2/11 – Solo l’Amore rimane…

misura

“(…) Certo dev’essere un lavoraccio fare il giudice universale… tutti quelli.. ci sono tutti! Gli assiro-babilonesi, tutti insieme agli americani! Gli egiziani insieme ai tabaccai, le lavandaie con… con i fenici. E che si dicono, le lavandaie e i fenici? Boh, “Io son un fenicio” “E io lavandaia, piacere”. Boh! Tutti insieme, tutti uniti. (…)”

Roberto Benigni ne “Il Pap’occhio”

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. 
E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. 
Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. 
Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. 
Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? 
Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? 
E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? 
Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me. 
Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. 
Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. 
Anch’essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? 
Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me. 
E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna». 

Mt 25,31-46

Siamo chiamati ad amare. È questo che ci caratterizza e rende gregge del buon pastore: capire di essere amati infinitamente, da prima che nascessimo, e amare infinitamente.

Amare chi incontriamo sulla strada, chi incrocia il nostro passo, chi ci guarda e chiede di dissetare la sete che inaridisce, di sedare la fame che rende vuoti; amare chi chiede un abbraccio che scaldi, l’estraneo che chiede di essere accolto, chi è in prigionia e chiede di essere visitato; amare chi chiede una briciola d’amore, una goccia di luce, una scintilla di vita. Quante volte nell’arco di una giornata, tanto dentro casa quanto fuori, incrociamo sguardi di questo calibro e voltiamo i nostri occhi altrove? Siamo chiamati a ridonare senza limiti l’amore che, infinitamente dato, è quello della cui misura saremo chiamati a render conto un giorno.

  • Come e quando ho ricevuto nutrimento, accoglienza e cura?
  • In che modo ho risposto quando ho incontrato sguardi pieni di sete e bisogno?
  • Dove mi sento chiamato oggi a portare amore?
Rete Loyola

 

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