15/07 #fame

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FAME: imparare a mangiare tra bisogno e desiderio di libertà

“L’amore della verità cerca il sacro tempo libero, la necessità dell’amore accetta il giusto lavoro.”   [S. Agostino]


Mt 12,1-8
In quel tempo Gesù passò, in giorno di sabato, fra campi di grano e i suoi discepoli ebbero fame e cominciarono a cogliere delle spighe e a mangiarle. Vedendo ciò, i farisei gli dissero: «Ecco, i tuoi discepoli stanno facendo quello che non è lecito fare di sabato». Ma egli rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Egli entrò nella casa di Dio e mangiarono i pani dell’offerta, che né a lui né ai suoi compagni era lecito mangiare, ma ai soli sacerdoti. O non avete letto nella Legge che nei giorni di sabato i sacerdoti nel tempio vìolano il sabato e tuttavia sono senza colpa? 6Ora io vi dico  che qui vi è uno più grande del tempio. Se aveste compreso che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrifici, non avreste condannato persone senza colpa. Perché il Figlio dell’uomo è signore del sabato».

All’obiezione dei farisei Gesù risponde con argomentazioni scritturistiche, per concludere con la grande rivelazione: Gesù, il Figlio dell’uomo, è Signore del sabato. Chi viene a lui, è come lui: figlio e quindi libero.

Il sabato è per l’uomo e non l’uomo per il sabato. È il senso di tutta la Scrittura, che ci narra la passione di Dio per noi.

Sono illuminanti alcune parole del racconto – discepoli, mangiare, giorno di festa, Davide, i pani dell’offerta, il sacerdote, i sacrifici, la misericordia – che richiamano l’eucaristia. Il dono che il Figlio dell’uomo fa a ogni uomo è di cibarsi del sabato, di vivere la vita di Dio stesso! Mangiare è vivere; il grano, il cibo, è la conoscenza del Figlio offerta agli infanti; il sabato è Dio stesso, compimento della creazione e della redenzione; lecito o no è ciò che la legge determina per raggiungere il sabato; il sacerdote ha libero accesso al tempio; Davide è figura del Messia; i discepoli, che mangiano di sabato, non mangiano il frutto proibito – lo fanno senza colpa, perché compagni del Messia, sacerdoti che mangiano il pane dell’offerta, che li rende simili a Dio, che vuole misericordia e non sacrificio.         [p. Silvano Fausti sj]

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