25/10 – Dici a me?

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Eccolo, egli sta
dietro il nostro muro;
guarda dalla finestra,
spia attraverso le inferriate.
(Cantico dei Cantici 2, 10)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Sappiate bene questo: se il padrone di casa sapesse a che ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti, perché il Figlio dell’uomo verrà nell’ora che non pensate». Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?». Il Signore rispose: «Qual è dunque l’amministratore fedele e saggio, che il Signore porrà a capo della sua servitù, per distribuire a tempo debito la razione di cibo? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà al suo lavoro. In verità vi dico, lo metterà a capo di tutti i suoi averi. Ma se quel servo dicesse in cuor suo: Il padrone tarda a venire, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà nel giorno in cui meno se l’aspetta e in un’ora che non sa, e lo punirà con rigore assegnandogli il posto fra gli infedeli. Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche. A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più». (Lc 12,39-48)

Gesù insiste sull’imprevedibilità dell’opera del Padre nella nostra vita e con forza ribadisce l’importanza di essere vigili e solerti, liberi dal passato e aperti allo Spirito, al nuovo e all’inaspettato. Pietro, tuttavia, va oltre la raccomandazione: vuole sapere a chi essa sia rivolta, si preoccupa cioè più del ruolo da assumere che dello scopo.

La terra e le nostre stesse vite sono dei beni che amministriamo molte volte inconsapevolmente. Gesù, da buon padrone, non solo rimane vigile e sollecito verso il prossimo, ma, libero dal peso di sé stesso e della sua storia, continua instancabilmente a parlare al cuore dell’uomo, ricordando a tutti noi la capacità di essere buoni amministratori e la dignità di essere umani.

Ci invita ancora a non vivere quello che abbiamo e siamo come un carico da sopportare, ma come qualcosa per la quale rispondere con cura e amore tutti i giorni della nostra vita.

  • Cosa o chi mi è stato affidato?
  • Quanto mi preoccupo di chi sono e di quello che ho?
  • Chi sono i padroni a cui sono sottomesso?

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