Salvarsi o salvare? Quando perdere è l’unico modo di vincere

rigantur mentes

Meditazione sul Vangelo

della XIII domenica del T.O. (anno A)

2 luglio 2017

Mt 10,37-42

Chi salva una vita, salva il mondo intero

dal Talmud

È la frase che gli Ebrei incidono sull’anello d’oro, forgiato segretamente durante le persecuzioni naziste, per regalarlo a Schindler (come si vede anche nel film a lui dedicato, Schindler’s list), l’imprenditore che, mosso a compassione, ha dedicato la sua vita a salvare gli Ebrei dalla morte. Alla fine del film, quest’uomo – che ha messo a repentaglio la sua vita e la sua famiglia per sottrarre più persone possibili agli orrori nazisti – viene preso dal senso di colpa e piange per il tempo sprecato, quel tempo che avrebbe potuto utilizzare per salvare ancora più vite.

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Forse è la domanda che ogni tanto dovremmo rivolgere anche a noi stessi: siamo stati capaci di salvare la vita di qualcuno?

Probabilmente no, perché eravamo troppo intenti…

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01/07 #lasciarsicoinvolgere

 

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LASCIARSI COINVOLGERE: la tua storia diventa la mia, insieme

“Imitiamo Gesù: siamo tutti chiamati a lasciarci coinvolgere dai travagli umani che ogni giorno ci interpellano.” [Papa Francesco]

Mt 8, 5-17
In quel tempo, entrato Gesù in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: «Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». Gli disse: «Verrò e lo guarirò». Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Pur essendo anch’io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa». Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! Ora io vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, mentre i figli del regno saranno cacciati fuori, nelle tenebre, dove sarà pianto e stridore di denti». E Gesù disse al centurione: «Va’, avvenga per te come hai creduto». In quell’istante il suo servo fu guarito. Entrato nella casa di Pietro, Gesù vide la suocera di lui che era a letto con la febbre. Le toccò la mano e la febbre la lasciò; poi ella si alzò e lo serviva. Venuta la sera, gli portarono molti indemoniati ed egli scacciò gli spiriti con la parola e guarì tutti i malati, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa: “Egli ha preso le nostre infermità e si è caricato delle malattie”.
Gesù si lascia coinvolgere dalla storia di tutti coloro che incontra. Non è uno che passando per le nostre città fa finta di non vedere: guarda, ascolta le nostre grida, si lascia coinvolgere fino a volte ad imparare dalla nuova situazione che incontra.
Tutto questo perché si lascia guidare dalla compassione per tutti coloro che incontra: accetta si ferma dalla suocera di Pietro, non allontana gli ammalati che lo cercano anche a notte fonda. La compassione spinge al coinvolgimento che porta allo stupore: questa è la sua strada, può essere anche la nostra.
Si aprono gli orizzonti, comprende che la sua missione è destinata ad orizzonti più grandi, non solo Israele, tutti hanno bisogno della Buona Notizia che è Lui.
Lasciamoci avvolgere e coinvolgere dal suo stile per coinvolgerci e stupirci anche noi della dono di questa nostra vita.

30/06 #vittoria

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VITTORIA: Il Signore combatte per noi e vince la durezza del cuore

“Non lasciarsi più guidare da quello che si avvicina da fuori, ma da quello che si innalza dentro. E’ solo un inizio, me ne rendo conto. Ma non è più un inizio vacillante, ha già delle basi. “Non credo più che si possa migliorare qualcosa nel mondo stesso senza aver prima fatto la nostra parte dentro di noi. Dobbiamo cercare in noi stessi, non altrove.” [Etty Hillesum]

Mt 8,1-4
Quando Gesù scese dal monte, molta folla lo seguì. Ed ecco, si avvicinò un lebbroso, si prostrò davanti a lui e disse: «Signore, se vuoi, puoi purificarmi». Tese la mano e lo toccò dicendo: «Lo voglio: sii purificato!». E subito la sua lebbra fu guarita.
Poi Gesù gli disse: «Guàrdati bene dal dirlo a qualcuno; va’ invece a mostrarti al sacerdote e presenta l’offerta prescritta da Mosè come testimonianza per loro».
Il primo miracolo di Gesù secondo il racconto di Marco è per un lebbroso.Ogni lebbroso, in quanto impuro, è scomunicato,  viene separato dalla comunità, dagli altri, dalla piena relazione con Dio.
In cosa consiste il miracolo? Nell’affrontare e vincere la causa che lo esclude dalla comunità, affrontandola.
Gesùnon nega la lottacon la durezza del nostro cuore,l’affronta, consapevole che non c’è nulla di più forte dell’amore, e che noi siamo fatti per vivere in esso.
Gesù desidera reintegrarci nelle nostre relazioni, guarire il nostro corpo, guarendo il nostro cuore, i nostri desideri.
E il luogo della condanna, il sacerdotediventa il luogo della benedizione, della festa.

29/06 #autorità

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AUTORITÀ: fallibile e così amato, hai spazio e tempo per far posto all’altro

“Un solo giorno è consacrato alla festa dei due apostoli. Ma anch’essi erano una cosa sola. Pietro precedette, Paolo seguì. Amiamone la fede, la vita, le fatiche, le sofferenze, le testimonianze e la predicazione.” [Agostino d’Ippona]

Mt 16,13-19
In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».
 
Oggi festa di Pietro e Paolo, coloro ai quali è stata affidata la Chiesada parte di Gesù.
Che logica apparentemente strana, diversa dalla nostra abituale: Gesù affidail futuro del suo messaggio a chi lo ha rinnegato, a chi ha perseguito i suoi discepoli! Sì! E così ci vuole dire con grande chiarezza che Pietro e Paolo, non sono principalmente questo! Come tutti fallibili, ma come tutti, quando riconoscono di essere amati anche lì, sono capaci di un grande amore! Insieme!
Non sei amato perché sei buono, ma diventi buono perché sei amato! E loro hanno compreso questa verità: Egli è il nostro amante al di là e prima di ogni nostra azione. Solo grazie a questo amore perdonante, ora Pietro può aiutare, istruire gli altri e Paolo annunciare il Vangelo costituendo nuove comunità :hanno ricevuto un grande amore, ora lo possono condividere con tutti, e quindi anche con noi! Accogliamo e condividiamo anche noi questo amore che riceviamo!

28/06 #profeti

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VERI e FALSI PROFETI: Il vero profeta rischia per te, il falso assicura e lega a sé …

“Signore, donami il coraggio di accettare solo da Te la rude vocazione di profeta e di essere ogni volta un perdente tra gli uomini!” [Enzo Bianchi]

Mt 7, 15-20
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:«Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci! Dai loro frutti li riconoscerete. 
Si raccoglie forse uva dagli spini, o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. Ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Dai loro frutti dunque li riconoscerete».
Al termine del discorso, cosiddetto della “Montagna”, il Signoredà alcune raccomandazioni ai suoi. Il Signore è preoccupato che i suoi discepolisi lascino abbindolare dai “falsi profeti”che  attraversavano le strade della Galilea.
Anche oggi le nostre strade sono attraversate da falsi profeti chepromettendo facili guadagni e successi in realtà divorano le nostre migliori energie. Possiamo dire che “falsi profeti” sono tutti quei comportamenti, situazioni, relazioni chesotto un’apparenza benevola in realtà creano dipendenza. E in queste dipendenze consumiamo le nostre migliori energie.
Come stanarli questi falsi profeti?Come opporci alle loro lusinghe? Come riconoscere ciò che realmente produce frutti buoni?
I rovi e le spinesono per lo più arbusti ornamentali che generalmente vengono usate per delimitare i terreni,per impedire ad estranei di entrare: più sono fitti più assolvono bene a questa funzione. Separazione e chiusura garantiscono sicurezza, ma impediscono ai frutti di crescere.
A noi sta decidere serischiare di crescere,buttando il cuore oltre la siepe o preferire la garanzia delle sicurezze acquisite.

27/06 #porte

 

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PORTA STRETTA… PORTA SANTA…

 

“La Porta Santa è una “debolezza” della Chiesa. Sì, la debolezza di Cristo stesso che si è fatto ferita, che si è fatto maledetto, per guarirci.” [S. Titta sj]

 

Mt 7,6.12-14
Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi.

Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti. Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano. Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano!

 

In un edificio di qualsiasi tipo, il luogo più delicato è la porta! Tanto è vero che poi la “difendiamo” con chiavistelli, spranghe e allarmi! Un muro può essere invalicabile, ma la porta dev’essere – per definizione – un’apertura, un “buco” nel muro, insomma un punto debole, vulnerabile!
La porta, per quanto corazzata, è un luogo attraverso cui si deve poter passare, una possibilità per chi vuol transitare da una situazione ad un’altra, da un “fuori” a un “dentro”, altrimenti non è più la porta!
Se immagino l’edificio come un organismo, potremmo dire che la porta è come una ferita, un punto vulnerabile, pericoloso … chiunque può attraversarlo, infatti come la porta, la ferita si difende con medicamenti vari per evitare che i virus o i batteri “possano entrare”!
Se questa porta è Cristo, allora vuol dire che ogni persona che aderisce a Lui può diventare, a sua volta, Porta Santa per altri!
Qui emerge la sfida per me, la necessità di lasciarsi attraversare dagli altri! Non essere invulnerabile! Qui si comprende che anch’io – che ho attraversato con il mio male la ferita di Gesù – devo lasciarmi attraversare dal male degli altri, aprire la mia porta!
Certo, è la parte più difficile, forse ci fa scoraggiare un po’ e anche perdere di vista che, in realtà, si può diventare Porta Santa solo se si attraversa la Porta che è Gesù! Pian piano, lasciandosi trasformare da questo “attraversamento”!

26/06 #giudizi

 

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GIUDIZI: Non giudicare o saper giudicare?

“Come posso correggere l’altro se sono morto? Chi conosce se stesso, non giudica nessuno! Considera se stesso uguale a tutti, e considera tutti come se stesso: oggetto dell’infinita misericordia di Dio!” [Silvano Fausti sj]

 

Mt 7,1-5
Non giudicate, per non essere giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi. Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? O come dirai al tuo fratello: “Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio”, mentre nel tuo occhio c’è la trave? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello.

 

I vv. 1-2 vietano di giudicare: il mio giudizio cattivo sull’altro è contro me stesso. Non giudicare significa essere come il Padre, che accetta incondizionatamente il figlio. Giudicare significa non essergli figlio. Il mio giudizio buono o cattivo sull’altro è la misura del mio essere figlio o meno del Padre. Anzi, il giudizio futuro che Dio darà su di me  non sarà altro che il giudizio presente che io do sul fratello. Dio lo lascia scrivere a me;  lui alla fine semplicemente leggerà ciò che io ho scritto.
I vv. 3-5 esortano a giudicare me stesso invece dell’altro. Uno vede l’altro con il suo occhio, con il suo cuore: l’altro è colui che rispecchia me stesso. Se lo vedo male, è perché il mio cuore è cattivo. La critica verso l’altro è autocritica inconsapevole: il piccolo male che vedo in lui è spia del grande che è in me.