31/03 #CREDERE

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CREDERE: lo spazio in cui lasciarsi coinvolgere da un’amicizia vera

Chi non crede in niente comincia a credere a tutto. (Gilbert K. Chesterton)

 

Lc 24,35-48
Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane. Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro. Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni.
 
Non c’è niente da fare: quando siamo in situazioni difficili, che ci portano tristezza e sofferenze, ci aspettiamo sempre che accada qualcosa di ancora peggiore. Abbiamo perso la speranza. Ai discepoli succede qualcosa di simile: Gesù è morto ed ogni speranza è sparita, quindi l’apparizione di Gesù non può che essere un fantasma. È morto, non può essere in vita! Ma d’altronde credere di avere davanti il Risorto vuol dire mettere in crisi tutta la loro struttura mentale. È più “logico” credere di avere di fronte un fantasma… A volte siamo disposti a credere alle cose più assurde pur di non mettere in discussione le nostre certezze.
La resurrezione quindi come può essere vista? Come l’irruzione nelle nostre vite di un evento che supera ogni logica e spiegazione razionale, come il ribaltamento di una situazione di morte dalla quale non pensiamo sia possibile uscire, come la disponibilità a fare quel passo in cui tutte le nostre certezze e convinzioni sono messe da parte.
Non è facile però questo cambiamento, e i discepoli ce lo mostrano. Gesù deve chiedere qualcosa da mangiare per poter mostrare che non è un fantasma!
E noi? Preferiamo avere a che fare con i nostri fantasmi o con il Risorto?

30/03 #DIALOGO

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DIALOGO: pensiero e toni che s’incontrano

La parola comunica il pensiero, il tono le emozioni

 
Lc 24,13-35
Ed ecco, in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?».  Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto». Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.
 

Da dove inizia l’incontro con il Signore? Inizia dal contatto con il nostro vissuto. Quando Gesù si avvicina ai discepoli di Emmaus non si presenta, ma pone una domanda: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Gesù vuole che i due discepoli tirino fuori davanti a lui la loro tristezza, la delusione, il peso delle speranze cadute nel vuoto. Dicono a Gesù: “Gesù, hai sbagliato tutto! Non è così che doveva andare! Siamo delusi”. Parlando quindi possono dare un nome ai sentimenti che si agitano dentro di loro.

Ecco quindi che si svela l’importanza della parola: ci permette di snodare i nostri stati d’animo, così spesso intrecciati fra loro al punto da non capire bene quello che viviamo.

Ma allora come fare per conoscere il Signore? Ci vuole tempo e desiderio, ma Gesù ci mostra come fare: attraverso le Scritture e lo spezzare il pane . Chiediamo al Padre che ci faccia conoscere suo Figlio, e che attraverso questi due doni possiamo lasciarci toccare dalla novità radicale di Gesù, e passare dal “ci hai deluso!” al “adesso ti conosco! Grazie Signore!”.

29/03 #PARADISO

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PARADISO: già oggi il giardino della relazione, che Lui custodisce per noi


Sam Gamgee trasse un profondo respiro. «Sono tornato», disse
[J.R.R.,Tolkien, Il Signore degli anelli (frase finale)].

 

Gv 20,11-18
Maria invece stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!»– che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”». Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.

Maria si sbaglia, crede di parlare con il custode del giardino, ma in realtà colui con cui parla è Gesù. Ma davvero è uno sbaglio? Forse no. Forse incontrando il Risorto-custode, Maria è tornata nell’Eden , il giardino da cui siamo stati cacciati a causa del peccato dei nostri padri. Quel lunghissimo pellegrinaggio iniziato con Adamo ed Eva e continuato attraverso il popolo di Israele è finito. E non è finito perché siamo arrivati, ma perché il Signore è venuto a mostrarci la strada. È attraverso il Risorto che noi ritorniamo a casa, tra le braccia di questo Padre che ci aspetta (un po’ come Sam Gamgee, che tira un sospiro di sollievo quando torna dalla lunga avventura che ha avuto con Frodo e gli altri della Compagnia dell’anello).

L’Eden quindi non è un luogo specifico, perché ogni luogo diventa Eden nel momento in cui accogliamo che il Signore è morto e risorto per noi. Eden è lo spazio di comunione con la Trinità.

24/03 Giovedì Santo #PIEDI

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PIEDI: l’importanza di ciò che non dà subito riconoscimento

Il servizio che si deve prestare nella comunione cristiana è la disponibilità all’aiuto concreto. In primo luogo s’intende l’aiuto più semplice nelle piccole cose esteriori. Ce n’è una quantità nella vita di ogni comunità. Nel più modesto servizio nessuno è sprecato. [Dietrich Bonhoeffer]

Giovedì Santo – Gv 13,1-15
Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine. Mentre cenavano, quando già il diavolo aveva messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo, Gesù sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugatoio di cui si era cinto. Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: “Signore, tu lavi i piedi a me?”. Rispose Gesù: “Quello che io faccio, tu ora non lo capisci, ma lo capirai dopo”. Gli disse Simon Pietro: “Non mi laverai mai i piedi!”. Gli rispose Gesù: “Se non ti laverò, non avrai parte con me”. Gli disse Simon Pietro: “Signore, non solo i piedi, ma anche le mani e il capo!”. Soggiunse Gesù: “Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto mondo; e voi siete mondi, ma non tutti”. Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: “Non tutti siete mondi”. Quando dunque ebbe lavato loro i piedi e riprese le vesti, sedette di nuovo e disse loro: “Sapete ciò che vi ho fatto? 
Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi. 

Ringraziamo il Signore perché la vita è costellata di tante occasioni di servizio umile. Sono opportunità interessanti per misurare la nostra maturità nella vita cristiana.
E’ un’opportunità per fare verità sullo spessore della nostra crescita spirituale.
Ci sono servizi ‘arricchenti’,  fruttuosi per la crescita personale, appetitosi. Per esempio accompagnare un gruppo educativo. E’ fondamentale che ci siano esperienze gustose di servizio.
Tuttavia una certa maturità si misura se accanto a queste siamo anche capaci di gesti di servizio che non portano immediato riconoscimento e gratificazione. Pulire una stanza, una casa, lavare i bagni è un’occasione per vivere qualcosa della lavanda dei piedi.

23/03 #SGUARDO

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SGUARDO di GESU’: occhi che aprono nuovi orizzonti


Ecco la vera Pasqua, ecco il vero passaggio: è il passaggio a un’immagine di Dio radicalmente nuova, un volto di Dio che ci lascia stupiti e imbarazzati vedendo come si relaziona con noi, mentre noi siamo assorbiti nel  nostro mugugnare per le cose che non vanno come vorremmo
.

 

Mercoledì Santo – Mt 26,14-26
Allora uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai sommi sacerdoti e disse: “Quanto mi volete dare perché io ve lo consegni?”. E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnarlo. Il primo giorno degli Azzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: “Dove vuoi che ti prepariamo, per mangiare la Pasqua?”. Ed egli rispose: “Andate in città, da un tale, e ditegli: Il Maestro ti manda a dire: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”. I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua. Venuta la sera, si mise a mensa con i Dodici. Mentre mangiavano disse: “In verità io vi dico, uno di voi mi tradirà”. Ed essi, addolorati profondamente, incominciarono ciascuno a domandargli: “Sono forse io, Signore?”. Ed egli rispose: “Colui che ha intinto con me la mano nel piatto, quello mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come è scritto di lui, ma guai a colui dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito; sarebbe meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!”. Giuda, il traditore, disse: “Rabbì, sono forse io?”. Gli rispose: “Tu l’hai detto”. 

 

Che densità in quel “ tu l’hai detto ”. Il Signore ha saputo tenere insieme tante cose in poche parole: misericordia, tenerezza, chiamare le cose col proprio nome , invito alla vigilanza, preoccupazione per l’itinerario dell’altro quando l’altro inclina al male.
Lo sguardo, il tono e il volume della voce avranno permesso di tenere tutto insieme in quelle poche parole.Uno spettacolo! Uno spettacolo da contemplare. Come fosse una fotografia che mi è cara. La fisso, me ne impregno, senza volere altro.

 

22/03 #FRAGILITA’

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FRAGILITÀ: il luogo dove sperimentare la Sua “signorilità”

Sono un uomo di vetro e non di ferro e ho bisogno di un Dio fatto di un vetro ancora più sottile che può infrangersi al solo batter di vento. Il Dio forte è più fragile di ogni uomo, un campione di forza nella fragilità. Questo è Dio.         [V. Andreoli]
Martedì Santo – Giovanni 13,21-33;36-38
Dette queste cose, Gesù si commosse profondamente e dichiarò: “In verità, in verità vi dico: uno di voi mi tradirà”. I discepoli si guardarono gli uni gli altri, non sapendo di chi parlasse. Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. Simon Pietro gli fece un cenno e gli disse: “Dì, chi è colui a cui si riferisce?”. Ed egli reclinandosi così sul petto di Gesù, gli disse: “Signore, chi è?”. Rispose allora Gesù: “È colui per il quale intingerò un boccone e glielo darò”. E intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda Iscariota, figlio di Simone. E allora, dopo quel boccone, satana entrò in lui. Gesù quindi gli disse: “Quello che devi fare fallo al più presto”. Nessuno dei commensali capì perché gli aveva detto questo; alcuni infatti pensavano che, tenendo Giuda la cassa, Gesù gli avesse detto: “Compra quello che ci occorre per la festa”, oppure che dovesse dare qualche cosa ai poveri. Preso il boccone, egli subito uscì. Ed era notte. Quand’egli fu uscito, Gesù disse: “Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e anche Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete, ma come ho già detto ai Giudei, lo dico ora anche a voi: dove vado io voi non potete venire. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri”. Simon Pietro gli dice: “Signore, dove vai?”. Gli rispose Gesù: “Dove io vado per ora tu non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi”. Pietro disse: “Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!”. Rispose Gesù: “Darai la tua vita per me? In verità, in verità ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte”.
Gesù affronta la fragilità delle relazioni umane: il tradimento di Giuda e l’espressione ingenua di entusiasmi – “Darò la mia vita per te!” – che presto, nella fuga generale, riveleranno il loro scarso spessore.
Gesù affronta la fragilità delle relazioni umane con forza, calma, dignità. Non si abbandona all’eterno lamentarsi, al vittimismo. Questa forza di Gesù è davvero attraente.
E’ un Vangelo spiazzante. Sembra che Gesù voglia scoraggiarci: “ Dove io vado per ora tu non puoi seguirmi”.  Cosa manca al momento presente che vivevano i discepoli?
Mancava l’evento della morte e risurrezione di Gesù. Solo questo evento può dare la forza di seguire Gesù. L’evento è ormai avvenuto. Cioè la dignità di Gesù nel marasma della vita. Dignità vissuta e manifestata per me, fino alla morte. Perché io ne fossi nutrito/a. Non c’è bisogno di altro. 
Buona giornata!

21/03 #GESTI D’AMORE

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GESTI D’AMORE: la gratitudine per i tuoi doni si manifesti nel buon profumo di azioni significative

La vicinanza fisica di altri cristiani è fonte d’incomparabile gioia e ristoro per il credente. L’apostolato Paolo in carcere ha grande desiderio che venga da lui Timoteo ‘suo diletto figlio nella fede’ (1 Tm 1,2); lo chiama, nei suoi ultimi giorni di vita lo vuol rivedere e avere vicino.     [Dietrich Bonhoeffer]
 
Lunedì Santo – Gv 12,1-11
Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui gli fecero una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento. Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che doveva poi tradirlo, disse: “Perché quest’olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?”. Questo egli disse non perché gl’importasse dei poveri, ma perché era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. Gesù allora disse: “Lasciala fare, perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me”. Intanto la gran folla di Giudei venne a sapere che Gesù si trovava là, e accorse non solo per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti. I sommi sacerdoti allora deliberarono di uccidere anche Lazzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù. Il giorno seguente, la gran folla che era venuta per la festa, udito che Gesù veniva a Gerusalemme, prese dei rami di palme e uscì incontro a lui gridando: Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d’Israele! 
 

Quando si vuole bene a qualcuno si gode del regalargli qualcosa di sé
attraverso dei segni. Si desidera offrire un segno prezioso che dica quanto il destinatario ci è caro
Nella preghiera o anche nei nostri pensieri di questa giornata potremmo tenere il fotogramma di Maria che con gioia cosparge i piedi di Gesù di olio profumato. E’ una grazia il desiderio di fare convergere corpo, memoria, volontà e affetti in un gesto pieno di significato, dal profumo denso.
Immersi in una cultura presa da attività, produzione, risultati, questo brano ci richiama la bellezza di gesti di puro affetto dove si esprime la relazione personale con il Signore. Le relazioni con gli altri, la preghiera personale, la cura della liturgia possono essere luoghi dove esprimere e rafforzare questo affetto.
 
Buona giornata!