Nell’acqua del catino. Il dolore

rigantur mentes

Il dolore

Toglietelo da quella croce, vi prego!

Strappatelo ai chiodi del disprezzo.

Sciogliete le funi dell’incomprensione.

Appoggiatelo sul mio corpo.

Lasciate che ne senta il peso.

Come al suo primo vagito, quando nel buio della mangiatoia ti vidi uscire dal mio corpo, come oggi ti vedo entrare nel sepolcro.

Lasciatemi toccare le sue guance, di cui sentii il calore nel freddo di quella mangiatoia.

Fatemi stringere i suoi piedi, su cui vacillante da bambino imparavi a camminare.

Quante volte ti ho visto cadere. Quante volte ti sono corsa incontro per rialzarti dalla polvere della terra.

E ora, impotente, ti ho visto cadere, straziato, sotto il legno di una croce ingiusta.

Avrei voluto asciugarti il volto, ma la spada ci ha diviso.

C’è una distanza che non posso colmare.

Quell’oceano di dolore che tante mamme come me vorrebbero attraversare per abbracciare la sofferenza di un figlio.

Figlio mio,

non hai…

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