29/09 # SFIDA

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SFIDA: riconoscere gli esempi del passato per entrarte nell’oggi


Siamo fatti per partire,

per cercare la fonte.
Per vivere in viaggio,
come pellegrini e come figli
che continuamente si mettono alla sequela,
alla scuola di Gesù,
e che … arrivati ad un punto …
vivono il pensiero
che hanno scritto fino a lì,
solo come introduzione al tema …
e vanno a capo …
per continuare la storia! 

Madre Teresa

Lc 4, 16-30
In quel tempo, Gesù  cominciò a dire:
«In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Elisèo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».

All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino. 

Il Signore vuole entrare nella nostra storia e si gioca tutto se stesso. Ma desidera incontrarci non come un passante, non come un amico lontano conosciuto quest’estate, viene come compimento, pienezza della nostra vita. Ci porta la benedizione di Dio, la realizza oggi in questa nostra vita segnata da tante contraddizioni.

Tante volte nel passato si è presentato ed oggi ricomincia in un modo apparentemente meno eclatante, ma tutto è lì nel piccolo, nell’ordinario, in un pane spezzato che ci apre allo straordinario di Dio e della vita.

Attenzione quindi! Ci potrebbe capitare che invece di lasciarci coinvolgere dal dono che è Dio oggi, ci chiudiamo su ciò che già conosciamo di lui e lo pretendiamo a nostro modo … 

Chiediamo oggi il dono, la grazia di poter accogliere questa nuova vita che ricomincia!

27/02 #PADRE

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Dio ha posto la delizia, la gioia nello stare con noi, perché Dio ci ha creati per fare festa con lui, ci ha creati per una vita per sempre. [Enzo Bianchi]


Lc 15, 1-3. 11-32
In quel tempo, si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». Ed egli disse loro questa parabola:
«Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».
 

La conversione non è tanto un processo psicologico del peccatore che ritorna a Dio, quanto il cambiamento dell’immagine di Dio che giusto e peccatore devono fare.  Convertirsi significa scoprire il suo volto di tenerezza che Gesù ci rivela, volgersi dall’io a Dio, passare dalla presunzione della propria giustizia alla gioia di essere figli del Padre.

26/02 #POTERE

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POTERE: un braccio di ferro tra il potere “dominio” ed il potere “servizio”

Il vero potere è quello del Dio crocifisso: 

un potere che vuole l’alterità dell’altro 

fino a lasciarsi uccidere per offrirgli la risurrezione.

Perciò il potere assoluto s’identifica con l’assoluto del dono di sé,

con il sacrificio che comunica la vita agli uomini e fonda la loro libertà

(Olivier Clément)

 

Mt 21, 33-43. 45
In quel tempo, Gesù disse ai principi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Ascoltate un’altra parabola: C’era un padrone che piantò una vigna e la circondò con una siepe, vi scavò un frantoio, vi costruì una torre, poi l’affidò a dei vignaioli e se ne andò. Quando fu il tempo dei frutti, mandò i suoi servi da quei vignaioli a ritirare il raccolto. Ma quei vignaioli presero i servi e uno lo bastonarono, l’altro lo uccisero, l’altro lo lapidarono. 

Di nuovo mandò altri servi più numerosi dei primi, ma quelli si comportarono nello stesso modo.
Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: Avranno rispetto di mio figlio! Ma quei vignaioli, visto il figlio, dissero tra sé: Costui è l’erede; venite, uccidiamolo, e avremo noi l’eredità. E, presolo, lo cacciarono fuori della vigna e l’uccisero.
Quando dunque verrà il padrone della vigna che farà a quei vignaioli?».  Gli rispondono: «Farà morire miseramente quei malvagi e darà la vigna ad altri vignaioli che gli consegneranno i frutti a suo tempo».
E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: “La pietra che i costruttori hanno scartata è diventata testata d’angolo; dal Signore è stato fatto questo ed è mirabile agli occhi nostri”? Perciò io vi dico: vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare».
Udite queste parabole, i sommi sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro e cercavano di catturarlo; ma avevano paura della folla che lo considerava un profeta.

 
Ogni giorno scopriamo che nella nostra vita ci vengono affidati piccoli poteri su gli altri, sulle situazioni. 
Si tratta di scegliere la logica con cui esercitare questo potere
La logica dei vignaioli, che vuole dominare, distruggere l’altro  o la logica di Gesù che si restringe per far spazio agli altri, nella pace e nell’amore
Scegliere il potere “servizio” significa accettare in diversi modi  l’uccisione nostra e di Gesù.
Nell’uccisione del Figlio si compie tutto, sia la nostra perversità sia la sua bontà. 
Il nostro male esaurisce la sua carica negativa, togliendo la vita all’autore della vita; e Dio si manifesta tale, donando la sua vita a noi che gliela rubano.
Buona giornata di servizio!

25/02 #CAPOVOLGIMENTI

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CAPOVOLGIMENTI: con gli occhi di Dio s’intravede vita dove c’è morte e morte dove c’è sopravvivenza

Chi si trova nella desolazione si sforzi di conservare la pazienza, che si oppone alle sofferenze che patisce; e pensi che presto sarà consolato, se si impegna con ogni diligenza contro quella desolazione, reagendo intensamente.
[Ignazio di Loyola]

 

Lc 16, 19-31

In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”.

Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”.

E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».

 
È la lettura della realtà dal punto di vista di Dio, che Gesù aveva già proclamato nelle beatitudini. È il capovolgimento del modo errato che ha l’uomo di valutare . “Tu hai avuto i tuoi beni nella tua vita”, gli dice Abramo, rifacendo il verso ai “miei beni, i miei magazzini, la mia vita” del ricco stolto (12,17ss). 
Lazzaro invece ha avuto solo dei mali, e per di più non suoi!  Ora la situazione si ribalta, e in modo definitivo.  Bisogna “ricordarsi” di questo, perché siamo portati a dimenticarlo.
La realtà si capovolge: dove c’è apparente vita con gli occhi sapienti di Dio si può intravedere chiusura, morte
Dove c’è oscurità, vita, nuove possibilità!
 

24/02 #PERDERE

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PERDERE: il modo migliore per ritrovare e ritrovarsi


“… messe da parte le loro brame e gli affari umani, si metterebbero totalmente a disposizione della volontà di Dio. Griderebbero certo dal profondo del loro cuore: «Signore, eccomi; che cosa vuoi che io faccia?» (At 9,6). Mandami dove vuoi, magari anche in India”.

[S. Francesco Saverio]

 

Mt 20, 17-28
In quel tempo, mentre saliva a Gerusalemme, Gesù prese in disparte i dodici discepoli e lungo il cammino disse loro: «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti e agli scribi; lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani perché venga deriso e flagellato e crocifisso, e il terzo giorno risorgerà».
Allora gli si avvicinò la madre dei figli di Zebedèo con i suoi figli e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Di’ che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno». Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo». Ed egli disse loro: «Il mio calice, lo berrete; però sedere alla mia destra e alla mia sinistra non sta a me concederlo: è per coloro per i quali il Padre mio lo ha preparato». Gli altri dieci, avendo sentito, si sdegnarono con i due fratelli. Ma Gesù li chiamò a sé e disse: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dòminano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

 
Cosa sei pronto a dare per Gesù? Cosa sei pronto a perdere affinché il Regno di Dio avanzi? Domande che raramente ci facciamo, e certamente sentiamo più nostra la richiesta che la madre di Giacomo e Giovanni di Zebedeo fa a Gesù: fai qualcosa per noi!?!
Il Vangelo di oggi ci può mette di fronte la nostra vera “falsa immagine”, quella in cui crediamo: crediamo di poter governare e dominare, tenere per noi , guadagnare un posto … ma avere un posto nell’amore, un posto che mai nessuno toglierà, siamo invitati a passare dalla domanda: “voglio qualcosa da te” alla domanda “cosa posso fare per te Gesù?”.
Solo così posso vivere nella logica del Cristo, perché il mio sguardo passa da essere su di me ad essere su di Lui!
E la vita in Cristo passa attraverso il servire. Solo servendo impari ad amare, e solo amando impari a donare anche la vita.
La vita cristiana si può semplificare in un semplice principio : in tutto amare e servire il Signore.

23/02 #INCOERENZA

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INCOERENZA: chiedere agli altri quello che noi non vogliamo vivere

L’amore deve manifestarsi con le azioni più che con le parole.
[Ignazio di Loyola]

Mt 23, 1-12
In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo:«Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito. Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati “rabbì” dalla gente. Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo. Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato».

Gesù con grande chiarezza invita a fermarci e ad osservare le nostre azioni e le nostre parole. Spesso capita che le nostre parole, i nostri insegnamenti, quello che davanti a tutti riteniamo importante, in realtà noi siamo i primi a non viverlo, a non metterlo in pratica. Si tratta di riconoscere questo atteggiamento e non acconsentire ad esso.
Si tratta di giocare la nostra vita su un’altra logica: quella del Vangelo.
In prima persona siamo innanzitutto chiamati a vivere ciò in cui crediamo, nella semplicità della quotidianità. Il Vangelo è testimonianza di ciò che si vive in prima persona.
Siamo tutti figli, ed in quanto figli, fratelli, invitati a camminare insieme lungo la via di Gesù.