14/03 #autostima

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“LAUS PROPRIA SORDET” [Chi si loda, si imbroda]

“Quando l’essere umano pone se stesso al centro, finisce di dare priorità assoluta ai suoi interessi contingenti, e tutto il resto diventa relativo,” [papa Francesco]

Mt 23,1-12
In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo: «Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Quanto vi dicono, fatelo e osservatelo, ma non fate secondo le loro opere, perché dicono e non fanno.
Legano infatti pesanti fardelli e li impongono sulle spalle della gente, ma loro non vogliono muoverli neppure con un dito. Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dagli uomini: allargano i loro filatteri e allungano le frange; amano posti d’onore nei conviti, i primi seggi nelle sinagoghe e i saluti nelle piazze, come anche sentirsi chiamare “rabbì” dalla gente.
Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate nessuno “padre” sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo. E non fatevi chiamare “maestri”, perché uno solo è il vostro Maestro, il Cristo.
Il più grande tra voi sia vostro servo; chi invece si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato».

 

Quanto vi dicono, fatelo e osservatelo è l’invito di Gesù per sfuggire alla continua voglia di apparire. Le persone di oggi come quelle di ieri sono desiderosi di apparire sullo scenario del mondo per dire “ecco ci sono!”. E’ un bisogno primario: quello di essere riconosciuti. Tale bisogno determina comportamenti e atteggiamenti, tesi a ottenere il riconoscimento da parte degli altri per le proprie azioni al fine di alimentare l’autostima. E’ un’istanza che ci accompagnerà per tutta la vita.
Il Signore non vuole sopprimere tale autostima, bensì orientarla a un qualcosa che dà gioia e pace, perché non viene dal proprio “io”, chiuso nei meandri di ciò che appare, ma aperto all’altro che lo esalta. Non sono “io” a impossessarmi della gioia e della pace, ma un “altro”, che mi porta per mano. Allora il fare e osservare ciò che viene insegnato, diventa il nostro abbassarsi per scoprire orizzonti nuovi da sperimentare.

p. Walter Bottaccio sj della comunità dei gesuiti di Scampia (NA)

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