21/04 #GRANDEZZA

Gv 13-16-20.png


GRANDEZZA: l’amore, origine di forza e sapienza

Signore Gesù, io sono povero e anche tu lo sei;

sono debole e anche tu lo sei;

sono uomo e anche tu lo sei.

Ogni mia grandezza

viene dalla tua piccolezza;

ogni mia forza viene dalla tua debolezza;

ogni mia sapienza viene dalla tua follia!

Correrò verso di te Signore,

che guarisci gli infermi,

fortifichi i deboli,

e ridoni gioia ai cuori immersi nella tristezza.

Io ti seguirò, Signore Gesù.


[Aelredo di Rievaulx]

 
 

Gv 13, 16-20

Dopo che ebbe lavato i piedi ai discepoli, Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un inviato è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, siete beati se le mettete in pratica. Non parlo di tutti voi; io conosco quelli che ho scelto; ma deve compiersi la Scrittura: “Colui che mangia il mio pane ha alzato contro di me il suo calcagno”. Ve lo dico fin d’ora, prima che accada, perché, quando sarà avvenuto, crediate che Io sono. In verità, in verità io vi dico: chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato».

Gesù si rivela Signore facendosi schiavo: il primo è l’ultimo e l’ultimo è il primo!

Egli chiama i suoi apostoli ad essere grandi come lui, che si è fatto servo. La vera grandezza è quella dell’umiltà dell’amore: essere, condividere e servire.

Ogni altra grandezza è vuota in se stessa e istupidisce chi la cerca; è ridicola per chi ne capisce l’inganno e dannosa per chi ne subisce l’allettamento. L’apostolo che vuol essere come i grandi del mondo, infatti nell’ultima cena i discepoli litigano su chi è il più grande, non ha capito chi è il Signore.

L’eucaristia, il pane della vita di cui ci nutriamo, capovolge le logiche che dominano la società, la nostra vita rendendo possibile un nuovo modo di vivere, pienamente bello e umano.

Possiamo passare dall’indifferenza dell’egoismo alla libertà del reciproco servizio. Questa è la liberazione definitiva, che restituisce l’uomo alla sua realtà di figlio di Dio e fratello dell’uomo.

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