11/10 – La relazione che mi definisce

È nella separazione che si sente e si capisce la forza con cui si ama.”

Fëdor Michajlovič Dostoevskij

Un giorno Gesù si trovava in un luogo a pregare e quando ebbe finito uno dei discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». 
Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite: Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno; dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, e perdonaci i nostri peccati, perché anche noi perdoniamo ad ogni nostro debitore, e non ci indurre in tentazione». (Lc 11,1-4)

Il maestro in-segna… lascia cioè il suo segno: nessuno potrebbe far nulla se non lo avesse imparato grazie a un esempio. Provo a immaginare Gesù che prega? Cosa mi avrebbe incuriosito del suo stare davanti a Dio?

Gesù si pone davanti a Dio come figlio amato, ovvero come colui che conosce la sua origine. Con quella invocazione “Padre (Abba)”, Gesù spezza la concezione generale di preghiera: da vuoto rito e adempimento la rende relazione viva.
Solo in questa posa filiale si può ritrovare la dimensione del proprio essere, delinearne i tratti, affidarne i limiti.

La prima cosa che chiede Gesù rivolgendosi al Padre è la santificazione del Nome, riportando alla luce il desiderio originario di definirsi a partire dall’altro.

Gesù chiede poi che ogni inciampo e caduta siano occasione di crescita, grazie a una mano che rialza e che insegna ad aiutare gli altri a farlo, piuttosto che illudersi di dovercela fare da soli.

La portata dell’insegnamento di oggi è il cuore: solo la tenerezza, con la quale ci lasciamo toccare e accompagnare in preghiera, libera l’essere umano dall’inciampo, dalla sfiducia e dalla dipartita.

Qual è la relazione fondamentale che dice chi sono?

Come emerge questa relazione quando incontro le persone intorno a me?

COme custodisco questa relazione orign?