28/04 #sazietà

Immagine 2 Salvador Dalì, Cesta di pane, 1926.jpg

Cosa mai si riuscirà a fare con così poco?

Gv 6, 1-15

Dopo questi fatti, Gesù andò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e una grande folla lo seguiva, vedendo i segni che faceva sugli infermi. Gesù salì sulla montagna e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei. Alzati quindi gli occhi, Gesù vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove possiamo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva bene quello che stava per fare. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo». Gli disse allora uno dei discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si sedettero dunque ed erano circa cinquemila uomini. Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li distribuì a quelli che si erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, finché ne vollero. E quando furono saziati, disse ai discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato. Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, cominciò a dire: «Questi è davvero il profeta che deve venire nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che stavano per venire a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sulla montagna, tutto solo.

I discepoli di fronte alla mancanza di pane per sfamare la folla rivolgono lo sguardo su se stessi, sulle loro risorse, fanno calcoli e sono tentati di arrendersi alla logica del mondo. Ma Gesù piuttosto che seguire la razionale analisi degli apostoli sceglie di accogliere l’offerta un po’ folle di un ragazzo. L’evangelista Giovanni è l’unico a evidenziare questo particolare, a raccontarci che i pochi pani e pesci che sfameranno la folla provengono da un giovane che diventa il modello dell’agire pastorale, della nostra fede.
Anche noi, spesso posto dinanzi all’immensità della fame con cui siamo confrontati, fame di pace, di giustizia, di dialogo, di verità, sentiamo venir meno le nostre forze e vorremmo che fosse il Signore ad occuparsene. Ma il Vangelo ci dice invece che sta a noi: anche se la sproporzione è immensa, sta a noi dare del nostro, affinché il Signore possa salvare l’umanità. Piuttosto che sprecare il tempo a sottolineare le tante cose che non vanno in noi, nelle nostre comunità ecclesiali, e nella Chiesa in generale, siamo invitati a condividere quel poco che abbiamo: basta condividerlo per sfamare una folla immensa. Invece di lamentarmi al cospetto di Dio, Egli mi invita a mettermi in gioco, ad osare, a scommettere la mia vita.

p. Enzo Greco sj della comunità dei gesuiti di Catania

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