11/02 #(sf)amare

th.jpg

(SF)AMARE: come riuscire (sf)amare tante gente qui, in un deserto?

“La preghiera non può cambiare le cose rispetto a te, ma di sicuro cambia te rispetto alle cose.” [Samuel M. Shoemaker]

 

Mc 8, 1-10
“In quei giorni, poiché vi era di nuovo molta folla e non avevano da mangiare, Gesù chiamò a sé i discepoli e disse loro: «Sento compassione per la folla; ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare. Se li rimando digiuni alle loro case, verranno meno lungo il cammino; e alcuni di loro sono venuti da lontano».  Gli risposero i suoi discepoli: «Come riuscire a sfamarli di pane qui, in un deserto?». Domandò loro: «Quanti pani avete?». Dissero: «Sette».  Ordinò alla folla di sedersi per terra. Prese i sette pani, rese grazie, li spezzò e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero; ed essi li distribuirono alla folla. Avevano anche pochi pesciolini; recitò la benedizione su di essi e fece distribuire anche quelli.  Mangiarono a sazietà e portarono via i pezzi avanzati: sette sporte. Erano circa quattromila. E li congedò.  Poi salì sulla barca con i suoi discepoli e subito andò dalle parti di Dalmanutà”.

Come riuscire a sfamarli di pane qui, in un deserto? Non ci credono gli amici di Gesù. Non credono si possa ancora nella propria vita raggiungere l’impossibile.  Diciamolo senza paura. Non credono si possa ancora nella propria vita raggiungere l’impossibile.   Il mai visto prima. E questo perché non hanno aperto all’orizzonte di Dio il proprio cuore. In realtà a differenza di Gesù non hanno alcuna compassione per queste persone “affamate”. Non hanno cioè il oraggio di sentirsi come loro, di mettere in gioco la propria vita, anche la propria fede. Solo chi rischia di perdere la propria vita può capire cosa sente una persona che l’ha già persa. Nel peccato, nella disperazione. Dio non invia il proprio figlio per fargli “provare” il peccato, e le sue conseguenze…questo no! Dio invia il proprio figlio per condividere con noi il suo amore che ridona speranza. Che ci sfama anche nel deserto della vita. Che ci offre un pane per iniziare ogni volta il cammino, un nutrimento che non perisce per far ritorno alle nostre case e diventare come Gesù. Questo insomma il messaggio che ci indica il nostro Vangelo: essere “pane” per gli altri. È la forza dello Spirito a renderci così. Non è la buona volontà dei discepoli che vogliono andare in città a comparare, acquistare con il denaro ciò che non si può comprare da nessuna parte.  Che sia però un pane condiviso con tutti e, perciò, moltiplicato. Come quello della santa Eucaristia che il Cristo ci lascia ogni giorno nella messa per essere come lui.  Siamo noi discepoli dunque a sfamare la folla allora. Non possiamo dimenticare questo oggi più che mai nella Chiesa e nella società in cui viviamo. E di cui facciamo attivamente parte come popolo di Dio.  E alla fine non dobbiamo temere di rimanere a digiuni: una volta condiviso il pane, ne avanzeremo infatti sette sporte: ciò che avremo interamente donato ci sarà restituito cento volte tanto.

p. Francesco Germano sj, della comunità dei Gesuiti della Chiesa Universitaria di S. Frediano in Pisa

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...