8/11 – Vuoti a vincere

VuotiAvincere

Non mi difendo, scelgo il mio re!

“Senza paura”, inno del pellegrinaggio giovanile ignaziano 2012

 


In quel tempo, siccome molta gente andava con lui, Gesù si voltò e disse:
«Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo.
Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo.
Chi di voi, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolarne la spesa, se ha i mezzi per portarla a compimento?
Per evitare che, se getta le fondamenta e non può finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo:
Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro.
Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila?
Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda un’ambasceria per la pace.
Così chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».

Lc 14,25-33

È possibile essere discepolo di Gesù?
Non ce la faccio, è qualcosa troppo grande per me. Questa è la mia reazione emotiva davanti a questo brano. La croce da portare è troppo pesante e ci sono rinunce da fare che costano troppo.
Se mi siedo e con calma inizio a fare il conteggio delle qualità del buon discepolo, la situazione non migliora. Fiducia incondizionata, amore per i nemici, capacità di perdonare, purezza di cuore… tutte virtù che possiedo solo in desiderio. Insomma, quella per essere discepolo è una torre che non sono in grado di costruire, una battaglia che non sono in grado di combattere.

È possibile quindi essere discepolo?
No. Almeno fintanto che questo progetto rimane un mio ideale di auto-perfezione.
Infatti è proprio perdendo “la faccia” nel crollo delle mie torri, nella perdita delle mie battaglie, che accade qualcosa di nuovo: mi scopro povero. La croce da portare diventa così non più qualcosa da cercare fuori di me, ma una mancanza che scopro mi costituisce. Non mi scopro povero perché c’è qualcosa che non ho e magari invidio agli altri, ma mi scopro povertà radicale, in quanto desiderio mai sazio.
E proprio questo vuoto può diventare la dimora di Gesù in me.

Il cammino per essere discepolo diventa possibile quando accetto di essere povero e lascio che sia Gesù a riempire quel vuoto che mi costituisce.


– Cosa significa per me essere discepolo?
– Quali torri sono crollate? Quali battaglie ho perso?
– Desidero lasciare abitare da Gesù il vuoto che scopro dentro di me?

M. Manuzzi SJ

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...