30/01 #POCA FEDE

Mc 04,35-41

POCA FEDE: scoprire nelle nostre debolezze la Sua forza

Fede è vedere anche nella notte, è liberarsi dalle paure, è non sentirsi soli sulla stessa strada.     [p. D.M. Turoldo]

Mc 4,35-41
In quel medesimo giorno, venuta la sera, disse loro: “Passiamo all’altra riva”. E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui. Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: “Maestro, non t’importa che siamo perduti?”. Si destò, minacciò il vento e disse al mare: “Taci, calmati!”. Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: “Perché avete paura? Non avete ancora fede?”. E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: “Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?”.


Possiamo vivere con poca fede? Sì, se …

 

  • Abbiamo difficoltà a liberarci dalle nostre sicurezze.
  • Rimaniamo ancorati al passato. 

  • Non ci sentiamo sicuri e tranquilli quando Dio tace. 


I discepoli, come noi, non riescono a sopportare il silenzio di Dio. E questo capita soprattutto nei tormenti della vita data dalle situazioni o anche da persone.

Che fare?
Gridare la propria paura! Questa è la nostra preghiera … e Lui … come al solito … interviene … e noi ci potremo stupire, fidarci sempre più e gioire della bellezza della Sua presenza

29/01 #EFFICACIA

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EFFICACIA: LA FIDUCIA E’ COME LE PIANTE, CRESCE DA PICCOLI SEMI

 

La natura umana non è una macchina da costruire secondo un modello e da regolare perché compia esattamente il lavoro assegnato, ma un albero, che ha bisogno di crescere e di svilupparsi in ogni direzione, secondo le tendenze delle forze interiori che lo rendono una persona vivente.  [John Stuart Mill]

Mc 4,26-34
In quel tempo, Gesù diceva alla folla: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».

Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».
Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.

 

Non è l’azione dell’uomo che produce il Regno, ma la potenza stessa di Dio, nascosta nel seme.
Tante nostre ansie per il bene non solo sono inutili, ma dannose. Come il male ha in sé la propria morte e si uccide, così il bene ha in sé la propria vita e cresce da sé, in modo inarrestabile.
In queste parole Gesù evidenzia il contrasto tra l’inattività nostra e l’azione di Dio. Ma è solo apparente, perché egli agisce proprio dove noi sappiamo di non potere e attendiamo tranquilli con fiducia. L’efficacia evangelica è l’opposto dell’efficienza mondana.
A Gesù dicono che bisogna darsi da fare prima che sia troppo tardi: è ora di agire con urgenza e determinazione – come gli zeloti – perché non vada perduto il frutto delle sue fatiche. Ma lui risponde che, a tirar l’erba, non cresce. Solo si strappa. La vita ha il suo ritmo, che non puoi impunemente affrettare. Una volta gettato, il seme cresce da sé, con la calma di un fiume che va al mare. “Invano vi alzate di buon mattino, tardi andate a riposare e mangiate pane di sudore: il Signore ne darà ai suoi amici nel sonno” (Sal 127,2).

[p. Silvano Fausti sj]

28/01 #LUCE

Mc 04,21-25

LUCE: Mostrare la bellezza dell’amore e della vita ricevuta

 

La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori. [Alda Merini]

 

Mc 4,21-25
Diceva loro: «Viene forse la lampada per essere messa sotto il moggio o sotto il letto? O non invece per essere messa sul candelabro? Non vi è infatti nulla di segreto che non debba essere manifestato e nulla di nascosto che non debba essere messo in luce. Se uno ha orecchi per ascoltare, ascolti!». Diceva loro:«Fate attenzione a quello che ascoltate. Con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi; anzi, vi sarà dato di più. Perché a chi ha, sarà dato; ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha».

Gesù ci stimola alla responsabilità . Non basta semplicemente ascoltare, accogliere, ricevere … è necessario collaborare con il messaggio ricevuto per farlo fruttificare.
L’amore universale di Dio deve essere universalmente conosciuto.
Però come ogni lampada abbiamo bisogno ogni giorno di olio nuovo per continuare ad ardere, il movimento deve essere duplice: ascoltare e illuminare.

Da una parte, restare sempre aperti all’ascolto, il quale va fatto con discernimento, non ogni parola è Parola di vita. Anche nell’ascolto bisogna essere selettivi per ascoltare parole di vita e non di morte. Dall’altra parte, siamo chiamati ad essere luce, ad illuminare altri per non disperdere l’olio che riceviamo. Comunichiamo la vita e l’amore che ci sono donati, condividiamo con parole di vita la nostra vita di fede. Facciamo luce alla bellezza che circonda nel mondo e negli altri per mostrarla sempre chiaramente.

27/01 #FECONDITA’

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FECONDITA’: desideri di fecondità


“Continua a piantare i tuoi semi, perché non saprai mai quali cresceranno, forse lo faranno tutti.” [Albert Einstein]

 

Mc 4,1-20
In quel tempo, Gesù cominciò di nuovo a insegnare lungo il mare. Si riunì attorno a lui una folla enorme, tanto che egli, salito su una barca, si mise a sedere stando in mare, mentre tutta la folla era a terra lungo la riva. Insegnava loro molte cose con parabole e diceva loro nel suo insegnamento:

«Ascoltate. Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; e subito germogliò perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde tra i rovi, e i rovi crebbero, la soffocarono e non diede frutto. Altre parti caddero sul terreno buono e diedero frutto: spuntarono, crebbero e resero il trenta, il sessanta, il cento per uno».

E diceva: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!». Quando poi furono da soli, quelli che erano intorno a lui insieme ai Dodici lo interrogavano sulle parabole. Ed egli diceva loro: «A voi è stato dato il mistero del regno di Dio; per quelli che sono fuori invece tutto avviene in parabole, affinché guardino, sì, ma non vedano, ascoltino, sì, ma non comprendano, perché non si convertano e venga loro perdonato».

E disse loro: «Non capite questa parabola, e come potrete comprendere tutte le parabole? Il seminatore semina la Parola. Quelli lungo la strada sono coloro nei quali viene seminata la Parola, ma, quando l’ascoltano, subito viene Satana e porta via la Parola seminata in loro. Quelli seminati sul terreno sassoso sono coloro che, quando ascoltano la Parola, subito l’accolgono con gioia, ma non hanno radice in se stessi, sono incostanti e quindi, al sopraggiungere di qualche tribolazione o persecuzione a causa della Parola, subito vengono meno. Altri sono quelli seminati tra i rovi: questi sono coloro che hanno ascoltato la Parola, ma sopraggiungono le preoccupazioni del mondo e la seduzione della ricchezza e tutte le altre passioni, soffocano la Parola e questa rimane senza frutto. Altri ancora sono quelli seminati sul terreno buono: sono coloro che ascoltano la Parola, l’accolgono e portano frutto: il trenta, il sessanta, il cento per uno».


Il seminatore ha
rischiato tutto e ora comincia a tremare: gli uccelli, il sole, i rovi … inizia a sentire il fallimento, il rischio del fallimento è sempre presente nella nostra vita. È importante scrutare dentro e fuori di noi, per scoprire la presenza di strade indurite, terreni sassosi e rovi, cioè tutto ciò che può rendere la nostra esistenza arida e senza frutti. Però se il seminatore non buttasse via il seme, non avrebbe da vivere. Così la vita, se tu la tieni, sei morto. La vita è dono e proprio in quanto dono è fecondo e fruttifica . Senza uscire a gettare il seme sicuramente non si incontrerebbero difficoltà ma si resterebbe senza nulla. Invece, quando si semina si incontrano difficoltà ma il frutto sarà un frutto insperato, al di là di ogni difficoltà. Perché? Perché il bene che semini nella tua esistenza non resta mai senza frutto.

26/01 #DISCEPOLI

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DISCEPOLI: rivivere in prima persona, insieme, quello che abbiamo ricevuto da altri


A un discepolo che si lamentava continuamente degli altri, il maestro disse: “Se è la pace che vuoi, cerca di cambiare te stesso, non gli altri. E’ più facile proteggersi i piedi con delle pantofole che ricoprire di tappeti tutta la terra!”. [Anthony De Mello sj]

 

Lc 10, 1-9
In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”».

Dice s. Gregorio Magno: “Ecco che egli manda a due a due i discepoli a predicare, perché sono due i precetti della carità: l’amore di Dio, cioè, e l’amore del prossimo. Il Signore manda i discepoli a due a due a predicare per indicarci tacitamente che non deve assolutamente assumersi il compito di predicare chi non ha la carità verso gli altri”.

Vivere accanto ai grandi maestri non basta se non ci si decide per un impegno in prima persona! È questo che ci hanno lasciato nei secoli Timoteo, nato a Listra da madre giudea, e Tito, di origine greca, i più noti collaboratori dell’apostolo delle genti, Paolo. Lo stile  con cui Gesù ha inviato i Dodici rimane confermato anche nell’invio dei Settantadue… I numeri dei chiamati cambiano, i contesti geografici anche, le qualità umane e le storie delle persone inviate sono sempre diverse… Eppure c’è qualcosa che non muta… Il non poter essere da soli a portare pace in qualcuna delle case dove entriamo e il poter ritrovarsi a prinunciare con qualcuno accanto queste parole: “E’ vicino a voi il Regno di Dio”.

25/01 #INVIO

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INVIO:  CONVERSIONE DI SAN PAOLO APOSTOLO

Mc 16,15-18
In quel tempo, Gesù apparve agli Undici e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi noncrederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove,prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».

Gli evangelisti non hanno bisogno di spiegare cos’è la risurrezione! La risurrezione del Messia, il primogenito, è l’anticipo di quella degli altri fratelli. Ascoltando e facendo la sua parola, anche loro diventeranno figli. La risurrezione, alla quale tutto il creato partecipa, è frutto dell’“ascolto”, che ci rende eredi di Dio. Il Figlio è venuto per dirci e darci quanto il Padre vuol donare ad ogni figlio.

È proprio andando verso gli altri che si incontra l’Altro: amando loro, viviamo del suo Spirito e siamo nel Padre. Tutto il vangelo tende alla “missione” verso i fratelli. In essa realizziamo la nostra “vocazione” di figli, e siamo con colui che è sempre con noi, per portare il mondo al suo compimento. Lui infatti, l’ultimo degli uomini, attende che gli diventiamo fratelli, per donarci il nostro essere figli!