05/06#scarti

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SCARTI

“Discepolo è colui che nella pietra scartata riconosce il Figlio, il suo Signore e Salvatore, testata d’angolo del nuovo tempio” [Silvano Fausti sj]

Mc 12,1-12
Si mise a parlare loro con parabole: «Un uomo piantò una vigna, la circondò con una siepe, scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. Al momento opportuno mandò un servo dai contadini a ritirare da loro la sua parte del raccolto della vigna. Ma essi lo presero, lo bastonarono e lo mandarono via a mani vuote. Mandò loro di nuovo un altro servo: anche quello lo picchiarono sulla testa e lo insultarono. Ne mandò un altro, e questo lo uccisero; poi molti altri: alcuni li bastonarono, altri li uccisero. Neaveva ancora uno, un figlio amato; lo inviò loro per ultimo, dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma quei contadini dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e l’eredità sarà nostra!”.Lo presero, lo uccisero e lo gettarono fuori della vigna. Che cosa farà dunque il padrone della vigna? Verrà e farà morire i contadini e darà la vigna ad altri. Non avete letto questa Scrittura: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi?”. E cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla; avevano capito infatti che aveva detto quella parabola contro di loro. Lo lasciarono e se ne andarono.
“La pietra che i costruttori rigettarono, questa divenne testata d’angolo”,dice Gesù ai sommi sacerdoti, agli scribi e agli anziani che lo interrogano e non si lasciano interrogare. Anche con loro, pur non potendo rispondere, mantiene aperto il dialogo. Per questo, sotto il velo delle parabole , dichiara di che tipo è il suo potere e da dove gli viene: è quello del “Figlio”, e gli viene dal suo essere rigettato, ucciso e gettato fuori proprio da loro!
Con questa parabola Gesù dà la chiave di lettura della storia di Israele – paradigma di quella di ogni uomo – come scontro senza incontro tra la fedeltà di Dio e l’infedeltà nostra. La sua offerta di amore si trova sempre davanti al muro ostinato del nostro rifiuto.
Alla sua crescente bontà, corrisponde un crescendo della nostra cattiveria. Sembra proprio un amore infelice, senza possibilità di riuscita. Ma il Signore opera una meraviglia ai nostri occhi, facendo della croce, apice del nostro male, il dono del suo massimo bene: noi lo uccidiamo, togliendogli la vita, e lui ci fa vivere, donandoci la sua vita.

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