29/12 #mollarelapresa

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MOLLARE LA PRESA: la vita si consuma e il Vangelo rimane

“Chi non prova più né stupore né sorpresa, è come morto, una candela spenta.” [Albert Einstein]


Lc 2,22-35
Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, [Maria e Giuseppe] portarono il bambino [Gesù] a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».

Simeone prende tra le braccia e solleva alla sua guancia il bambino, quindi benedice. L’anziano israelita testimonia che si è compiuta per lui la promessa per la quale non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore.
Tutte le sere, nella preghiera di compieta, facciamo nostra la benedizione di Simeone: ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace… Quando ormai si è entrati nella notte, quando ci si ritira a conclusione di tutto il ciclo degli eventi che hanno scandito lo svolgimento della giornata, quando ci si orienta ormai verso il sonno, la chiesa canta così: ora lascia o Signore che il tuo servo vada in pace, i miei occhi hanno visto la luce.
La luce che non si spegne. Simeone ormai è pronto per affrontare la morte: i miei occhi hanno visto, l’evangelo mi è stato affidato, io posso scomparire, l’evangelo rimane. L’evangelo che passa attraverso di me rimarrà come lampada accesa in grado di illuminare la scena del mondo e raggiungere tutte le stirpi umane sulla faccia della terra fino agli estremi confini. La vita si consuma e l’evangelo rimane, riflesso di una luce che non si spegne, sacramento di una sorgente di vita che zampilla ininterrottamente.

p. Pino Stancari sj, superiore della comunità dei gesuiti di Rende (CS)

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