03/04 #legge

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QUALE LEGGE? QUELLA CHE GESU’ RIPORTA ALL’INTERNO DEL CUORE DELL’ESSERE UMANO

 “Egli era venuto, non a perdere ciò che aveva trovato, ma a cercare ciò che era perduto.” [S. Agostino]


Gv 8,1-11

In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi.  Ma all’alba si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui ed egli, sedutosi, li ammaestrava.  Allora gli scribi e i farisei gli conducono una donna sorpresa in adulterio e, postala nel mezzo,  gli dicono: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio.  Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». 

Questo dicevano per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo. Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra.  E siccome insistevano nell’interrogarlo, alzò il capo e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei».  E chinatosi di nuovo, scriveva per terra.  Ma quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi. Rimase solo Gesù con la donna là in mezzo. Alzatosi allora Gesù le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?».  Ed essa rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù le disse: «Neanch’io ti condanno; và e d’ora in poi non peccare più».


Giovanni narra come Gesù sia messo sotto giudizio come l’adultera. Non solo infatti la donna viene posta al centro della scena, ma anche  lo stesso Gesù. Se l’adultera non è riuscita a comprendere l’unicità e l’esclusività dell’amore, così Gesù non riesce a comprendere l’esclusività di una Legge, che presa alla lettera, può portare anche all’eliminazione fisica della persona. Gesù non elimina la legge, ma la rilegge, riportandola all’interno del cuore dell’essere umano. Gesù, con la sua risposta, ridona vitalità alla legge che diviene così specchio di quella tensione intima presente in Dio, una tensione tra giustizia e misericordia. Anzi, la misericordia diviene chiave interpretativa della legge. Ma non è una misericordia a buon mercato, un buonismo, in quanto essa diviene luogo di confronto con il proprio fratello, di dialogo, di possibili cammini di relazione. Gesù ancora oggi chiede questo modo di lettura della realtà, che non sia  solo un’applicazione di rigide categorie, ma che sia pervasa da una visione sacra dell’esistenza che possa aiutare alla restaurazione della relazione con il prossimo.

p. Claudio Zonta della comunità dei gesuiti di Scampia (NA)

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