30/04 #verifiche

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LA VERIFICA dell’AMORE: quando l’amore diventa carità operosa …

“La carità e la giustizia non sono solo azioni sociali ma sono azioni spirituali realizzate nella luce dello Spirito Santo.” [Benedetto XVI]


Gv 15,18-21
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:«Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondpane o vi odia.
Ricordatevi della parola che io vi ho detto: “Un servo non è più grande del suo padrone”. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma faranno a voi tutto questo a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato».

 
Quando compiamo una chiara scelta di vita allora incontriamo anche difficoltà, opposizioni, contrasti. Chi decide fermamente di seguire Cristo nella sua vita, facendo suoi i criteri del Vangelo, si trova gettato fuori, considerato un estraneo e nemico. La vita di chi sceglie il Vangelo diviene una continua accusa alle opere perverse del mondo e un rimprovero eloquente per chi si allontana dal Vangelo. Il «mondo» è piuttosto un modo di pensare e di agire fondato sull’egoismo e sulla paura. Si impone a tutti, quasi un canovaccio nel quale ognuno è costretto dalle circostanze a recitare la sua parte. Chi cerca la verità, la libertà e l’amore è rifiutato.
Quando incontriamo queste opposizioni e difficoltà ricordiamo che il Signore ci ha scelti e inviati. E quindi la paura non può avere la meglio su chi il Signore ha scelto, chiamato e inviato. L’amore non è una realtà da racchiudere nello scrigno del cuore, come dice una certa letteratura devozionale. È, invece, un fermento da immergere nella pasta della storia e dell’umanità. L’amore fa uscire dal guscio dell’egoismo per entrare nel mondo, per ascoltare il lamento del povero nella notte, per stendere la mano a chi è ai margini delle strade, per essere la luce del cieco. E per questo che l’amore diventa carità operosa, diventa annunzio del Vangelo della salvezza.

29/04 #SANTA CATERINA

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SANTA CATERINA PATRONA D’ITALIA: un cuore in cui ritrovare forza per camminare

Colui che stima il suo tempo troppo prezioso per poterlo perdere ad ascoltare gli altri, in realtà non avrà mai tempo né per Dio né per il prossimo; ne avrà soltanto per se stesso e per le proprie idee. [Dietrich Bonhoeffer]

 
Mt 11, 25-30
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».
 

Santa Caterina: infermiera volontaria e messaggera di pace

    Sono queste in sintesi i due grandi operati di Santa Caterina da Siena. Da una parte infermiera volontaria tra i deboli, dall’altra messaggera di pace tra i potenti: parlò a papi e lebbrosi, a generali ed a cuoiai, a regine ed a donne di casa.

Caterina interpretò la carità cristiana in modo operativo e concreto, tanto che frequentò giornalmente l’ospedale senese portando assistenza e conforto ai malati. Rappresenta dunque il modello di infermiera volontaria per eccellenza: piena di carità, pazienza, energia e forza di volontà. Per questo Caterina è stata paragonata ad una grande figura della nostra epoca, Madre Teresa di Calcutta.

Non solo: nelle lettere ai politici suoi contemporanei ricorda che il potere di governare la città è un “potere prestato” da Dio. La politica, per la Santa Senese, è la buona amministrazione della cosa pubblica finalizzata ad ottenere il bene comune e non l’interesse personale. Per far questo il buon amministratore deve ispirarsi direttamente a Gesù Cristo, che rappresenta l’esempio più alto di giustizia. Per questo, Giovanni Paolo II ha definito S.Caterina da Siena “messaggera di pace” e “la mistica della politica”.

 

28/04 #LASCIARSI AMARE

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LASCIARSI AMARE: creati e custoditi da un grande Amore

“L’amore di Dio non è un amore che cerca per sé, ma che regala a coloro che non hanno”. [Tomas Spidlik sj]

 

Gv 15,9-11
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena».

 

Tutto il vangelo conduce ad un’unica, disarmante verità: siamo amati. Amati da Dio che ci ha voluti, pensati, siamo preziosi ai suoi occhi.
Tante volte sperimentiamo e ci sentiamo dire il contrario: «non sei amato».
Oggi sperimentiamo che siamo amati solo se produciamo qualcosa, se siamo qualcuno, o se diventeremo qualcuno.
Invece, Dio ci ama oggi così come siamo , non come dovremmo essere o come altri si aspettano che dovremmo essere.
Quando sentiamo, sperimentiamo questo sentirci amati è importante rimanerci. Quest’amore ha un aspetto paradossale.
Il punto di partenza assoluto è quello di Dio «che ama per primo». Se infinita è la sorgente, infinita è anche la meta. Il livello del nostro amore potrà allora avere come misura quella proposta dall’amore del Cristo: «Amatevi l’un l’altro come io vi ho amati».
L’amore è una scintilla accesa nel cuore di ogni uomo, un seme deposto nel terreno della vita. Rimaniamo in questo amore e lasciamoci amare e riempire di infinito per essere pieni della sua gioia.

27/04 #FONDAMENTO

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FONDAMENTO: l’azione d’amore nasce e cresce nella relazione con Lui

L’efficacia del servizio nasce dalla forza stessa dell’unione con Gesù.

[Silvano Fausti sj]

 
Gv 15,1-8
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».
La nostra azione scaturisce da ciò che siamo: solo uniti al  Figlio siamo figli e possiamo portare frutti di amore fraterno. È talmente importante dimorare in lui che, se non c’è, siamo rami secchi, già morti.
L’azione vera scaturisce dalla contemplazione: nasce da un cuore che conosce e ama. Se non si conosce, si sbaglia nel fare; se non si ama, non si ha la forza per fare.
Non dimorare in lui, vita di ciò che esiste, equivale a essere già morti. Ogni nostra  attività è inconcludente, non dà vita, perché centrata su noi stessi che riceviamo e non fabbrichiamo vita.
Dimorare in lui significa che le sue parole dimorano in noi.
Non è sufficiente accettare Gesù come persona; bisogna accettare anche il suo messaggio, con tutte le sue parole. Accogliere una persona vuol dire anche accettare il suo mondo, la sua storia . Dimorare in lui, accettarlo e amarlo, significa avere il suo stesso modo di pensare e, quindi, di agire .
Da qui, al cuore della nostra vita, possiamo ripartire per vivere nell’amore ogni luogo che abitiamo.

26/04 #PACE

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PACE: il suo Dono, per me e per gli altri


Trova la pace in te e migliaia la troveranno attorno a te [Serafino di Sarov]

 
Gv 14,27-31
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate. Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il prìncipe del mondo; contro di me non può nulla, ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre, e come il Padre mi ha comandato, così io agisco».

 

Siamo di fronte alle ultime parole di Gesù. Questo è il momento in cui si dice ciò che sta veramente a cuore.

Ci avverte con molta semplicità e verità che non sarà più presente fisicamente, ma ci lascerà i suoi frutti per la vita, la pace, e Colui che continuamente ci permetterà di comunicare con Lui, lo Spirito Santo.

La pace è “il” dono che contiene ogni altro dono . La pace è propria di chi è appagato, di chi ha trovato ciò che cerca, ottenuto ciò che desidera. Gesù ci dà la “sua” pace: è la pace messianica, pienezza di ogni benedizione. Questa pace nasce dall’amore e fiorisce nella gioia.

Per il mondo, la pace, è l’intervallo tra due guerre, che dura fino a quando il vincitore può imporsi e il vinto non può ribellarsi. Non è questa la pace di Gesù.

Per altri, dallo stoicismo, la pace è restare impavidi anche se il mondo ci crolla addosso. Non è questa la pace di Gesù.

La pace di Gesù è quella che nasceda un amore più forte della morte, la pace del Crocifisso risorto, che ci rende concittadini dei santi e familiari di Dio.

25/04 #VANGELO

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CONFERMARE LA PAROLA:  SAN MARCO

Mc 16,15-20
In quel tempo, Gesù apparve agli Undici e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi noncrederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove,prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno». Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio.
Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l’accompagnavano.

Gli evangelisti non hanno bisogno di spiegare cos’è la risurrezione! La risurrezione del Messia, il primogenito, è l’anticipo di quella degli altri fratelli. Ascoltando e facendo la sua parola, anche loro diventeranno figli. La risurrezione, alla quale tutto il creato partecipa, è frutto dell’“ascolto”, che ci rende eredi di Dio. Il Figlio è venuto per dirci e darci quanto il Padre vuol donare ad ogni figlio.

È proprio andando verso gli altri che si incontra l’Altro: amando loro, viviamo del suo Spirito e siamo nel Padre. Tutto il vangelo tende alla “missione” verso i fratelli. In essa realizziamo la nostra “vocazione” di figli, e siamo con colui che è sempre con noi, per portare il mondo al suo compimento. Lui infatti, l’ultimo degli uomini, attende che gli diventiamo fratelli, per donarci il nostro essere figli!