16/03 #povero

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Il povero vale più di qualsiasi ricchezza


“In ogni scelta impegnativa noi abbiamo sempre delle uscite di sicurezza. Invece la morte ci obbliga a fidarci totalmente di Dio.” [Cardinale Carlo Maria Martini]


Lc 16,19-31

In quel tempo, Gesù disse ai farisei: « C’era un uomo ricco, che vestiva di porpora e di bisso e tutti i giorni banchettava lautamente. Un mendicante, di nome Lazzaro, giaceva alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco. Perfino i cani venivano a leccare le sue piaghe.
Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando nell’inferno tra i tormenti, levò gli occhi e vide di lontano Abramo e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e bagnarmi la lingua, perché questa fiamma mi tortura. Ma Abramo rispose: Figlio, ricordati che hai ricevuto i tuoi beni durante la vita e Lazzaro parimenti i suoi mali; ora invece lui è consolato e tu sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stabilito un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi non possono, né di costì si può attraversare fino a noi.E quegli replicò: Allora, padre, ti prego di mandarlo a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento. Ma Abramo rispose: Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro. E lui: No, padre Abramo, ma se qualcuno dai morti andrà da loro, si ravvederanno. Abramo rispose: Se non ascoltano Mosè e i Profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti saranno persuasi».

L’idolatria del denaro e del potere hanno a che fare con ciò che ci fa più paura: l’angoscia della morte. La spasmodica ricerca dei soldi vorrebbe riempire la voragine della paura di non essere più, coprendola con l’illusione di una ricchezza rassicurante. Con i soldi posso! Quel “io posso” che mi fa credere di essere. Quel “io posso” che mi fa dimenticare che prima o poi devo morire. La ricchezza e il potere sono due facce della stessa medaglia: la risposta davanti la potenza terribile della morte!
Il povero è invece segno di speranza, che la vita infernale, dato dall’inganno della ricchezza, mi liberi da una vita vuota. Il povero è colui che mi spalanca le porte del Paradiso, nella misura in cui mi accorgo del suo volto sofferente e bisognoso. Ascoltarlo e fare qualcosa per lui diventa come accostarsi ad un canale spirituale per ricevere benefici celesti. Emergono nell’ambiente circostante dei colori, quando prima sembravano più sfumati; si respira la gioia di vivere, quando prima il mondo ci sembrava crollare addosso.

p. Walter Bottaccio della comunità dei gesuiti di Scampia (NA)

15/03 #potere

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SETE DI POTERE

“Il giorno in cui il potere dell’amore annullerà l’amore del potere, il mondo conoscerà la pace.” [Mahatma Gandhi]


Mt 20,17-28

In quel tempo, mentre saliva a Gerusalemme, Gesù prese in disparte i Dodici e lungo la via disse loro: «Ecco, noi stiamo salendo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai sommi sacerdoti e agli scribi, che lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani perché sia schernito e flagellato e crocifisso; ma il terzo giorno risusciterà».
Allora gli si avvicinò la madre dei figli di Zebedèo con i suoi figli, e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Dì che questi miei figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno». Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo». Ed egli soggiunse: «Il mio calice lo berrete; però non sta a me concedere che vi sediate alla mia destra o alla mia sinistra, ma è per coloro per i quali è stato preparato dal Padre mio».
Gli altri dieci, udito questo, si sdegnarono con i due fratelli; ma Gesù, chiamatili a sé, disse: «I capi delle nazioni, voi lo sapete, dominano su di esse e i grandi esercitano su di esse il potere. Non così dovrà essere tra voi; ma colui che vorrà diventare grande tra voi, si farà vostro servo, e colui che vorrà essere il primo tra voi, si farà vostro schiavo; appunto come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti».

Ferisce ascoltare la madre di due discepoli chiedere a Gesù di farli sedere alla sua destra e alla sua sinistra nel Regno di Dio. Ferisce, perché è stato chiesto dopo che Gesù ha annunciato la sua morte. Non c’è momento più sbagliato per chiedere una cosa del genere. Tuttavia anche a noi il potere può accecare i nostri cuori, quando perdiamo quello che conta. Gesù stava per lasciarli. Un vuoto prese piede nei cuori dei Dodici. Un vuoto che non può essere riempito. E’ in questa circostanza che si fa spazio la sete di potere. Quella sete che bussa, quando c’è un cuore ferito. Quella sete che sembra rispondere ad ogni “non posso più” con un’affermazione disperata di un “posso però dominare”. Ma Gesù ci offre una medicina capace di placare tale sete. La gioia che scaturisce dal consegnarsi agli altri è una gioia che non parte direttamente dal nostro cuore, spesso circondato da mille ferite, ma dal cuore dell’altro che si sente amato.

p. Walter Bottaccio della comunità dei gesuiti di Scampia (NA)