#QUOTIDIANITÀ: il bene in ogni attimo …

Vieni Signore, entra nel mio cuore,

Tu che sei stato crocifisso, che sei morto, che ami,

che sei fedele, veritiero, paziente ed umile,

Tu che ti sei fatto carico di una vita lenta e laboriosa
in un solo angolo del mondo,

negato dei tuoi,

amato troppo poco dai tuoi amici,

tradito da loro, soggetto alla legge,

reso un giocattolo dalla politica sin dall’inizio,

bambino rifugiato, figlio di un falegname,

creatura che ha ricevuto aridità e futilità in cambio dei suoi sforzi,

Uomo che ha amato e non ha trovato amore in cambio,

Tu che sei stato lasciato solo,

che sei stato spinto a sentirti abbandonato da Dio

Tu che hai sacrificato tutto,

Tu che ti metti le mani di tuo Padre,

Ti riceverò così come sei,

farò di te la più intima legge della mia vita,

Ti prenderò come fardello ed al contempo forza della mia vita

Quando ti accolgo accetto la mia quotidianità così com’è.

Non ho bisogno di avere mio cuore

sentimenti sublimi da raccontarti.

posso mettere ai tuoi piedi la mia quotidianità così com’è ,

poiché la ricevo da te,

la quotidianità e la sua luce interiore,

la quotidianità e il suo significato,

la quotidianità e la forza di sopportarla,

la sua assoluta familiarità.

Padre Karl Rahner, teologo gesuita tedesco

29/05 #MERCANTEGGIARE

a cura dei Gesuiti Italiani

MERCANTEGGIARE: sembra …

ma non dà vita né a te né agli altri, secca …

Non si mercanteggia col buon Dio: bisogna arrenderglisi senza condizioni. Dategli tutto, egli vi renderà assai di più.

Georges Bernanos

Mc 11,11-26

Dopo essere stato acclamato dalla folla, Gesù] entrò a Gerusalemme, nel tempio. E dopo aver guardato ogni cosa attorno, essendo ormai l’ora tarda, uscì con i Dodici verso Betània. La mattina seguente, mentre uscivano da Betània, ebbe fame. Avendo visto da lontano un albero di fichi che aveva delle foglie, si avvicinò per vedere se per caso vi trovasse qualcosa ma, quando vi giunse vicino, non trovò altro che foglie. Non era infatti la stagione dei fichi. Rivolto all’albero, disse: «Nessuno mai più in eterno mangi i tuoi frutti!». E i suoi discepoli l’udirono. Giunsero a Gerusalemme. Entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano e quelli che compravano nel tempio; rovesciò i tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe e non permetteva che si trasportassero cose attraverso il tempio. E insegnava loro dicendo: «Non sta forse scritto: “La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutte le nazioni”? Voi invece ne avete fatto un covo di ladri» Lo udirono i capi dei sacerdoti e gli scribi e cercavano il modo di farlo morire. Avevano infatti paura di lui, perché tutta la folla era stupita del suo insegnamento. Quando venne la sera, uscirono fuori dalla città. La mattina seguente, passando, videro l’albero di fichi seccato fin dalle radici. Pietro si ricordò e gli disse: «Maestro, guarda: l’albero di fichi che hai maledetto è seccato». Rispose loro Gesù: «Abbiate fede in Dio! In verità io vi dico: se uno dicesse a questo monte: “Lèvati e gèttati nel mare”, senza dubitare in cuor suo, ma credendo che quanto dice avviene, ciò gli avverrà. Per questo vi dico: tutto quello che chiederete nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi accadrà. Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi le vostre colpe».

Gesù entra trionfalmente in Gerusalemme e rimane deluso di quello che trova tra gli uomini: contraddizioni, mercanteggiamenti che non portano frutto e che uccidono la vita di ciascuno e della comunità.

Una fede che non diventa cambiamento di mentalità e stile di vita non porta niente, e secca come l’albero maledetto.

Una fede che mercanteggia con Dio inaridisce il cuore.

Anche noi possiamo mercanteggiare nella vita con ciò che riteniamo sacro: i luoghi di Dio, come la Chiesa, cioè la comunità e la Parola di Dio.

Proprio un fico secca: l’albero sotto cui, secondo la tradizione rabbinica, il devoto si ferma a meditare la Torah, dolce come i fichi.

Se non porta frutti, Gesù non può che dire-male di questa logica che non dà e ci dà vita!

Trasformiamo il luogo dell’incontro con Dio e con i fratelli in situazione nella quale realizzare i nostri apparenti interessi, ed invece d’infondere vitalità e gioia portiamo aridità e tristezza. Non siamo questi!

28/05 #RISPOSTA

a cura dei Gesuiti Italiani

RISPOSTA: ogni cieco amato e guarito,

risponde con la vita

Sempre il Signore dirà: “Questo io voglio: che tu mi ami e che noi amiamo il mondo insieme“

Madeleine Debrel

Mc 10,46-52

In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gèrico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!».

Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù.

Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.

Abbiamo bisogno di essere guariti nella nostra capacità di guardare. Con gli occhi guariti, si può rispondere, mettendosi in gioco con amore, nella concretezza della vita.

È l’esperienza di Bartimeo, cieco, mendicante, immobile. Il passaggio di Gesù nella sua strada gli apre gli occhi, lo rimette in cammino.

Nel vangelo di Marco è il brano che fa da cerniera tra la vita pubblica e il racconto della passione.

Per rispondere all’Amore è necessario avere gli occhi per contemplare l’Amore! Bartimeo così diventa esempio per tutti i discepoli, per noi. Guarito, può rispondere alla sua chiamata ad amare. La sua risposta gli permetterà di contemplare con occhi nuovi l’amore di colui che lo ha chiamato. Ci mettiamo allora accanto a Bartimeo, per imparare a rispondere con la vita a chi la vita l’ha data per noi.

27/05 #AUDACIA

a cura dei Gesuiti Italiani

AUDACIA: il coraggio di lanciarsi

Una fede autentica implica sempre un profondo desiderio di cambiare il mondo. Ecco la domanda che dobbiamo porci: abbiamo anche noi grandi visioni e slancio? Siamo anche noi audaci? Il nostro sogno vola alto? Papa Francesco

Mc 10, 32-45

In quel tempo, mentre erano sulla strada per salire a Gerusalemme, Gesù camminava davanti ai discepoli ed essi erano sgomenti; coloro che lo seguivano erano impauriti. Presi di nuovo in disparte i Dodici, si mise a dire loro quello che stava per accadergli: «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti e agli scribi; lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani, lo derideranno, gli sputeranno addosso, lo flagelleranno e lo uccideranno, e dopo tre giorni risorgerà». Gli si avvicinarono Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra». Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».

Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

Ecco la meta di Gesù, Gerusalemme. Qui si manifesta Signore della vita (o sulla vita…), perché dà la vita.

Anche a noi quest’occasione oggi; la possibilità di essere signori sulla nostra esistenza: scoprendo le nostre cecità e sordità, e con libertà mettere a disposizione noi stessi per il bene di tutti, quindi anche il nostro.

Grazie alle contraddizioni di Giacomo e Giovanni scopriamo anche una caratteristica che dimentichiamo e che ci può aiutare a diventare strumento di amore più grande ed universale, signori della vita: l’audacia, il coraggio di chiedere e desiderare più di quanto da soli pensiamo di meritare! Beato coraggio e beata insolenza!

Il Signore ascolta i nostri desideri e saprà con pazienza trasformare tutto in bene, nel maggior bene possibile per noi e per gli altri.

26/05 #SCOPERTA

a cura dei Gesuiti Italiani

SCOPERTA: ogni scoperta

nasce da una partenza

Siamo fatti per partire, per cercare la fonte. Per vivere in viaggio, come pellegrini e come figli.

Madre Teresa

Mc 10, 28-31

In quel tempo, Pietro prese a dire a Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito».

Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà.

Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi saranno primi».

Siamo invitati a seguire il Signore, a scoprire la meraviglia della nostra vita accompagnata dalla Sua presenza.

Ma per scoprire questo, abbiamo bisogno di lasciare il nostro modo di vedere, di pensare, le realtà su cui noi fondiamo la nostra sicurezza.

La sicurezza è un’altra: la nostra vita fatta di relazioni viventi, accompagnati da Lui.

Il distacco non è una perdita, è un guadagno. Lasci ciò che ti blocca, lega, delude, per ciò che ti libera, ti permette di camminare, ti riempie per sempre.

Distaccarsi dalle cose può significare anche non perderle definitivamente, anzi ritrovarle! Distaccandoti, invece che focalizzarti nel possesso, impari a goderne della loro presenza, ne scopri il loro significato in pienezza per la tua vita: situazioni, oggetti, possibilità, persone.

25/05 l’#IMPOSSIBILE diventa #POSSIBILE

a cura dei Gesuiti Italiani

l’IMPOSSIBILE è POSSIBILE: alza lo sguardo verso Lui,

… e diventa possibile!

Se qualcuno mi chiede: “Che cosa posso fare per aiutare?”, la mia risposta è sempre la stessa: “Inizia”. Inizia a casa dicendo una parola buona a tuo figlio a tuo marito o a tua moglie. Inizia aiutando qualcuno che e ha bisogno vicino a te, sul posto di lavoro o a scuola. Inizia trasformando tutto ciò che fai di bello per Dio. Teresa di Calcutta

Mc 10, 17-27

In quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre”».

Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni. Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio».

Non basta una sincera ricerca della pienezza, della bellezza della vita.

Ad un certo punto sei invitato/a a lasciare le tue sicurezze ed a coinvolgerti nella vita, non più sognata, ma presente concretamente davanti a te con le sue possibilità ed i suoi limiti, impossibile affrontarla? Forse sì, se guardi esclusivamente a te stesso/a, a ciò che reputi saper fare ed essere, a quelli che riconosci come ostacoli, incapacità …

Sì, il giovane ricco è fuggito, ma non i suoi discepoli. Non lasciarti guidare dalla paura, dallo scoraggiamento davanti ad un’impresa che superiore alle tue forze.

Si tratta di rimanere lì davanti alla tue contraddizioni, senza rifiutarle, e poi vedrai che ad un certo punto, nella sua parola, con un pensiero o un’emozione, nell’intimità Dio ti parla e ti suggerisce un passo da compiere… il primo di tanti … ma necessario per gli altri.

Niente è impossibile a colui che non guarda solo a se stesso, ma si rivolge al Signore, alza lo sguardo e guarda verso Lui … e tutto sarà possibile! Una strada si apre , un passo alla volta…

Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano

VENI, CREATOR SPIRITUS

Signore, ho bisogno del tuo Spirito, di questa forza divina che ha trasformato tanti esseri umani rendendoli capaci di vivere e di agire in modo straordinario! Donami questo Spirito che, venendo da Te e conducendo a Te che sei « maestoso in santità » (Es 15,11), è uno Spirito santo.

All’improvviso, senza esservi preparati, senza poter resistere, i Giudici d’Israele, semplici uomini di paese, Sansone, Gedeone, Saul … furono trasformati da Te, bruscamente e totalmente. Così non solo sono stati capaci di atti eccezionali, pieni di audacia e di forza, ma si sono visti dotati di una nuova personalità e hanno potuto svol­gere una missione tanto difficile qual è quella di liberare un popolo. La tua azione in loro è stata interiore, sebbene sia stata talvolta descritta attraverso immagini che sotto­lineano il tuo intervento improvviso e sorprendente. Tu «sei piombato su Sansone come un uccello da preda» (Gdc 14,6) e «hai ricoperto» Gedeone come farebbe una armatura (Gdc 6,34).

Conoscendo la difficoltà della mia missione, desidero che Tu agisca profondamente nella mia anima: e non soltanto che discenda, ma anche che « su di me riposi il tuo Spirito » (Is 11,2); che mi dia i doni inestimabili che hai prodigato a tanti tuoi eletti: « sapienza e intelligen­za », come a Bezaleel (Es 35,31) e a Salomone, « consiglio e fortezza », come a David (Is 11,2), conoscenza e timor di Dio, come tanti santi in Israele desideravano ardentemente.

Questi doni inaugureranno per la Compagnia un tempo di felicità e di santità (Is 11,9).

Donami ciò che hai donato ai Profeti: malgrado le mie reticenze di uomo pieno di debolezze, una forza so­vrana mi costringa a parlare (Am 3,8; 7,14; Ger 20,7). Le parole che essi pronunciavano non venivano da loro, ma da Te, dal Tuo Spirito che li inviava e che non si limitava a suscitare una nuova personalità per agire, ma anche per spiegare il senso nascosto di quest’azione; erano ispi­rati dal tuo Spirito che non è soltanto intelligenza e forza, ma anche conoscenza di Dio e delle sue vie (Is 11,2; Ef 1,17; Col 1,9).

Accordami anche la potenza con cui non soltanto hai rivelato ai Profeti la tua Parola fino al punto di metterli in presenza della tua gloria (Ez 3,12; 8,3), ma con cui li hai anche mantenuti nella fermezza quando parlavano al popolo e gli annunciavano il suo destino (Ez 2,1; 3,24; 11,5).

Per mezzo di questa voce che fai « gemere » (Rm 8,26) nelle profondità del mio essere, Ti chiedo di espanderti come la pioggia abbondante che dà vita a una terra arida (Is 12,3; 44,3; Ez 36,25) e come il soffio che dà la vita alle ossa secche (Ez 37,1-14; 1 Cor 2,12; Gv 16,13).

Donami questo Spirito che tutto scruta, tutto ispira, tutto insegna: abbia la forza di sopportare ciò che non posso ancora sopportare. Questo Spirito che ha trasfor­mato i deboli pescatori di Galilea in pilastri della tua Chiesa e in Apostoli che hanno offerto la loro vita in testimonianza suprema del loro amore per i fratelli.

Così questa effusione vivificante sarà come una nuova creazione: cuori convertiti, una sensibilità recettiva della voce del Padre, una fedeltà del tutto naturale alla sua Parola (Is 59,21; Sal 143,10). Così ci troverai di nuovo pronti a servirTi, e non ci nasconderai il Tuo volto poiché avrai effuso su di noi il tuo Spirito. E ora capisco che, per ciò che si compie, è necessario un amore come quello del Padre, che interviene personalmente. «Tu, Yahvé, sei nostro Padre … Perché ci lasci vagare lontano dalle tue vie? … Se Tu squarciassi i cieli e scendessi!» (Is 63,15-19). Questa è stata la tua manifestazione definitiva: i cieli aperti, Dio Padre visibile, Dio Figlio che viene sulla terra e s’incarna per salvare il mondo: «questo mistero non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni» … «Per questo io piego le ginocchia davanti al Pa­dre» (Ef 3,5.14).

Veni, Sancte Spiritus!

 

«Colui che attesta queste cose disse: “Sì, verrò presto!” Amen. Vieni, Signore Gesù!».

«La grazia del Signore Gesù sia con tutti voi! Amen». (Ap 22,20-21).

P.  Pedro Arrupe sj,  27 settembre 1978