25/11 – Non amare domani quel che puoi amare oggi

trattenere

L’amore è come una farfalla:
se lo trattieni, lo uccidi.
                                               N. Sunda SJ

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie». 
Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».
Dissero allora alcuni scribi: «Maestro, hai parlato bene». E non osavano più rivolgergli alcuna domanda.

Lc 20,27-40

 

Spesso i nostri sentimenti e le nostre azioni rischiano di muoversi sui binari del possesso, piuttosto che sulla strada dell’amore – ma trattenere è uccidere.

Il nostro sguardo preoccupato e ansioso rischia di farci perdere di vista la pienezza dell’oggi, tesi – come siamo – a preservare e a mettere da parte l’amore per essere certi di non restar senza, domani.

Ma lo sguardo liberante di Dio apre alla nostra vita prospettive di vertiginosa grandezza: siamo figli della risurrezione e di Dio. Guardando con Dio al nostro domani il giogo gravoso dell’affaccendarsi invano diventa dolce filo di speranza.

Il Dio dei viventi, promettendoci la vita eterna, conferma al nostro oggi la sua dignità. L’amore di Dio trasforma la sterile preoccupazione in fertile e speranzosa lungimiranza: affidandoci alle sue mani entriamo nella vita piena già oggi.

 

 

  • Quali preoccupazioni mi affliggono in questo momento?
  • Quali azioni riconosco essere mosse dal bisogno di possesso invece che dal desiderio di amare?
  • In chi/che cosa ripongo le mie speranze?

 

Rete Loyola SJ

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