05/11 #possessi

Lc 16-09-15.jpg


POSSEDERE o POSSEDUTI: verso la libertà

“Dove finisce il mio, incomincia il Paradiso.”
[Primo Mazzolari]

 
Lc 16, 9-15
In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli: «Fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne. Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra? Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».
I farisei, che erano attaccati al denaro, ascoltavano tutte queste cose e si facevano beffe di lui. Egli disse loro: «Voi siete quelli che si ritengono giusti davanti agli uomini, ma Dio conosce i vostri cuori: ciò che fra gli uomini viene esaltato, davanti a Dio è cosa abominevole».
 
Sembra che non sappiamo godere appieno se non di ciò che possediamo interamente e possibilmente in esclusiva. Siano essi beni, relazioni, riconoscimenti o traguardi. Il desiderio di possedere e del rivendicare il monopolio delle nostre “proprietà” facilmente finisce per declinarsi nella nostra vita in un asfittica gestione dei beni e degli affetti che genera isolamento, diffidenza, egoismo … Così accade che nel momento in cui crediamo di possedere qualcosa o qualcuno in realtà ne siamo posseduti: ciò che crediamo di avere a disposizione per liberarci dal bisogno (anche da quello affettivo) in realtà ci tiene prigionieri: l’angoscia di perdere il controllo su una persona che amiamo, o la  paura che qualcun altro possa invadere il nostro benessere ci allontanano sempre più da Dio .
La logica dell’Eucaristia ci trascina prepotentemente nella direzione opposta e “dividere-con” gli altri diventa l’imperativo categorico di chi voglia mettersi seriamente alla sequela di Gesù. Tutto ciò che siamo e che abbiamo ci è dato “per” gli altri e  la pienezza di vita che il Signore sogna per ognuno di noi può realizzarsi compiutamente solo nella condivisione.
Solo proprio alla luce dell’ importanza del “mettere in circolo” la “logica del dono” che ha senso parlare di quel possedere che diventa condivisione

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