10/11 – Speriamo non se ne accorga…

speriamo scaltrezza

Dobbiamo imparare a considerare le persone meno alla luce di ciò che fanno o dimenticano di fare, e più alla luce di ciò che soffrono.

Dietrich Bonhoeffer

In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli:

«Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”.

L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”.

Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”.

Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce».  

 Lc 16,1-8

L’amministratore è accusato di sperperare gli averi di un uomo ricco. E la sua reazione non fa altro che realizzare l’accusa: continua a sperperare per salvarsi la pelle. Quante volte anche noi ci comportiamo così, nel tentativo di salvare il salvabile. L’amministratore diventa compassionevole, ma per proprio interesse personale. Non è mosso dalla compassione per l’altro, ma dalla preoccupazione di sopravvivere.

Il nostro Dio non è l’uomo ricco della parabola che finisce con il legittimare una falsa compassione. Il nostro Dio è colui che quando ci chiama a rapporto, non lo fa per controllare la nostra buona o cattiva gestione. Quando chiama è perché ha già preparato il perdono. Il suo figlio ha già pagato per noi in abbondanza. Non c’è bisogno di preoccuparsi ulteriormente per la propria inadeguatezza o per la propria colpevolezza. Non c’è più bisogno di tramare per sopravvivere. Si può iniziare a vivere. E allora lo scontare il debito dell’altro diventa un modo per collaborare a pieno titolo con il padrone della vigna.

 

  • In quali occasioni sperimento il senso di colpa?
  • Dove sento che il Signore mi ha perdonato?
  • Come cambia la mia relazione con l’altro nel momento in cui mi sento perdonato?
p. Flavio E. Bottaro SJ

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