30/11- Lei è assunto!

3011

Sono le nostre scelte, Harry, che ci mostrano chi siamo veramente,
molto più delle nostre capacità.

Harry Potter e la Camera dei Segreti

 

In quel tempo, mentre camminava lungo il mare di Galilea, Gesù vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono.

Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedèo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.

Mt 4, 18-22

Gesù inizia la sua avventura dell’annuncio del Regno smuovendo coscienze, aggregando persone, coinvolgendo alleati e vivendo amicizie e relazioni. E nelle relazioni spesso si arriva a un punto in cui viene chiesto di identificarsi in modo privilegiato all’interno di un rapporto che prevale sugli altri. Ecco allora che anche per Andrea emerge un “subito”, l’urgenza non rimandabile di riconoscere che c’è una relazione – quella tra discepolo e maestro – alla quale consegnarsi e dalla quale lasciarsi definire.

“Lasciare tutto” per Andrea non significa semplicemente “rinunciare”, ma piuttosto mettere a disposizione di Gesù la sua esperienza e il suo bagaglio di umanità (l’essere pescatore).

In fondo è come se Gesù dicesse ad Andrea: “Carissimo amico, sono convinto che un’esperienza di vita come la tua sarebbe proprio utile e interessante nel pezzettino di Regno che stiamo cercando di costruire e di vivere insieme come gruppo che desidera occuparsi delle cose del Padre, il quale opera nella vita di tanti uomini e tante donne… Che ne pensi?”. E la festa di oggi non è altro che il risuonare della risposta di Andrea: “sì, mi interessa!”.

 

  • Ci sono relazioni su cui mi viene chiesto di “fare il punto”?
  • In che modo il dare fiducia ad altri e chiedere loro fiducia determinano il mio modo di vivere?
  • L’espressione “pescatore di uomini” che cosa può significare nel concreto della mia vita?

 

p. Iuri Sandrin SJ

29/11- Infine, il fine!

Dentro di me c’è una sorgente molto profonda. E in quella sorgente c’è Dio.

                                                                                                                             Etty Hillesum

 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza.
Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».

Lc 21,12-19

 

Gesù parla della fine sempre e solo per rilevare “il fine” e capire come vivere al meglio il presente. Oggi ci insegna a non lasciarci turbare dal tanto male che esiste, perché, anche in questa storia umana segnata dal peccato, dall’egoismo, dalla paura, Dio è all’opera per tessere la storia di salvezza per ognuno di noi.

Chi prende sul serio la logica del regno, chi si fa discepolo di Gesù e prende sul serio la sua parola e il suo stile, non può che perdere delle opportunità secondo la logica del mondo e dunque incontrare resistenze.

Ma proprio in queste situazioni, grazie alla sua azione, possiamo vivere una vita nuova, coraggiosa e impegnata, malgrado i problemi e le fatiche che ne derivano.  Vivere questo è la testimonianza del Dio vivente in noi e contemporaneamente è la testimonianza che noi possiamo offrire al mondo.

  • Ti è mai capitato di essere deriso a causa del nome di Gesù?
  • In quali occasioni perdere deliberatamente delle opportunità ti ha aperto a una novità?
  • Quando le situazioni difficili sono diventate per te luoghi di testimonianza?
p. Francesco Cavallini SJ

 

28/11 – Listen!

Era il tipo di voce che l’orecchio sente e segue in tutte le modulazioni come se ogni parola fosse un raggruppamento di note che non verrà mai più ripetuto

F. Scott Fitzgerald

In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta». Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine». Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.

Lc 21, 5-11

 

Chi ama profondamente riconosce tra mille altre la voce della persona amata: tonalità, calore, intensità e timbro la rendono unica. Per quanto possa essere simile ad un’altra, quella voce avrà sempre qualcosa di distintivo.

Così vale anche e soprattutto per la voce di Gesù che, come novelli discepoli, siamo chiamati a riconoscere nella polifonia di suoni e parole che quotidianamente ci circondano e agiscono nel tentativo di ammaliarci e portarci fuori dal suo coro. Gesù ci invita a non lasciare che abbia la meglio su di noi il terrore di fronte alla terra che ci trema sotto i piedi, alla discordia e al conflitto; ci invita a restare sintonizzati sulla sua voce.

Ci ricorda di non smettere di ricercare la sua voce, nemmeno quando il rumore delle pietre che cadono le une sulle altre è così forte da indurci a mettere le mani sulle orecchie per non sentire altro. Ascoltare la sua voce calda e amorevole nel frastuono delle pietre che cadono, riconoscerla nel quotidiano e fidarci di lei: a questo siamo chiamati come figli amati.

 

  • Quando non ho saputo distinguere le voci ammaliatrici da quella di Dio?
  • Dove mi parla la voce del Signore?
  • In cosa vorrei saper riconoscere la voce di Dio?

 

Rete Loyola SJ

 

27/11 – L’amore ha l’amore come solo argomento

Alla sera della vita saremo giudicati sull’amore

San Giovanni della Croce

 

Alzàti gli occhi, Gesù vide i ricchi che gettavano le loro offerte nel tesoro del tempio. Vide anche una vedova povera, che vi gettava due monetine, e disse: «In verità vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato più di tutti. Tutti costoro, infatti, hanno gettato come offerta parte del loro superfluo. Ella invece, nella sua miseria, ha gettato tutto quello che aveva per vivere».

Lc 21,1-4

 

Dio vede, anzi osserva! Non è un Dio distratto, anzi riesce a vedere quello che a noi sfugge, come questa povera vedova!

Colpisce anche il giudizio di Gesù: da una parte i ricchi come una massa informe in cui il singolo si nasconde dietro ciò che possiede; dall’altra una donna, vedova e povera. Gesù la guarda e ci fa notare il suo gesto, che diventa per noi esempio di risposta all’amore di Dio. L’amore richiede infatti l’essenziale e non il superfluo!

L’unico modo per amare l’Altro è metterlo al primo posto: trasformandolo da accessorio ad essenziale, a tutto della nostra vita.

 

 

  • Penso mai allo sguardo di Dio su di me?
  • Chi c’è al primo posto nella mia vita?
  • In cosa mi sento ricco e in cosa povero?

 

Anna Laura e Filippo

 

26/11 – Se la vita gira come una giostra senza meta

Meditazione per la Solennità

di Nostro Signore Gesù Cristo

Re dell’Universo

XXXIV domenica del T.O. Anno A

26 novembre 2017

Mt 25,31-46

 

L’uomo dice che il tempo passa. Il tempo dice che l’uomo passa

T. Terzani

Alla fine si dicono le cose più importanti. Alla fine, quando saluti la persona che ami sapendo che forse non la rivedrai più; alla fine di una vita, quando devi decidere come usare l’ultimo respiro che ti rimane; alla fine di un discorso, quando sai che non avrai altre possibilità per spiegarti meglio.

Abbiamo spesso la sensazione di essere alla fine, quando siamo convinti che non ci sia più speranza. Alla fine si ritrova l’essenziale, quello che conta veramente.

treno

Questo brano del Vangelo contiene l’ultimo discorso di Gesù prima di entrare nel pieno del tempo della sua passione. Gesù parla della fine e quindi delle cose più essenziali, ma le cose più importanti sono anche le più semplici, le cose della quotidianità, il mangiare e il bere, il vestire e visitare… Di tante parole, resta questo, la profonda ed essenziale semplicità della vita.

Queste parole di Gesù sono state scelte dalla Chiesa anche per aiutarci a vivere la fine dell’anno liturgico. È la fine di un cammino iniziato nell’Avvento dello scorso anno: come un pastore, dice il profeta Ezechiele, Dio ci ha accompagnato lungo questo tempo. Ci ha condotto da qualche parte. Il cammino va verso una direzione. Siamo stati pellegrini, non vagabondi. Dio ci ha accompagnato verso una meta. La nostra vita ha un senso. La fine indica infatti anche il fine, la meta, verso cui abbiamo camminato. Quest’ultima pagina del Vangelo ci mette dunque davanti a una domanda: cosa è cambiato nella mia vita durante questo cammino? Verso dove sento di aver camminato? Sono stato pellegrino o vagabondo?

viandante

Alla fine quello che rimane sono appunto i gesti semplici, come se il senso della vita fosse fondamentalmente accorgersi dell’altro, del suo vero bisogno, senza proiettare su di lui le mie ansie o le mie ideologie.

Mi ha sempre colpito che nel dipingere le opere di misericordia, Caravaggio non si sia limitato alle sei opere descritte da questa pagina evangelica, ma ne abbia aggiunto un’altra: seppellire i morti. Ma a ben guardare era esattamente quello di cui c’era più bisogno nella Napoli del ‘600 colpita dalla peste. Caravaggio ha colto l’essenziale della misericordia: accorgersi dell’altro.

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Alla fine della sua predicazione, Gesù ci rimanda a quest’unico insegnamento, come se tutto il cammino percorso con lui, avesse dovuto portarci fondamentalmente a questo, ad aprire i nostri occhi. È in questa ferialità che possiamo ritrovare Dio. Il pastore e il Re si lascia trovare nel più piccolo.

Lo scandalo o il paradosso di questo testo è proprio questo: Gesù si identifica con il più piccolo. Non si tratta dunque di accorgersi solo dell’umano, non si tratta di appiattarsi su un impegno sociale, non si tratta solo di filantropia, qui si tratta dell’essenza della teo-logia: il discorso su Dio è il discorso sul più piccolo. L’incontro con Dio è nell’incontro con i più piccoli. L’altra domanda dunque che questa pagina ci rivolge è: chi, intorno a me, in questo momento, è il più piccolo? Guarda! Perché è lì che Dio si lascia trovare da te.

Proprio nella festa in cui celebriamo Dio come Re, la Chiesa ci fa leggere una pagina in cui Dio si identifica con il più piccolo. È il paradosso di Dio. Un paradosso che ci provoca e ci interroga sul modo in cui guardiamo la storia. Qui la prospettiva è rovesciata: la storia non è guardata dal punto di vista dei potenti, ma da quello dei più piccoli. Il racconto biblico mostra spesso come Dio operi nella storia a partire da quelli che sembrano gli ultimi, le persone inutili, i servi, i bambini, gli umili.

giochi bambini

La misericordia autentica è quella inconsapevolequando, Signore, ti abbiamo fatto questo? La vita autentica è quella in cui siamo spontaneamente rivolti verso il bisogno dell’altro. Più la nostra vita è ripiegata su noi stessi, meno viviamo autenticamente, meno ci sentiamo realizzati come persone.

Cristo è l’uomo autentico, colui che vive pienamente rivolto verso l’umanità. Facciamo attenzione, però, perché il brano del Vangelo ci dice che si può vivere altrettanto inconsapevolmente in modo disumano! Anche coloro che non hanno mai dato un bicchiere d’acqua a chi ne aveva bisogno, non si sono accorti delle loro mancanze. Occorre educarsi, dunque, affinché la misericordia diventi uno stile di vita, affinché cioè arriviamo a riappropriaci della nostra vita.

 

 

Leggersi dentro

–          In questo momento, chi è il più piccolo intorno a me?

–         Quali sono i gesti quotidiani in cui ritrovo la presenza di Dio?

 

25/11 – Non amare domani quel che puoi amare oggi

trattenere

L’amore è come una farfalla:
se lo trattieni, lo uccidi.
                                               N. Sunda SJ

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie». 
Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».
Dissero allora alcuni scribi: «Maestro, hai parlato bene». E non osavano più rivolgergli alcuna domanda.

Lc 20,27-40

 

Spesso i nostri sentimenti e le nostre azioni rischiano di muoversi sui binari del possesso, piuttosto che sulla strada dell’amore – ma trattenere è uccidere.

Il nostro sguardo preoccupato e ansioso rischia di farci perdere di vista la pienezza dell’oggi, tesi – come siamo – a preservare e a mettere da parte l’amore per essere certi di non restar senza, domani.

Ma lo sguardo liberante di Dio apre alla nostra vita prospettive di vertiginosa grandezza: siamo figli della risurrezione e di Dio. Guardando con Dio al nostro domani il giogo gravoso dell’affaccendarsi invano diventa dolce filo di speranza.

Il Dio dei viventi, promettendoci la vita eterna, conferma al nostro oggi la sua dignità. L’amore di Dio trasforma la sterile preoccupazione in fertile e speranzosa lungimiranza: affidandoci alle sue mani entriamo nella vita piena già oggi.

 

 

  • Quali preoccupazioni mi affliggono in questo momento?
  • Quali azioni riconosco essere mosse dal bisogno di possesso invece che dal desiderio di amare?
  • In chi/che cosa ripongo le mie speranze?

 

Rete Loyola SJ

24/11 – La libertà di donare? Non ha prezzo!

dono

Ho comprato delle batterie, ma non erano incluse.

Steven Wright

 

In quel tempo, Gesù, entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano, dicendo loro: «Sta scritto: “La mia casa sarà casa di preghiera”. Voi invece ne avete fatto un covo di ladri».

Ogni giorno insegnava nel tempio. I capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano di farlo morire e così anche i capi del popolo; ma non sapevano che cosa fare, perché tutto il popolo pendeva dalle sue labbra nell’ascoltarlo.

Lc 19,45-48

Gesù entra nel tempio e compie un gesto forte: scaccia coloro che usano quel luogo per fare affari. Non viene detto che i commercianti sono disonesti. Eppure vengono accusati di aver trasformato la casa di Dio in un covo di ladri. È un gesto simbolico. Gesù denuncia un rapporto malato con Dio, basato su una logica economica del dare-avere, dello scambio. La vendita degli animali per i sacrifici rivela una concezione utilitaristica della relazione sacra, che di fatto è pagana. Il sacrificio presso i pagani è fatto per placare l’ira di Dio.

Il Dio di Israele non è un Dio che si compra con dei sacrifici. Il sacrificio che il popolo di Israele compie è piuttosto l’espressione di ringraziamento per un bene già ricevuto. Esprime gratitudine e riconoscenza, non dovere o tributo. Ma è così sottile il crinale che spesso cadiamo nel tranello. Spesso è più rassicurante avere la situazione sotto controllo e pagare il dovuto. Ci fa sentire a posto, più tranquilli, più autonomi.

Noi oggi siamo quel tempio. Il risorto, prendendo dimora presso di noi, scalza ogni tentazione di concepire la nostra relazione con Dio secondo una logica economica. Perché il sacrificio l’ha compiuto già lui con il suo morire sulla croce per noi. A partire da questo debito già pagato, non c’è più bisogno di ingraziarsi Dio con atteggiamenti che nascono dalla paura o dal timore di contraddirlo. Non bisogna acquistare nulla. E quando il cuore si accorge di essere stato salvato nella gratuità, esulta di gioia e non trattiene per sé. Si percepisce libero. Può finalmente essere se stesso: generatore di amore gratuito. E non compra, non vende. Semplicemente dona.

 

 

  • Quali atteggiamenti rivelano il mio rapporto economico con Dio?
  • Ho mai incontrato persone che donano senza pretendere nulla in cambio?
  • In quali ambiti mi viene particolarmente spontaneo vivere la gratuità?

 

P. Flavio E. Bottaro SJ