13/10 – A far del bene ci si rimette sempre…nelle mani del Padre!

Se giudichi le persone, non avrai tempo per amarle.
(Madre Teresa di Calcutta)

In quel tempo, dopo che Gesù ebbe scacciato un demonio, alcuni dissero:«È per mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni». 
Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo.
Egli, conoscendo le loro intenzioni, disse: «Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull’altra. Ora, se anche Satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno? Voi dite che io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl. Ma se io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl, i vostri figli per mezzo di chi li scacciano? Per questo saranno loro i vostri giudici. Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio.
Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, ciò che possiede è al sicuro. Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via le armi nelle quali confidava e ne spartisce il bottino. Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me disperde.
​​Quando lo spirito impuro esce dall’uomo, si aggira per luoghi deserti cercando sollievo e, non trovandone, dice: «Ritornerò nella mia casa, da cui sono uscito». Venuto, la trova spazzata e adorna. Allora va, prende altri sette spiriti peggiori di lui, vi entrano e vi prendono dimora. E l’ultima condizione di quell’uomo diventa peggiore della prima». (Lc 11,15-26)

​Gesù compie un gesto di liberazione e la gente intorno a lui, pur riconoscendo la sua autorità, rimane diffidente e cerca il modo di accusarlo. “Satana” in ebraico indica proprio colui che accusa. Il sistema accusatorio non può che generare un contenzioso, cioè una situazione nella quale una parte e una controparte sono confrontate da un terzo che prende posizione emettendo un giudizio. L’accusa è mirata a ottenere una sentenza di colpevolezza e quindi la condanna di una parte.

Questa molte volte è la situazione che interiormente viviamo, nei più disparati contesti, riguardo anche e, molte volte, soprattutto ambiti personali e intimi della propria quotidianità: condanniamo e siamo condannati.

Gesù si oppone con forza in favore di che ha perso la libertà perché indemoniato, accusato dalla gente, giudicato colpevole dai sacerdoti e quindi socialmente emarginato dai suoi simili. E di conseguenza Gesù stesso subisce il giudizio su di sè per essersi schierato a favore del condannato!

Assume di sè la condanna, ma non con passività o per fatalità. Non si lamenta, ma assume la responsabilità del bene compiuto. Invita a riflettere sulla logica contraddittoria dell’accusa proponendo una visione che riporta all’unità, all’essere-con.

Sant’Ignazio, parla del cuore dell’uomo come un campo di battaglia dove accusatore e difensore continuamente fanno sentire la loro voce alla nostra coscienza che poi prende posizione su come agire. Con l’esercizio e l’ascolto interiore quotidiano è possibile analizzare i propri pensieri e sentimenti, per riconoscere quando è lo spirito che parla oppure il nemico. E quindi decidersi per il bene in modo più nitido.

  • Qual è l’accusa che più facilmente il mio cuore mi rinfaccia?
  • Come mi sento quando do ascolto a questa accusa?
  • Come agisco nel mondo quando assecondo questi pensieri e sentimenti negativi?

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