Il #SEGNO di #CROCE

Il segno di croce (Romano Guardini)

Quando fai il segno di croce, fallo bene. Non così affrettato, rattrappito, tale che nessuno capisce cosa debba significare. No, un segno della croce giusto, cioè lento, ampio, dalla fronte al petto, da una spalla all’altra.

Senti come esso ti abbraccia tutto? Raccogliti dunque bene; raccogli in questo segno tutti i pensieri e tutto l’animo tuo, mentre esso si dispiega dalla fronte al petto, da una spalla all’altra. Allora tu lo senti: ti avvolge tutto, ti consacra, ti santifica. Perché? Perché è il segno della totalità ed il segno della redenzione.

Sulla croce nostro Signore ci ha redenti tutti. Mediante la croce egli santifica l’uomo nella sua totalità, fin nelle ultime fibre del suo essere. Perciò lo facciamo prima della preghiera, affinché esso ci raccolga e ci metta spiritualmente in ordine; concentri in Dio pensieri, cuore e volere; dopo la preghiera, affinché rimanga in noi quello che Dio ci ha donato. Nella tentazione, perché ci irrobustisca. Nel pericolo, perché ci protegga. Nell’atto di benedizione, perché la pienezza della vita divina penetri nell’anima e vi renda feconda e consacri ogni cosa. Pensa quanto spesso fai il segno della croce, il segno più santo che ci sia!

Fallo bene: lento, ampio, consapevole. Allora esso abbraccia tutto il tuo essere, corpo e anima, pensieri e volontà, senso e sentimento, agire e patire, tutto vi viene irrobustito, segnato, consacrato nella forza del Cristo, nel nome del Dio uno e Trino.

17/07 #ESIGENZA

a cura dei Gesuiti Italiani

ESIGENZA: l’amore è cercare ogni giorno il maggior bene dell’altro.

Non per la speranza del paradiso, né per la paura dell’inferno ma per il modo in cui tu hai amato me, io ti amo e ti amerò. Francesco Saverio

Mt 12, 1-8
In quel tempo, Gesù passò, in giorno di sabato, fra campi di grano e i suoi discepoli ebbero fame e cominciarono a cogliere delle spighe e a mangiarle.
Vedendo ciò, i farisei gli dissero: «Ecco, i tuoi discepoli stanno facendo quello che non è lecito fare di sabato». 
Ma egli rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Egli entrò nella casa di Dio e mangiarono i pani dell’offerta, che né a lui né ai suoi compagni era lecito mangiare, ma ai soli sacerdoti. O non avete letto nella Legge che nei giorni di sabato i sacerdoti nel tempio vìolano il sabato e tuttavia sono senza colpa? Ora io vi dico che qui vi è uno più grande del tempio. Se aveste compreso che cosa significhi: “Misericordia io voglio e non sacrifici”, non avreste condannato persone senza colpa. Perché il Figlio dell’uomo è signore del sabato».

Per Dio la cosa più importante è l’uomo, il bene dell’uomo. Non c’è Tempio, non c’è giustificazione che regga … è gioia e responsabilità per noi … Questa è una richiesta esigente. Rispettare le leggi compiere un sacrificio hanno un loro momento finale. L’amore non ha mai fine. Ed essa rimane comunque l’unica realtà da rispettare assolutamente. È la priorità su tutto. Ma amare significa adattarsi alle circostanze, essere duttili e misericordiosi. l’amore è più difficile, più esigente perché l’amore non ha mai fine. E noi siamo chiamati a questo, a grandi cose. Rendendoci capaci di considerare le situazioni, di giudicare e di decidere sempre per il maggior bene.

16/07 #DOCILITÀ

a cura dei Gesuiti Italiani

DOCILITÀ: fidarsi di cuore,

per poter essere come Lui

 

Tu vedi quanto le nostre parole sono in perfette e nostri concetti lontani da questa verità che tu vivi. Aiuta ciascuno di noi. C. M. Martini

 

Mt 11, 28-30

In quel tempo, Gesù disse:«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Pensiamo che tutto sia facile nella vita se pensiamo solo con la nostra testa.

Ma facilmente riconosciamo che invece i pesi più grandi della nostra vita sono dover rispondere a questa immagine di noi stessi o alle pretese degli altri verso noi.

Sono pesi molto faticosi, esigenti, in un certo senso violenti, ci fanno male.

Gesù ci propone di non seguire queste immagini, di seguire Lui, la sua Parola ed il Suo esempio. E di diventare come lui docili e miti.

La docilità di Gesù non è accettare tutto quello che viene e che gli altri ti fanno, ma è la capacità di ascoltare le parole del Padre E di metterle in pratica con un atteggiamento lineare, coraggioso ma non violento; misericordioso, tollerante, pronto sempre a perdonare  ma anche deciso e tenace. Questa è la vera immagine di Dio e questa è anche la nostra. È conformandoci ad essa che saremo felici, beati.

15/07 #PICCOLO

a cura dei Gesuiti Italiani

PICCOLO: il primo gradino per diventare grande

“L’apprendere molte cose non insegna l’intelligenza”. Eraclito

Mt 11,25-27

 In quel tempo Gesù disse: “Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te.

Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare”.

Dunque essere piccoli è il segreto. Non intelligenti, non sapienti. Semplicemente piccoli. Il Signore si rivela a chi non può vantarsi di sapere. A chi non sa.

Il non sapere è la condizione che fa uscire da quelle nostre quattro convinzioni che spesso ostentiamo come sapienza e che limitano enormemente il nostro sguardo sulla realtà.

Il non sapere ci costringe a uscire da noi stessi per cercare altrove le risposte alle domande che la vita ci pone. 

Essere piccoli è la condizione che genera stupore di fronte alla novità.

Attenzione però, piccoli, non infantili o superficiali.

Chi non sa e non si preoccupa di sapere è saccente perché implicitamente pensa di bastare a se stesso.

Essere piccoli invece è come “sapere” che Qualcuno ci può rendere grandi. E cercare questo Qualcuno.

14/07 #CRESCERE

a cura dei Gesuiti Italiani

CRESCERE: o non crescere … questo è il problema!

Camminare è proprio l’arte di guardare l’orizzonte, pensare dove io voglio andare, ma anche sopportare la stanchezza del cammino.(…) Ma pensate sempre a questo: non avere paura dei fallimenti; non avere paura delle cadute. Nell’arte di camminare, quello che importa non è di non cadere, ma di non “rimanere caduti”. Alzarsi presto, subito, e continuare ad andare. Papa Francesco

Mt 11,20-24

In quel tempo, Gesù si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi, perché non si erano convertite:

«Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidòne fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidòne saranno trattate meno duramente di voi.

E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se a Sòdoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora! Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sòdoma sarà trattata meno duramente di te»

La vita cristiana non può esistere senza la fede, e non può sussistere se la fede non è nutrita e cresce, perché senza la fede è impossibile l’amore.

L’amore non si auto-crea, lo si riceve da Dio e lo si condivide con gli altri.

Siamo invitati quindi a crescere ogni giorno nella nostra fede ad irrobustire sempre più il nostro rapporto con Dio.

La fede non è frutto di appartenenza storica ma di una relazione continuamente rinnovata. Così anche il più lontano potrà diventare il più vicino.

13/07 #DISTINGUERSI

a cura dei Gesuiti Italiani

DISTINGUERSI: Il vigore del Vangelo

diventa il criterio per esporsi davanti agli altri

 

Dimorano nella terra, ma hanno la loro cittadinanza nel cielo. Obbediscono alle leggi stabilite, e con la loro vita superano le leggi. Amano tutti, e da tutti vengono perseguitati. Non sono conosciuti, e vengono condannati. Sono uccisi, e riprendono a vivere. Sono poveri, e fanno ricchi molti; mancano di tutto, e di tutto abbondano. Sono disprezzati, e nei disprezzi hanno gloria. Sono oltraggiati e proclamati giusti. Sono ingiuriati e benedicono; sono maltrattati ed onorano. Lettera a Diogneto

Mt 10,34-11,1

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:

«Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada. Sono infatti venuto a separare l’uomo da suo padre e la figlia da sua madre e la nuora da sua suocera; e nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa.

Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me.

Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà. Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.

Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto.

Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».

Quando Gesù ebbe terminato di dare queste istruzioni ai suoi dodici discepoli, partì di là per insegnare e predicare nelle loro città.

La venuta di Gesù con il suo messaggio si scontra contro tutto ciò che è contrario a questa logica. Ci obbliga a pronunciarsi, pro o contro.

La lotta è tanto radicale che penetra nelle stesse famiglie, negli stessi luoghi che ci sembrano rassicuranti e pieni di vita.

Il Vangelo non può essere soggetto a compromessi. Non è neutrale.

E’ la propria pace che deve essere persa per servirlo.

Accogliere il Vangelo significa accettare di lottare, di dividere, di stare all’opposizione…

Questo è un tratto distintivo che dice la vera accoglienza di Gesù nella nostra vita.

12/07 il mio #Sì

a cura dei Gesuiti Italiani

il mio Sì

Mc 6, 7-13
In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche.
E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro».
Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.
 

Io sono creato per fare e per essere qualcuno per cui nessun altro è creato. Io occupo un posto mio nei consigli di Dio, nel mondo di Dio: un posto da nessun altro occupato. Poco importa che io sia ricco, povero disprezzato o stimato dagli uomini: Dio mi conosce e mi chiama per nome.

Egli mi ha affidato un lavoro che non ha affidato a nessun altro. Io ho la mia missione. In qualche modo sono necessario ai suoi intenti tanto necessario al posto mio quanto un arcangelo al suo.

Egli non ha creato me inutilmente. Io farò del bene, farò il suo lavoro.

Sarò un angelo di pace un predicatore della verità nel posto che egli mi ha assegnato anche senza che io lo sappia, purché io segua i suoi comandamenti e lo serva nella mia vocazione.

John Henry Newman