07/12 #rimedio

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RIMEDIO: vivere nell’umiltà significa riconoscere il proprio valore e custodirlo interiormente

“Siamo tutti apprendisti in un mestiere dove non si diventa mai maestri.”[Ernest Hemingway]

 

Mt 11, 28-30
In quel tempo, Gesù disse: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

La quotidianità ha il suo peso, occorre riconoscerlo. La stanchezza fa capolino nei nostri impegni, perché vi investiamo del tempo: dare il tempo equivale a dare la vita, perciò ci costa. Se poi a questo aggiungiamo oneri piuttosto gravi e a volte inutili (senso di colpa, inadeguatezza, agonismo), che producono oppressione e ansia, allora rischiamo di venire meno lungo il cammino. Gesù invita a mettersi alla sua sequela, imparando da lui e facendosi suoi discepoli nella via della mitezza e nell’umiltà. L’essere miti è frutto di una beatitudine che viene esercitata continuamente di fronte a violenza e prevaricazione. Vivere nell’umiltà significa riconoscere il proprio valore e custodirlo interiormente, come una montagna che si trova sottoterra, secondo la sapienza orientale. Preghiamo di avere un cuore simile a quello del nostro Signore e Maestro. 

p. Giulio Parnofiello sj
della comunità dei Gesuiti della Cappella dell’Unibversità La Sapienza di Roma

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