26/07 #mietere

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Le mititura di grano e ziazzania: il tempo della vita per fare chiarezza davanti a Dio


“Il tempo, vita che abbiamo a disposizione ha un inizio, uno svolgimento e un termine. Alla fine resisterà solo l’amore, che mai ha fine (1Cor 13,8).”  [Silvano Fausti sj]


Mt 13,36-43
In quel tempo, Gesù congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!


Nella Chiesa, come nel mondo, ci sono sempre le zizzanie col buon seme: al presente il regno del Figlio dell’uomo resta aperto a tutti gli uomini, suoi fratelli. Ma, nel futuro definitivo, il regno del Padre sarà solo per i figli, quelli che sono diventati come lui.
L’attuale dilagare dell’empietà, se non diventa opportunità per crescere nella misericordia, si fa connivenza, che raffredda l’amore di molti. Chi fa parte della Chiesa non creda di essere già nel regno del Padre: lo è solo nella misura in cui si fa figlio, facendosi fratello di tutti, nessuno escluso.
Grazia e libertà, dono e responsabilità, azione di Dio e dell’uomo, non vanno mai separati, tanto meno contrapposti: la grazia libera la libertà, il dono dà la capacità di rispondere, l’azione di Dio rende possibile quella dell’uomo. Noi “siamo” nella misura in cui liberamente rispondiamo al dono che abbiamo ricevuto. Dio non si sostituisce a noi, ma ci fa come lui. E questa è la nostra salvezza: diventare ciò che siamo. 

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