09/03 #scegliere

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Scegliere di donare


“La porta della felicità si apre verso l’esterno; chi tenta di forzarla in senso contrario, finisce per chiuderla sempre di più.” [S. Kierkegaard, Aut Aut]


Mt 7, 7-12
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto. 

Chi di voi, al figlio che gli chiede un pane, darà una pietra? E se gli chiede un pesce, gli darà una serpe? Se voi, dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele chiedono!
Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti».


Se lo vediamo solo dall’esterno, in fondo, un pane è simile a un sasso. Entrambi hanno la stessa forma: o rotonda o allungata; forse, in qualche caso, anche lo stesso colore. E un pesce e una serpe? Anche questi, almeno a prima vista, non si differenziano troppo. Solo che, in ciascun caso, uno dona la vita, l’altro la morte.

Dopo aver smascherato i nostri meccanismi di comodo, per Gesù è importante mostrarci, rivelarci, che noi siamo capaci di discernimento: pur potendo donare la morte, noi SIAMO CAPACI di donare la vita. Ed ecco il pane e non il sasso, il pesce e non la serpe.

Infatti, se comprendiamo di riuscire qui, tanto più comprenderemo come riesce Dio, il Padre, a donarci le cose migliori di tutte, quelle di cui abbiamo veramente bisogno: il Suo Figlio e lo Spirito. Allora il passo in più, che possiamo fare in questo tempo speciale, è provare ad alzare lo sguardo dal dono al Donatore, ed entrare nella sua attitudine: uscire da noi stessi e scegliere di donare, di donarci.

Angelo Stella della comunità dei gesuiti di Scampia (NA).

08/03 #attendere

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Attendere?


Quanto tempo abbiamo perso inutilmente, seguendo dei percorsi inevitabili [M. Venuti e C. Consoli, Mai come ieri]

Lc 11, 29-32
In quel tempo, mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire:  «Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione. 

Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro gli uomini di questa generazione e li condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone. 
Nel giorno del giudizio, gli abitanti di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona». 

Cercare un segno. Attenderlo. Sì, ma poi per cosa? È una dinamica tipica della vita: attendo qualcosa che mi abiliti a decidere, a decidermi. Non sempre però attendo davvero. Piuttosto, alle volte in quell’attesa nascondo dell’altro: fatalismo, passività, comodismo. Gli esempi, che qui sceglie Gesù, sono biblici: Giona e Ninive, Salomone e la regina del Sud. Ma gli esempi che possiamo scegliere noi hanno una portata anche più ampia.

Davvero questo mostra che la Bibbia rivela a se stesso quell’uomo che scelga di farsi mettere in discussione dalla sua lettura. Come ha fatto Gesù, che in quegli esempi biblici ha trovato sé stesso, ma ha trovato anche ciascuno di noi. Certamente non per una condanna per noi, ma di quegli atteggiamenti autodistruttivi, e dunque mortiferi, che ci portiamo dentro: avvelenando noi stessi, rischiano realmente di avvelenare quelli che con noi entrano in relazione. E mentre cercavamo amicizia, raccogliamo solitudine.

Portando alla luce tutto questo, Gesù, da un lato, smaschera definitivamente tutto ciò che ci distrugge davvero; dall’altro, proprio Lui è l’unico segno sensato che dovevamo attendere e che, a ben vedere, c’è già stato. Anche nella nostra vita

Angelo Stella della comunità dei gesuiti di Scampia.