ridicola per chi ne capisce l’inganno e dannosa per chi ne subisce l’allettamento. L’apostolo che vuol essere come i grandi del mondo, infatti nell’ultima cena i discepoli litigano su chi è il più grande, non ha capito chi è il Signore.

L’eucaristia, il pane della vita di cui ci nutriamo, capovolge le logiche che dominano la società, la nostra vita rendendo possibile un nuovo modo di vivere, pienamente bello e umano.

Possiamo passare dall’indifferenza dell’egoismo alla libertà del reciproco servizio. Questa è la liberazione definitiva, che restituisce l’uomo alla sua realtà di figlio di Dio e fratello dell’uomo.

29/04 #CREATURA

a cura dei Gesuiti Italiani

CREATURA: un fuoco che accende altri fuochi

Tu sei creatore ed io creatura; ed ho conosciuto che tu sei innamorato della bellezza della tua creatura.

Caterina da Siena

Mt 11, 25-30

«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Ci sono momenti in cui ci si trova davanti ad una scelta: conservare la propria esistenza con quello che si ha ottenuto o investire la propria vita per un bene maggiore.

Se scegli la seconda via, sappi che è possibile, anche se pensi di non essere troppo intelligente o capace.

Oggi sei in buona compagnia, con te c’è la grande Caterina da Siena!

Lei, unita al Signore, ha ascoltato la voce del cuore, quel fuoco che arde senza consumarsi, e che l’ha spinta ad allargare la sua vita, non ad allungarla!

Ha sfidato le logiche del tempo, quella dei potenti o quelle che vogliono evitare pericoli, come la scelta di un Papa che abbandona la sua Diocesi per la più sicura Avignone.

Alza forte la sua voce, e Lei, illetterata e analfabeta, diventa un personaggio di riferimento dell’epoca.

Anche io oggi, e non solo gli altri attorno a me, posso dare il mio contributo al bene del mondo, secondo lo stile del Vangelo.

Ben consapevoli che porto un testimone, da altri e per altri ed allora il cammino faticoso, diventa leggero.

28/04 #SEGUIRE

a cura dei Gesuiti Italiani

SEGUIRE: gioia di percorrere la strada con Lui

 

“essere e camminare con Lui, guardando al mondo con i suoi occhi, amandolo con il suo cuore ed entrando nelle sue profondità con la sua infinita passione”. Dai documenti ufficiali dei Gesuiti

Gv 10, 22-30

Ricorreva, in quei giorni, a Gerusalemme la festa della Dedicazione. Era inverno. Gesù camminava nel tempio, nel portico di Salomone. Allora i Giudei gli si fecero attorno e gli dicevano: «Fino a quando ci terrai nell’incertezza? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente». Gesù rispose loro: «Ve l’ho detto, e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste danno testimonianza di me. Ma voi non credete perché non fate parte delle mie pecore. Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».

 

“Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono”. Seguire è …

… è ascoltare.  C’è una voce da ascoltare che mi chiama alla vita, alla gioia piena, che dici chi sei, la tua bellezza nella fragilità …

camminare. Per seguire Gesù bisogna camminare dietro di lui, muoversi, spostarsi. Non lo si può fare stando  fermi

… è mettersi in gioco. Seguire Gesù implica un continuo trasformarci, non sclerotizzarci sulle nostre posizioni, idee e pensieri.

… è gustare libertà. Egli ci aiuta ad strappare le nostre catene per gustare la libertà di amare tutti e ciascuno

… è insieme. Dio è una Persona, Gesù, da accogliere nella propria esistenza e ci dona gli occhi per riconoscere tutti i fratelli che camminano accanto a me.

27/04 #TRASPARENZA

a cura dei Gesuiti Italiani

TRASPARENZA: l’apparire che dice l’identità

“il nemico si comporta come un falso amante che vuole restare nascosto e non vuole venire scoperto (…) quando il nemico della natura umana suggerisce ad un’anima retta le sue astuzie e persuasioni, vuole e desidera che siano accolte e tenute in segreto: mentre gli dispiace molto se questa le scopre al proprio buon confessore o ad altra persona spirituale esperta nel conoscere i suoi inganni e le sue cattiverie, perché si rende conto di non poter portare avanti l’opera cattiva incominciata, dal momento che sono stati scoperti i suoi inganni” Ignazio di Loyola

Gv 10, 1-10

In quel tempo, Gesù disse: «In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei».

Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro. Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza». 

Il Signore ha una semplice modalità con cui si presenta sempre: nella trasparenza.

Non ha secondi fini, vuole semplicemente mostrarci chi è (padre e fratello) e chi siamo noi (figli e fratelli)

A volte questo può costarci, perché facciamo fatica a sostenere un dono così grande. Percepiamo così il Signore non sempre così gentile, ci punge, la sua Parola ci ferisce. Ma per guarire e riprendere a camminare con maggior gioia e velocità, bisogna spesso accettare di lasciarsi curare.

Lui non si nasconde: non viene a curarci per i suoi interessi, per poi chiederci chissà cosa, chissà quali sacrifici … viene per il nostro bene, per permetterci di scoprire la meraviglia della nostra vita.

Il pastore, a differenza dei ladri e dei briganti, entra per la porta, perché è di casa. Agisce sempre per illuminarci: ci fa vedere la realtà, mostrando quanto sono falsi i modelli di vita che ciecamente a volte seguiamo; l’unico modello che regge è Lui ed il suo amore.

24/04 #PERSONA

a cura dei Gesuiti Italiani

PERSONA: diventi quello che ami

Ciò che Gesù ha di eccezionale non è di ordine religioso, ma umano … Siamo condotti a Dio attraverso i cammini di umanità che Gesù ha tracciato.  J.Moingt

Gv 6, 52-59

In quel tempo, i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno». Gesù disse queste cose, insegnando nella sinagoga a Cafàrnao.

L’uomo diventa ciò che mangia: la nostra identità si costituisce dal mondo, dalle relazioni,.dalla cultura in cui c’immergiamo.

Oggi possiamo scegliere di diventare amore perché mangiamo amore, ci riferiamo all’amore, ci guardiamo sull’amore,  su un amore concreto, reale, una persona: Gesù.

Egli rivela che la vita ci viene proprio dalla sua umanità, dalla sua carne offerta per la vita del mondo. Essa è il dono totale di sé che Dio fa all’uomo. Gesù infatti è la parola diventata carne, perché in lui ogni carne ritrovi la Parola.

Carne”, come “carne e sangue”, significa l’uomo nella sua umanità concreta, nella sua capacità di comunicare, di condividere con gli altri.

Credere in Gesù, aderire a lui e amarlo, allora è sfamarsi di Lui, del suo stile, della sua Logica, del suo cuore,  è chiamato “mangiare”.

L’uomo diventa ciò che mangia, o, meglio, ciò che ama.

23/04 #ASPETTATIVE

a cura dei Gesuiti Italiani

ASPETTATIVE: pretese che diventano ostacolo

ad un “tu” rinnovato

 

Ricordarmi che morirò presto è il più importante strumento che io abbia mai incontrato per fare le grandi scelte della vita. Perché quasi tutte le cose – tutte le aspettative di eternità, tutto l’orgoglio, tutti i timori di essere imbarazzati o di fallire – semplicemente svaniscono di fronte all’idea della morte, lasciando solo quello che c’è di realmente importante. Ricordarsi che dobbiamo morire è il modo migliore che io conosca per evitare di cadere nella trappola di chi pensa che abbiamo sempre qualcosa da perdere. Siamo già nudi. Non c’è ragione, quindi, per non seguire il nostro cuore.

Steve Jobs

Gv 6, 44-51

In quel tempo, disse Gesù alla folla: «Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: “E tutti saranno istruiti da Dio”. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna. Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».

La rigidità dei nostri schemi non ci aiuta: solo nel momento in cui siamo disposti a riconoscere che Dio si può rivelare anche in un modo diverso dalle nostre aspettative, allora saremo in grado di accogliere il volto di Dio dentro di noi.

Proprio i giudei mormorano perché non riescono a convincersi dell’origine divina di Gesù. Si scontrano con un modo diverso di concepire Dio, con le proprie aspettative: si trovano davanti una presenza divina che non assume i tratti dello splendore e della potenza, ma i tratti del storia comune.

Davanti alle nostre aspettative pretenziose Gesù non si rassegna, non si sottrae allo scandalo, né lo attenua: lo ribadisce.

Gesù ha tutti i contorni dell’uomo, e tuttavia è proprio in quest’uomo che si è manifestato l’Assoluto per me.

Guardiamo a lui per conoscere il Padre, guardiamo alla sua vita per scoprire cosa desidera Dio dalla nostra vita: una vita semplice, vera, capace di amare tutti, capace di percorrere le strade dell’uomo, di ogni uomo.

Se le aspettative stabiliscono in anticipo cosa deve essere la realtà, gli altri, e Dio… La realtà ci invita a giocarci accogliendola senza mormorazioni… Questo è Dio, il suo stile.

22/04 #VOLONTÀ’ di #DIO

a cura dei Gesuiti Italiani

VOLONTÀ‘ di DIO: comunicare vita a tutti

Signore lascia che io ti conosca, lascia che io conosca me stesso. Signore , fa la tua volontà e non la mia. Sto arrivando Signore. Alfonso Rodriguez, gesuita

Gv 6, 35-40

In quel tempo, disse Gesù alla folla: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai! Vi ho detto però che voi mi avete visto, eppure non credete. Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno. Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno».

“Volontà” significa amore, non solo come passione, ma anche come capacità di azione. La volontà del Padre è darci il Figlio, perché in lui “vediamo” il suo amore per noi e lo accogliamo.

La volontà del Padre è comunicare la propria vita ai suoi figli.

Gesù, scendendo dal cielo, compie l’opera del Padre, perché non vada perduto nulla di quanto egli ama, così che l’ultimo giorno sia per tutti vita e non morte.

Quali sono allora le decisioni personali che possono ricollegarsi alla volontà di Dio?

Quando posso dire che essa mi rende più libero, se unifica il mio passato in Lui aprendo un avvenire. Ogni decisione che tesse nella mia memoria dei legami che non avevo ancora percepito ed al tempo stesso, essa mi apre ad un avvenire: il passato così riunificato fa apparire delle possibilità nuove: amare sempre più e sempre meglio i miei fratelli e così testimoniare sempre più e meglio che Dio che è l’Amore.