26/04 #consegnarsi

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CONSEGNARSI: IL RISCHIO DELL’AMORE

«Ama

senza rinnegare te stesso

Ama

come fosse l’ultimo giorno

senza conservarti,

completamente

senza limiti o barriere».

(Gabriela Mistral)

 

Gv 3, 16-21

«In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.

E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».

Ci sono espressioni come giudizio e condanna che, a pelle, ci infastidiscono, sembrano richiamare più il Dio dell’Antico Testamento, come se il Dio dell’Antico Testamento non fosse lo stesso Padre di Gesù. Eppure è lo stesso Cristo che le usa, e non solo in questo dialogo con Nicodemo. Parole forti, dure come quelle che hanno fatto allontanare i discepoli quando Gesù ancora una volta dichiara il suo amore che va oltre ogni confine fino a consegnare persino la sua carne. Il giudizio e la condanna ci appaiono più chiari: sono espressioni del rifiuto dell’amore. Passiamo un’intera esistenza a cercare amore, riconoscimento, comunione, una relazione che ci dia pienezza, e quando troviamo finalmente un Dio che non chiede sacrifici di tori e di montoni, un Dio che si manifesta nella logica del dono senza contraccambio, che arriva fino al punto da consegnare se stesso nella persona di Suo Figlio Gesù, lo rifiutiamo. Ecco allora che la consegna del Figlio di Dio, il suo donarsi a noi, può trasformarsi in un’autocondanna, nell’autoescludersi dalla festa della Vita. Le parole forti di Gesù sono tali: ci mettono in guardia, senza finzioni e senza buonismi politically correct, che dall’accogliere o meno il Suo Vangelo e la Sua Persona può dipendere la nostra stessa vita. La riuscita del nostro desiderio più profondo: specchiarsi nel volto dell’Altro e riconoscersi in Lui.

Padre Michele Papaluca sj della Comunità dei gesuiti di Catania

 

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