14/12 #scandalo

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SCANDALO: chi non ha nulla da attendere rischia di scandalizzarsi

 “Lo scandalo non sta nel non dire la verità, ma di non dirla tutta intera, introducendo per distrazione una menzogna che la lascia intatta all’esterno, ma che le corrode, così come un cancro, il cuore e le viscere.                    [Georges Bernanos]

 

 Lc 7,19-23
In quel tempo, Giovanni li mandò a dire al Signore: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Venuti da lui, quegli uomini dissero: «Giovanni il Battista ci ha mandati da te per domandarti: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?”». In quello stesso momento Gesù guarì molti da malattie, da infermità, da spiriti cattivi e donò la vista a molti ciechi. Poi diede loro questa risposta: «Andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciata la buona notizia. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».


È l’attesa la parola chiave di questo brano. Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro, chiedono i discepoli del Battista.

“Colui che viene” è il nome del Messia, per questo possiamo invocare con forza, in questo tempo Maràna thà, vieni Signore Gesù.
Il Battista sa che qualcuno deve venire. Il problema è capire se quel qualcuno è Gesù o se occorre attendere un altro. Il fatto che Giovanni mandi a domandare ciò esplicitamente a Gesù significa che egli si fida di lui. E dunque bisogna imparare a vivere bene le attese, perché in fondo l’uomo è ciò che attende. Alla domanda dei discepoli Gesù, come suo solito, non si mette a fare una lezione ma compie dei gesti concreti nei confronti degli ultimi, i bisogni, i poveri, gli ammali, quelli che forse più di tutti incarnano lo spirito vero dell’attesa. Chi non ha nulla da attendere invece rischia di scandalizzarsi dell’atteggiamento di Gesù.
Chiediamoci con forza cosa, ma soprattutto chi stiamo attendendo in questo tempo di Avvento, per non rischiare di essere tra quelli che attendono altro, o un altro diverso dal Dio bambino.

p. Mariano Iacobellis sj
della comunità dei Gesuiti della Cappella dell’Unibversità La Sapienza di Roma

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