09/04 #CREDERE

a cura dei Gesuiti Italiani

CREDERE: lo spazio in cui lasciarsi coinvolgere da un’amicizia vera

Chi non crede in niente comincia a credere a tutto. (Gilbert K. Chesterton)
 
Lc 24,35-48
Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane. Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro. Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni.
 
Non c’è niente da fare: quando siamo in situazioni difficili, che ci portano tristezza e sofferenze, ci aspettiamo sempre che accada qualcosa di ancora peggiore. Abbiamo perso la speranza. Ai discepoli succede qualcosa di simile: Gesù è morto ed ogni speranza è sparita, quindi l’apparizione di Gesù non può che essere un fantasma. È morto, non può essere in vita! Ma d’altronde credere di avere davanti il Risorto vuol dire mettere in crisi tutta la loro struttura mentale. È più “logico” credere di avere di fronte un fantasma… A volte siamo disposti a credere alle cose più assurde pur di non mettere in discussione le nostre certezze.
La resurrezione quindi come può essere vista? Come l’irruzione nelle nostre vite di un evento che supera ogni logica e spiegazione razionale, come il ribaltamento di una situazione di morte dalla quale non pensiamo sia possibile uscire, come la disponibilità a fare quel passo in cui tutte le nostre certezze e convinzioni sono messe da parte.
Non è facile però questo cambiamento, e i discepoli ce lo mostrano. Gesù deve chiedere qualcosa da mangiare per poter mostrare che non è un fantasma!
E noi? Preferiamo avere a che fare con i nostri fantasmi o con il Risorto?
P. Leonardo Vezzani, gesuita

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