30/06 #guarigione

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GUARIGIONE: nuovamente capaci di amare, perché amati

“Cercatore appassionato del suo amore d’eternità, chiunque tu sia saprai dove riposare il tuo cuore? Attraverso le tue stesse ferite, egli apre la porta della pienezza: la lode del suo amore. Abbandonati, donati. In questo consiste la guarigione delle ferite, e non solo delle tue: già, in Lui, ci guariamo reciprocamente.” [Frere Roger di Taizè]

 
Mt 9, 1-8
In quel tempo, salito su una barca, Gesù passò all’altra riva e giunse nella sua città. Ed ecco, gli portavano un paralitico disteso su un letto. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Coraggio, figlio, ti sono perdonati i peccati». Allora alcuni scribi dissero fra sé: «Costui bestemmia». Ma Gesù, conoscendo i loro pensieri, disse: «Perché pensate cose malvagie nel vostro cuore? Che cosa infatti è più facile: dire “Ti sono perdonati i peccati”, oppure dire “Àlzati e cammina”? Ma, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati: Àlzati – disse allora al paralitico –, prendi il tuo letto e va’ a casa tua». Ed egli si alzò e andò a casa sua. Le folle, vedendo questo, furono prese da timore e resero gloria a Dio che aveva dato un tale potere agli uomini.

Che meraviglia! All’uomo viene dato il potere di rimettere i peccati!
Di fronte alla percezione chiara della nostra infedeltà, Gesù ci dà l’incarico di esercitare misericordia in suo nome!
Come mai? Perché consapevoli di essere peccatori ma amati fino in fondo, perdonati riceviamo il dono di rendere contemporanea l’azione misericordiosa di Dio.
E siamo guariti proprio così! quando veniamo resi di nuovo capaci di amare !
Questo è il vero miracolo, è la nuova capacità di camminare sulla strada della vita.

29/06 #formediautorità

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FORME DI AUTORITÀ: fallibili e così amati, per avere spazio e tempo in modo da far posto all’altro

“Un solo giorno è consacrato alla festa dei due apostoli. Ma anch’essi erano una cosa sola. Pietro precedette, Paolo seguì. Amiamone la fede, la vita, le fatiche, le sofferenze, le testimonianze e la predicazione.” [Agostino d’Ippona]

 
Mt 16,13-19
In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».
 

Oggi festa di Pietro e Paolo, coloro ai quali è stata affidata la Chiesa da parte di Gesù.
Che logica apparentemente strana, diversa dalla nostra abituale: Gesù affida il futuro del suo messaggio a chi lo ha rinnegato, a chi ha perseguito i suoi discepoli! Sì! E così ci vuole dire con grande chiarezza che Pietro e Paolo, non sono principalmente questo! Come tutti fallibili, ma come tutti, quando riconoscono di essere amati anche lì, sono capaci di un grande amore! Insieme!
Non sei amato perché sei buono, ma diventi buono perché sei amato! E loro hanno compreso questa verità: Egli è il nostro amante al di là e prima di ogni nostra azione. Solo grazie a questo amore perdonante, ora Pietro può aiutare, istruire gli altri e Paolo annunciare il Vangelo costituendo nuove comunità : hanno ricevuto un grande amore, ora lo possono condividere con tutti, e quindi anche con noi! Accogliamo e condividiamo anche noi questo amore che riceviamo!

28/06 #fiducia

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FIDUCIA: dalle mie parole alla Sua Parola


Parlami col Tuo silenzio!

Padre Celeste, in molti modi parli ad un uomo.
Tu parli anche quando taci;
perché parla anche colui che tace, per provare l’amato;
parla anche colui che tace
affinché l’ora del capire
sia tanto più intima quando essa verrà.
Donagli mentre è in attesa di Te,
la consolazione di capire che Tu taci per amore,
che Tu ci guidi con la Tua voce
e che Tu ci educhi col Tuo silenzio

[Sören Kierkegaard]

 
Mt 8, 23-27
In quel tempo, salito Gesù sulla barca, i suoi discepoli lo seguirono. Ed ecco, avvenne nel mare un grande sconvolgimento, tanto che la barca era coperta dalle onde; ma egli dormiva. Allora si accostarono a lui e lo svegliarono, dicendo: «Salvaci, Signore, siamo perduti!». Ed egli disse loro: «Perché avete paura, gente di poca fede?». Poi si alzò, minacciò i venti e il mare e ci fu grande bonaccia. Tutti, pieni di stupore, dicevano: «Chi è mai costui, che perfino i venti e il mare gli obbediscono?».
 

Quante volte ci è successo di sentire Dio lontano e ci siamo interrogati sul suo silenzio … Perché non possiamo vedere Dio? Perché non viene incontro alla nostra sofferenza? Perché credere in un Dio silenzioso e invisibile che sembra non parlare e che non interviene mai nelle faccende terrene?
Il cammino del discepolo è il cammino di Gesù . Egli è colui che non ha dove posare il capo, o meglio si sdraia, dorme, perché il suo capo è posato sul Padre . E quello che sembra assenza, lontananza, è invece la capacità di non confidare unicamente sulle proprie forze, ma scoprire che esse nascono da una scelta di fiducia nel Padre .
Una scelta che riconosce le proprie paure ed i limiti ma non si lascia guidare dal timore.
Si tratta allora di fare come fa Gesù: di posare il capo sul Signore, di fare silenzio perché Lui parli e c’indichi la strada da seguire, oggi e domani.
 

27/06 #nontemere

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Non aver paura segui il Signore.. meglio fidarsi di Lui che di altri…

“In quelli che procedono di bene in meglio, lo Spirito di Dio tocca l’anima dolcemente delicatamente e soavemente come goccia d’acqua che entra in una spugna.” [Ignazio di Loyola]

Mt 8, 18-22
In quel tempo, vedendo la folla attorno a sé, Gesù ordinò di passare all’altra riva. Allora uno scriba si avvicinò e gli disse: «Maestro, ti seguirò dovunque tu vada». Gli rispose Gesù: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo». E un altro dei suoi discepoli gli disse: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Ma Gesù gli rispose: «Seguimi, e lascia che i morti seppelliscano i loro morti». 

Anche oggi come ieri Gesù c’inivita a seguirlo. Seguire il Signore non è solo concordare nel messaggio, aderire ad una dottrina, ma innanzitutto è la capacità di passare dall’altra parte con Lui. Decidere della propria vita, consapevoli che in ogni decisione (come dice la parola stessa) c’è un taglio da compiere.
E forse il taglio più vero è riconoscere che il Signore ci chiama a seguire il Suo destino perché diventi il nostro. lasciare le proprie sicurezze per una vita che appare incerta ma piena di belle sorprese, il centuplo. Ed è una scelta non ragionevole (ma cos’è veramente ragionevole….) è la scelta dell’amore che prevede implicitamente il rischio della libertà e dello sbaglio. 

I referendum della coscienza che non possiamo evitare. Quando rimanere o lasciare è una questione esistenziale

rigantur mentes

Meditazione sul Vangelo

della XIII domenica del T.O. anno C

26 giugno 2016

Lc 9,51-62

Mi arrischio e mi sottometto.

Io scelgo ma mi dico: non posso altrimenti.

P. Ricoeur

Quand’è che si diventa adulti? Anzi, perché mai dovremmo diventarlo?

Se mi guardo intorno, e perché no, se guardo anche me stesso, in fondo sembra che non abbiamo propria nessuna intenzione di diventarlo. Tutt’al più è a volte la vita stessa che ci costringe a scendere dal passeggino e a cominciare a spingerlo!

Si diventa adulti solo quando ci si riconosce responsabili di qualcuno.

Perché diventare adulti, dunque? Perché è l’unico modo per dare senso alla vita. Diventare adulto è la possibilità di dare senso, riconoscendosi responsabili di qualcuno. Sono sicuro che non troverai un senso alla tua vita, se non sarai capace di rispondere a questa domanda: di chi sei responsabile oggi?

La responsabilità per altri esige determinazione.

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24/06 #”preparatore”

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PREPARARE: l’agire per il bene dell’altro diventa

pane della nostra vita

 

Se infatti mangiare significa conservare e incrementare la vita, preparareda mangiare per un altro significa testimoniargli il nostro desiderio che egli viva e condividere la mensa, testimonia la volontà di unire la propria vita a quella del commensale”. [E. Bianchi]

 
Lc 1, 57-66. 80
Per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei. Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome». Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante si aprirono la sua bocca e la sua lingua, e parlava benedicendo Dio. Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui. Il bambino cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele.
 
Oggi ricordiamo la nascita di Giovanni Battista. Una festa speciale!
Riconosciamo che qualcuno ci vuole bene non solo per quello che fa, ma anche per come lo fa.
Oggi ricordiamo come il Signore ha preparato, con la vita di Giovanni Battista, l’incontro con noi in Gesù.
Tante volte nella nostra vita, già preparare bene l’incontro con l’altro dona una grande gioia.
Proprio come chi prepara un pranzo che non è felice solo quando viene apprezzato il suo pasto, ma vive nella consolazione anche durante la preparazione.
Nella storia di Giovanni, nella sua preparazione a Gesù, ricordiamo anche sofferenze, dolori, ma come nella preparazione di un pasto, ogni pena è un modo di preparare la gioia che verrà, a volte è indispensabile, è la realtà. Il granello di senapa piccolissimo che darà grandi frutti …

23/06 #roccia

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COSTRUIRE sulla ROCCIA: scegliere la persona giusta di cui fidarsi


“Se uno non ha edificato su Dio, crolla davanti alle difficoltà. La sua vita si sfascia come una ruota i cui raggi non sono uniti al mozzo”. [Silvano Fausti]

Mt 7, 21-29
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. In quel giorno molti mi diranno: “Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demòni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi?”. Ma allora io dichiarerò loro: “Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l’iniquità!”.Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».Quando Gesù ebbe terminato questi discorsi, le folle erano stupite del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come i loro scribi. 

 
Gesù si rivolge a noi discepoli, non ai lontani. C’invita a non riempirci la bocca di parole vuote, a non nasconderci nominandolo continuamente, non costruire sulla sabbia , ma sulla roccia.
La roccia è la relazione con Lui, è Lui: relazione sincera, tosta, vera, in certi momenti faticosa.
Queste sono salde fondamenta. Così la nostra vita, nostra casa, qualunque sia: una villa, un castello, una casa in appartamento, una baracca in periferia senza giardino, non verrà mai distrutta e non ci sentiremo mai soli.
Lui, in qualunque situazione, sarà nostro compagno (cum-panis: dello stesso pane, della stessa storia), nostra roccia.