01/07 le mie #SCHIAVITÙ

a cura dei Gesuiti Italiani

le mie SCHIAVITÙ: il luogo in cui poter lasciarmi amare

Quando si saranno alleviate sempre più le schiavitù inutili, si saranno scongiurate le sventure non necessarie, resterà sempre, per tenere in esercizio le virtù eroiche dell’uomo, la lunga serie dei mali veri e propri: la morte, la vecchiaia, le malattie inguaribili, l’amore non corrisposto, l’amicizia respinta o tradita, la mediocrità d’una vita meno vasta dei nostri progetti e più opaca dei nostri sogni. Marguerite Yourcenar

Mt 8, 28-34

In quel tempo, giunto Gesù all’altra riva, nel paese dei Gadarèni, due indemoniati, uscendo dai sepolcri, gli andarono incontro; erano tanto furiosi che nessuno poteva passare per quella strada. Ed ecco, si misero a gridare: «Che vuoi da noi, Figlio di Dio? Sei venuto qui a tormentarci prima del tempo?». A qualche distanza da loro c’era una numerosa mandria di porci al pascolo; e i demòni lo scongiuravano dicendo: «Se ci scacci, mandaci nella mandria dei porci». Egli disse loro: «Andate!». Ed essi uscirono, ed entrarono nei porci: ed ecco, tutta la mandria si precipitò giù dalla rupe nel mare e morirono nelle acque. I mandriani allora fuggirono e, entrati in città, raccontarono ogni cosa e anche il fatto degli indemoniati. Tutta la città allora uscì incontro a Gesù: quando lo videro, lo pregarono di allontanarsi dal loro territorio.

Da una parte siamo portati a nascondere il dolore, , a negare un corpo deformato dalla malattia …  dall’altra a rimuovere il limite, ad esaltare le nostre forze, ad apparire sempre di più di quello che siamo …

Sembriamo anche noi posseduti da logiche che ci dilaniano interiormente.

Non ci appartengono fino in fondo, a volte ci rassicurano ma tante altre volte ci fanno soffrire nel silenzio o in un grido disperato …

Qui il Signore ci viene incontro: raggiunge l’unico luogo che solo Lui può abitare.

In questa situazione della vita nessuno ha il coraggio di presentarsi. Vivo nella solitudine con gli altri e con me stesso/a … ebbene Lui viene

Viene e con forza e delicatezza afferma che io non sono quello, io sono di più, io sono verità, armonia, speranza, condivisione, pace, amore …

Io non sono menzogna, disintegrazione, disperazione, solitudine, guerra, odio …

Sono amore ricevuto e condiviso con gli altri …

Who are the #JESUITS?

Experience lies at the beginning of the Society of Jesus. St. Ignatius of Loyola, together with a group of companions founded the Society of Jesus (The Jesuits), in 1540.

His charism, his spirituality and especially the Spiritual Exercises all helped to shape a strong identity of the Society of Jesus.

A recent definition given by the last General Congregation of the Jesuits states clearly: “The Jesuit is a fire that kindles other fires”.

The Jesuit is a friend of Jesus. More important than ideas or ideals, lies the intimate relationship the Jesuit has with Jesus. This is discovered and experienced gradually. The Jesuit finds that Jesus is a trustworthy friend who entrusts his friends. It’s a relationship that sets hearts on fire.

The Jesuit is a friend of others. As a companion of Jesus, the Jesuit is a friend of others, particularly the neediest.

The Jesuit is a free man. Thanks to his friendship with Jesus, the Jesuit forgets himself in order to reach to others, radically free to love as Jesus loves. In this way, the companion of Jesus kindles the hearts of others just like his heart is enkindled by the love of Jesus.

The Jesuits is always searching. Empowered by the love of Jesus, the Jesuit is always seeking to love more. Continually searching to transmit faith in an authentic way. This way the people receiving the love encounter the Life-Giver. The Jesuit is always ready to change his clothes, his language, his way of interaction and his work.

The Jesuit is seeking creatively. This search includes many human aspects: cultural, intellectual, social and spiritual. He carries fire everywhere he goes.

The Jesuit is a man of discernment. Inspired by the Spiritual Exercises, he is able to be in touch with his interior life. The Jesuit is called to attentively sift the good from the evil voices in order to open himself for God’s love and the love of others. The discernment is an important element in the Spiritual Exercises that seeks light in order to illuminate others.

The Jesuit is a part of a body. He works together with others with one objective in mind. Different people who work together in harmonious way seeking to be efficient. Just like other religious orders, in this body the vows of obedience, poverty of chastity and a special fourth vow to the Pope are pronounced by the Jesuits. This way the life in the body is completely dedicated to the mission of enkindling fire.

The Jesuit serves in the Church. Man of the Church and in the Church for the world. He offers his availability in order to live the universal mission of Christ. He walks with the Church and he always questions himself how he can set ablaze others fire through Ignatian Spirituality.

The Jesuit lies on the frontiers. He is available to go in places where others don’t go or never have been. The man who sets on fire is always “beyond frontiers”. These frontiers are countries, places, difficult social situations that require specific treatment. The frontiers can be also situations where man asks important questions and where answers are not found: internet, the ever-changing world of the young people, the world of poverty and injustice, the world of culture and science…every place can be set alight by the love of God.

come mi posso confessare?

Il sacramento della ri-conciliazione: ri-tornare figli e fratelli

Posso vivere tre momenti, uno dopo l’altro:

    1. Ringrazio! Mi do tutto il mio tempo necessario per ri-conoscere i grandi doni che il Signore mi ha fatto nella vita.
    1. Riconosco! Alla luce dei doni  del Signore provo a ri-conoscere tutti quei momenti in cui ho camminato da solo, lontano da Lui e dagli altri: nel rapporto con Dio, nel rapporto con i miei fratelli, nel rapporto con me stesso/a.
    1. Riparto! Chiedo al Signore di aiutarti a compiere un nuovo, preciso passo, lo condivido con Lui e ri-comincio il cammino in quella direzione …

Il Signore, attraverso il sacerdote, rappresentante di Dio e della comunità cristiana, ti libera, ti assolve (ab-solutus in latino significa sciolto) dai tuoi peccati (pes-captum, dal piede trattenuto, impossibilitato a caminare) e ti ridà un cuore nuovo che ti permette di ri-cominciare il tuo cammino

Per questo il sacerdote su di te impone le mani e prega per te dicendo:

Dio, Padre di misericordia,

che ha riconciliato a sé il mondo nella morte e risurrezione del suo Figlio,

e ha effuso lo Spirito Santo per la remissione dei peccati,

ti conceda, mediante il ministero della Chiesa, il perdono e la pace.

E io ti assolvo dai tuoi peccati

nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. 

30/06 #FIDUCIA

a cura dei Gesuiti Italiani

FIDUCIA: dalle mie parole alla Sua Parola

Parlami col Tuo silenzio!

Padre Celeste, in molti modi parli ad un uomo.

Tu parli anche quando taci;

perché parla anche colui che tace, per provare l’amato;

parla anche colui che tace

affinché l’ora del capire

sia tanto più intima quando essa verrà.

Donagli mentre è in attesa di Te,

la consolazione di capire che Tu taci per amore,

che Tu ci guidi con la Tua voce

e che Tu ci educhi col Tuo silenzio

Sören Kierkegaard

Mt 8, 23-27

In quel tempo, salito Gesù sulla barca, i suoi discepoli lo seguirono. Ed ecco, avvenne nel mare un grande sconvolgimento, tanto che la barca era coperta dalle onde; ma egli dormiva. Allora si accostarono a lui e lo svegliarono, dicendo: «Salvaci, Signore, siamo perduti!». Ed egli disse loro: «Perché avete paura, gente di poca fede?». Poi si alzò, minacciò i venti e il mare e ci fu grande bonaccia. Tutti, pieni di stupore, dicevano: «Chi è mai costui, che perfino i venti e il mare gli obbediscono?».

Quante volte ci è successo di sentire Dio lontano e ci siamo interrogati sul suo silenzio … Perché non possiamo vedere Dio? Perché non viene incontro alla nostra sofferenza? Perché credere in un Dio silenzioso e invisibile che sembra non parlare e che non interviene mai nelle faccende terrene?

Il cammino del discepolo è il cammino di Gesù. Egli è colui che non ha dove posare il capo, o meglio si sdraia, dorme, perché il suo capo è posato sul Padre. E quello che sembra assenza, lontananza, è invece la capacità di non confidare unicamente sulle proprie forze, ma scoprire che esse nascono da una scelta di fiducia nel Padre.

Una scelta che riconosce le proprie paure ed i limiti ma non si lascia guidare dal timore.

Si tratta allora di fare come fa Gesù: di posare il capo sul Signore, di fare silenzio perché Lui parli e c’indichi la strada da seguire, oggi e domani.

29/06 #AUTORITÀ: Pietro e Paolo

a cura dei Gesuiti Italiani

AUTORITÀ: fallibile e così amato,

hai spazio e tempo per far posto all’altro

 

Un solo giorno è consacrato alla festa dei due apostoli. Ma anch’essi erano una cosa sola. Pietro precedette, Paolo seguì. Amiamone la fede, la vita, le fatiche, le sofferenze, le testimonianze e la predicazione. Agostino d’Ippona

 

Mt 16,13-19

In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».

 

Oggi festa di Pietro e Paolo, coloro ai quali è stata affidata la Chiesa da parte di Gesù.

Che logica apparentemente strana, diversa dalla nostra abituale: Gesù affida il futuro del suo messaggio a chi lo ha rinnegato, a chi ha perseguito i suoi discepoli! Sì! E così ci vuole dire con grande chiarezza che Pietro e Paolo, non sono principalmente questo! Come tutti fallibili, ma come tutti, quando riconoscono di essere amati anche lì, sono capaci di un grande amore! Insieme!

Non sei amato perché sei buono, ma diventi buono perché sei amato! E loro hanno compreso questa verità: Egli è il nostro amante al di là e prima di ogni nostra azione. Solo grazie a questo amore perdonante, ora Pietro può aiutare, istruire gli altri e Paolo annunciare il Vangelo costituendo nuove comunità : hanno ricevuto un grande amore, ora lo possono condividere con tutti, e quindi anche con noi! Accogliamo e condividiamo anche noi questo amore che riceviamo!

28/06 #OSARE

a cura dei Gesuiti Italiani

OSARE: Puoi portare vita dove sperimento morte!

La paura di disturbare qualcuno dovremmo sconfiggerla. Magari lo chiami e scopri che aspettava solo quello.” F. Roversi
 
Mc 5, 21-43
In quel tempo, essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno.
Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male.
E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: “Chi mi ha toccato?”». Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male».
Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo.
Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare.
 
Un’unica grande scena evangelica. Due storie di vita nelle quali la morte sembra essersi affacciata in modo drammatico e irreversibile. Quella del centurione che sovrintende agli affari della comunità di Cafarnao, conosciuto da tutti. Quella d una povera donna senza nome e degna di nessuna attenzione.
Cosa possono avere in comune queste due persone? Solo la sofferenza del sentirsi entrambi morire? No, c’è qualcos’altro! 
C’è di mezzo anche una stessa chiarezza del cuore: quella di non rassegnarsi e di dover disubbidire alla paura di disturbare Gesù, di essere inopportuni e di non essere degni di rivolgersi a lui!
Di fronte a Gesù si incrociano così due diverse vicende umane e un’unica fiduciosa convinzione: Signore, tu puoi portare vita laddove io incontro e sperimento la morte! 
Questa è la fede che ha la forza di condurci oltre le nostre paure e di rimetterci in piedi nei cammini delle nostre vite.

27/06 LASCIARSI #COINVOLGERE

a cura dei Gesuiti Italiani

LASCIARSI COINVOLGERE: la tua storia

diventa la mia, insieme

 

Imitiamo Gesù: siamo tutti chiamati a lasciarci coinvolgere dai travagli umani che ogni giorno ci interpellano. Papa Francesco

Mt 8, 5-17

In quel tempo, entrato Gesù in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: «Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». Gli disse: «Verrò e lo guarirò». Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Pur essendo anch’io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa». Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! Ora io vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, mentre i figli del regno saranno cacciati fuori, nelle tenebre, dove sarà pianto e stridore di denti». E Gesù disse al centurione: «Va’, avvenga per te come hai creduto». In quell’istante il suo servo fu guarito. Entrato nella casa di Pietro, Gesù vide la suocera di lui che era a letto con la febbre. Le toccò la mano e la febbre la lasciò; poi ella si alzò e lo serviva. Venuta la sera, gli portarono molti indemoniati ed egli scacciò gli spiriti con la parola e guarì tutti i malati, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa: “Egli ha preso le nostre infermità e si è caricato delle malattie”.

Gesù si lascia coinvolgere dalla storia di tutti coloro che incontra. Non è uno che passando per le nostre città fa finta di non vedere: guarda, ascolta le nostre grida, si lascia coinvolgere fino a volte ad imparare dalla nuova situazione che incontra.

Tutto questo perché si lascia guidare dalla compassione per tutti coloro che incontra: accetta si ferma dalla suocera di Pietro, non allontana gli ammalati che lo cercano anche a notte fonda. La compassione spinge al coinvolgimento che porta allo stupore: questa è la sua strada, può essere anche la nostra.

Si aprono gli orizzonti, comprende che la sua missione è destinata ad orizzonti più grandi, non solo Israele, tutti hanno bisogno della Buona Notizia che è Lui.

Lasciamoci avvolgere e coinvolgere dal suo stile per coinvolgerci e stupirci anche noi della dono di questa nostra vita.