07/10 Vedere l’Amore!

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“Non basta guardare, occorre guardare con occhi che vogliono vedere e che credono in quello che vedono”.
(Galileo Galilei)

In quel tempo, i settantadue tornarono pieni di gioia dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». 
Egli disse: «Io vedevo satana cadere dal cielo come la folgore. 
Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra i serpenti e gli scorpioni e sopra ogni potenza del nemico; nulla vi potrà danneggiare. 
Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto che i vostri nomi sono scritti nei cieli». 
In quello stesso istante Gesù esultò nello Spirito Santo e disse: «Io ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, che hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, Padre, perché così a te è piaciuto. 
Ogni cosa mi è stata affidata dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare». 
E volgendosi ai discepoli, in disparte, disse: «Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. 
Vi dico che molti profeti e re hanno desiderato vedere ciò che voi vedete, ma non lo videro, e udire ciò che voi udite, ma non l’udirono».  Lc 10,17-24 

Di solito ambisco nell’avere il controllo sulle cose, mi compiaccio nel sapere di “potere” essere “superiore”… ma è una presunzione che spesso scompare al minimo imprevisto, alla più piccola fragilità non calcolata.

Il volto di Gesù che si svela oggi ai discepoli è un volto esultante che conferma e dà legittimazione alla loro esperienza. E apre sul mistero della sua relazione intima con il Padre. Una relazione sicura e certa, intima e liberante, inclusiva e accogliente.
Quando la creatura non ha più paura di accettare che il proprio nome è inciso nel cuore di Dio, allora quella relazione diventa salvezza.

Gesù oggi magnifica il Padre, come Maria in visita presso Elisabetta; entrambi vivono un incontro empatico, di comunione:
Gesù con i suoi discepoli, Maria con la cugina; entrambi non temono di dire sì alle proprie potenzialità, alla propria vita; entrambi sono disposti a condividerne la gioia.
Il “potere” allora smette di essere sopraffazione o sottomissione e diviene strumento di incontro, quest’ultimo occasione di compiacimento e riconoscimento e riconoscenza.
Ancora una volta Dio restituisce l’uomo a sè stesso, dona la dignità ad ognuno di essere quello che è, di scoprirne la dimensione nella relazione con quello che non è, cioè l’altro.

Maria, donna dell’equilibrio, in occasione della festa del santo rosario, intercedi perché anche noi come te e tuo figlio, possiamo aprire il cuore allo Spirito, indossare la dignità con la quale nasciamo e mantenere l’umiltà della creatura che vede e riconosce nell’opera minuziosa e silenziosa del Padre, l’Amore per il quale sono quello che sono.

Dalla Rete Loyola di Bologna

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