31/10 #dono

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DONO: la gratuità di un dono ricevuto e condiviso

“Donare è spontaneità e gratuità. La danza del dono non prevede contraccambio. «Io do perché tu dia agli altri». E il perdono è la via difficile di chi, senza dimenticare, nel dolore e nella discrezione, cambia se stesso. Perdonare è donare totalmente.” [Enzo Bianchi]

 
Lc 14, 12-14
In quel tempo, Gesù disse al capo dei farisei che l’aveva invitato:«Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio.
Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».
 
La gratuità, lo spreco, la condivisione, il mangiare assieme sono i modi con cui Gesù identifica l’amore.
La prova di un amore gratuito è la capacità di voler bene all’altro, pagando di persona, senza agire per un grazie preteso successivamente…
Si può vivere la gratuità quando ci si sveglia dall’illusione di possedere: nulla è mio. In tutto quello che ho ricevuto dalla vita non c’è la proprietà privata.
Non arriverò mai ad impossessarmi del dono, anche se mi illudo di poterlo fare. È il peccato di Adamo che afferra il frutto, ne vuole diventare padrone, piuttosto che riconoscerlo come dono gratuito da accogliere e condividere.
Ecco perché il peccato è la mancanza di gratuità, è impedire all’amore di passare attraverso di me, è impossessarmi ciecamente del dono.

Il baratro è sempre a doppio senso Sprofondare non è mai l’unica direzione

rigantur mentes

Meditazione sul Vangelo

della XXXI domenica del T.O. anno C

30 ottobre 2016

Lc 19,1-10

La disperazione è una malattia

nello spirito, nell’io, e così può essere triplice:

 disperatamente non essere consapevole di avere un io;

disperatamente non voler essere se stesso;

disperatamente voler essere se stesso.

S. Kierkegaard, La malattia mortale

Uno dei nostri sogni più ricorrenti è quello di sprofondare, soprattutto quando viviamo momenti di ansia. Cerchiamo di risalire, ma inutilmente, e ci sembra di scivolare sempre di più, senza alcuna possibilità di riconquistare l’uscita.

gaugin-langoscia-esistenzialeSiamo prigionieri delle nostre paure più profonde, a cui spesso non riusciamo neppure a dare un nome. Siamo prigionieri dell’oscurità, come il Gollum de Il Signore degli anelli di Tolkien, che, venuto in possesso dell’anello magico di Sauron, l’anello che rende invisibili, finisce con l’esserne posseduto. Viene scacciato dalla gente del suo villaggio (a causa dei furti che commetteva usando l’anello…

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29/10 #profili

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PROFILO: quello che sono per ascoltare: “Amico, vieni più avanti!”

“Caro Dio,
liberami dal falso orgoglio;
liberami dall’arroganza
che accompagna un’immagine di sé gonfiata.
Preservami dall’alterigia,
da un ego sovraccarico
derivante da un io vuoto.
Fa’ che impari a essere soddisfatto di me stesso;
che non senta mai il bisogno
di sminuire qualcuno
per acquisire valore e importanza,
per sentirmi stimato e degno.”

[Nachman di Braslav]

 
Lc 14, 1. 7-11
Avvenne che un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo. Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cèdigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».
 
Siamo sempre molto preoccupati di essere stimati: la stima ricevuta afferma noi stessi davanti agli altri, alla gente; la non stima ci fa sentire insignificanti, inutili, di poco valore. Ecco allora che il bisogno di stima è ragionevole , Abbiamo tutti bisogno di sentirci considerati positivamente.
Questo bisogno diventa un problema quando si trasforma in ossessione, quando la nostra vita è tutta orientata alla costruzione della nostra immagine. Diventa un problema se prima di dire o di fare qualunque cosa ci chiediamo cosa ne penseranno gli altri.
Il vero rischio è che in nome del bisogno di stima nascondiamo i nostri limiti, cominciamo ad indossare maschere che ad un certo punto ci convincono che siamo proprio quelle e perdiamo noi stessi, smarriamo il nostro vero volto, bello, buon, vero, fragile. Presentiamo il profilo migliore …. ma irreale!
Gesù c’invita cercare l’ultimo posto: a liberarci dalle attese mie e degli altri, a non preoccuparci di chi siamo e di chi diventeremo!
Siamo figli di Dio da sempre e fratelli tra di noi! Mica male!! E proprio così potremmo realizzare il nostro profondo desiderio d’intimità nell’ascoltare finalmente la voce di Dio che ci chiama “Amico!”
 

28/10 #responsabilità

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RESPONSABILITA’ di APOSTOLI: Simone e Giuda abili a rispondere all’amore con l’amore

Signore Gesù,
insegnaci ad essere generosi,
a servirti come Tu meriti,
a dare senza contare,
a combattere senza temere le ferite,
a lavorare senza cercare riposo,
a darci,
senza aspettare altra ricompensa, che sapere di compiere la tua volontà.

[s. Ignazio di Loyola]

Lc 6, 12-19
In quei giorni, Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio. Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli: Simone, al quale diede anche il nome di Pietro; Andrea, suo fratello; Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso; Giacomo, figlio di Alfeo; Simone, detto Zelota; Giuda, figlio di Giacomo; e Giuda Iscariota, che divenne il traditore.
Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne, che erano venuti per ascoltarlo ed essere guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti impuri venivano guariti. Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti.
 
Scegliere qualcuno in Dio non significa privilegiare. Scegliere dimostra particolare cura verso quelli scelti, ma una cura che diventa responsabilità per tutti gli altri.
Sei così abilitato a rispondere a Dio del dono ricevuto, abilitato a rispondere agli altri nelle loro necessità.
Siamo tutti scelti dall’Amore per amare .
Non importa quanto sei preparato, da quale condizione sociale provieni, essenziale è solo la tua disponibilità a lasciarti riempire del Suo amore per condividere questo gioia con chi ti sta accanto, con il più debole … perché l’amore si realizza solo amando.

27/10 #determinazione

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DETERMINAZIONE: scegliere la meta ed fiduciosamente  seguire quella strada

“Signore lascia che io ti conosca, lascia che io conosca me stesso. Signore , fa la tua volontà e non la mia. Sto arrivando Signore.” [s. Alfonso Rodriguez, gesuita]

 
Lc 13, 31-35
In quel momento si avvicinarono a Gesù alcuni farisei a dirgli: «Parti e vattene via di qui, perché Erode ti vuole uccidere».
Egli rispose loro: «Andate a dire a quella volpe: “Ecco, io scaccio demòni e compio guarigioni oggi e domani; e il terzo giorno la mia opera è compiuta. Però è necessario che oggi, domani e il giorno seguente io prosegua nel cammino, perché non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme”.
Gerusalemme, Gerusalemme, tu che uccidi i profeti e lapidi quelli che sono stati mandati a te: quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una chioccia i suoi pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto! Ecco, la vostra casa è abbandonata a voi! Vi dico infatti che non mi vedrete, finché verrà il tempo in cui direte: “Benedetto colui che viene nel nome del Signore!”».
 
Gesù continua ad annunciare il Regno di Dio, a seguire la via del bene verso Gerusalemme ed ogni tanto viene sottoposto a dubbi, domande da parte di coloro che incontra.
Ci sono sempre ostacoli nel suo, nel tuo, nel nostro cammino dell’amore.
Si tratta “semplicemente” di prendere posizione: identificare e scegliere il proprio obiettivo e di rimanere in quella determinazione.
C’è un’ostinazione negativa che rifiuta sempre, ma c’è né una positiva, quella che sceglie la via di Gerusalemme, la via di Dio e dell’altro e non rinuncia ad essa, nonostante dubbi e difficoltà.
Siamo fatti per Gerusalemme!

# perconoscercimeglio

CHI SONO I GESUTI?


[…] Ma chi sono i gesuiti? Ogni esperienza storica che coinvolge gli esseri umani è difficile da definire perché ricca di vita vissuta. Difficile, dunque, dire in termini astratti che cosa sia una «compagnia» di uomini che da quasi 500 anni si muove nel mondo con una spiritualità comune, ma di culture, lingue, origini molto differenti tra loro. […]

[http://www.cyberteologia.it/2016/10/chi-sono-i-gesuiti/]

 

26/10 #uregnza

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URGENZA: È oggi il tempo in cui essere amati ed amare, non domani

“Cercavo una terra, assai bella, dove non mancano il pane e il lavoro: la terra del cielo. Cercavo una terra, una terra assai bella, dove non sono dolore e miseria, la terra del cielo. Cercando questa terra, questa terra assai bella, sono andato a bussare, pregando e piangendo alla porta del cielo… Una voce mi ha detto, da dietro la porta: “Vattene, vattene perché io mi sono nascosto nella povera gente”. Cercando questa terra, questa terra assai bella, con la povera gente, abbiamo trovato la porta del cielo.”

[Racconto della tradizione ebraica]

 

“Il cristiano è un uomo a cui Dio ha affidato tutti gli uomini.”

[S. Giovanni Crisostomo]

 
Lc 13, 22-30 
In quel tempo, Gesù passava per città e villaggi, insegnando, mentre camminava verso Gerusalemme.
Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Rispose: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, vi dico, cercheranno di entrarvi, ma non ci riusciranno.
Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: Signore, aprici. Ma egli vi risponderà: Non vi conosco, non so di dove siete.
Allora comincerete a dire: Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze. Ma egli dichiarerà: Vi dico che non so di dove siete. Allontanatevi da me voi tutti operatori d’iniquità!
Là ci sarà pianto e stridore di denti quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio e voi cacciati fuori.
Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio.
Ed ecco, ci sono alcuni tra gli ultimi che saranno primi e alcuni tra i primi che saranno ultimi».
 
La nostra vita si gioca in un tempo che è questo. Il Signore ne è consapevole e ci invita ad andare sempre al nocciolo della questione
Capita anche noi di perderci in ragionamenti, disquisizioni, anche se molto interessanti, che possono però diventare sterili quando non mi rendono capace di agire o mi giustificano nella mia inadempienza. 
L’invito è dunque a muoverci. Questo è il tempo, questo è il luogo dove poter accogliere l’Amore e condividerlo con gli altri.
La porta stretta di Gesù non è una porta che esclude, che separa, è una porta stretta perché ti invita ad entrare secondo quella logica e in un determinato momento, se non ci fosse questo tratto di urgenza rischieremo di procrastinare sempre il momento in cui coinvolgerci  pienamente  nell’amore.
 
Buona giornata!!