13/12 – Attirami dietro a te, corriamo!

possibilità

Paradossale è la condizione umana.

Esistere significa «poter scegliere»; anzi, essere possibilità.

Søren Kierkegaard

 

In quel tempo, Gesù disse: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Mt 11,28-30

 

Sono tante le cose che ci possono rendere affaticati ed oppressi: un particolare modo di vivere le relazioni, il lavoro, lo studio, la religione, la vita stessa e le sue preoccupazioni.

La parola di oggi è una promessa: il ristoro da tutte queste fatiche! Gesù le conosce ed è disposto a portarle con noi. Solo il suo amore è in grado di trasformare carichi insostenibili in pesi leggeri, la croce in salvezza.

La parola di oggi è anche un invito: «venite a me». Non c’è promessa infatti senza una chiamata intima e personale. Abbandonare ogni volontarismo o legalismo e ascoltare la voce di Cristo:

questa la scelta che possiamo fare oggi e ogni giorno per una vita piena.

 

  • Cosa mi affatica e mi opprime, oggi?
  • Quale chiamata mi rivolge oggi il signore?
  • Quando ho sperimentato la consolazione del peso leggero?

 

Anna Laura e Filippo

 

 

12/12 – Perché tu sei prezioso ai miei occhi!

sei prezioso ai miei occhi

Can anybody find me somebody to love?
Qualcuno può trovarmi qualcuno da amare?

Queen

 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Che ve ne pare? Se un uomo ha cento pecore e ne smarrisce una, non lascerà forse le novantanove sui monti, per andare in cerca di quella perduta? 
Se gli riesce di trovarla, in verità vi dico, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite. 
Così il Padre vostro celeste non vuole che si perda neanche uno solo di questi piccoli». 

Mt 18,12-14

 

Le novantanove rimaste sui monti sono pecore amate: il pastore le ha cresciute con una cura che le ha formate e rese degne della più grande fiducia. La fiducia del pastore racconta il tepore quotidiano di un amore saldo.

E la pecora smarrita? Pur cresciuta con le altre, ha perso il centro, ha dimenticato la strada per casa. Ma Dio non lascia che il vagare sperduti duri un istante più di quanto possiamo sopportarlo: se ci lasciamo trovare, lui arriva quando le forze scemano e tutto sembra perduto. Lo sguardo di Dio ci stana, ci riconosce, ci ritrova e ci riporta a noi stessi. È la sua cura che ci trova, l’amore che si fa prima timore e poi gioia pura.

Che l’amore di Dio per noi sia una quieta, quotidiana fiducia o una trepida, meticolosa ricerca, siamo pecore amate e come tali ricercate in ogni istante.

 

  • Quando nello smarrimento ho sentito che Dio veniva a cercarmi?
  • In che luoghi riconosco la cura di Dio?
  • Cosa stavo seguendo, quando mi sono perso?

 

Rete Loyola

11/12 – Oltre i confini, in cerca di te…

tutto

Amor, ch’a nullo amato amar perdona

Dante Alighieri

 

Un giorno sedeva insegnando. Sedevano là anche farisei e dottori della legge, venuti da ogni villaggio della Galilea, della Giudea e da Gerusalemme. E la potenza del Signore gli faceva operare guarigioni. Ed ecco alcuni uomini, portando sopra un letto un paralitico, cercavano di farlo passare e metterlo davanti a lui. Non trovando da qual parte introdurlo a causa della folla, salirono sul tetto e lo calarono attraverso le tegole con il lettuccio davanti a Gesù, nel mezzo della stanza. Veduta la loro fede, disse: «Uomo, i tuoi peccati ti sono rimessi».

Gli scribi e i farisei cominciarono a discutere dicendo: «Chi è costui che pronuncia bestemmie? Chi può rimettere i peccati, se non Dio soltanto?». Ma Gesù, conosciuti i loro ragionamenti, rispose: «Che cosa andate ragionando nei vostri cuori? Che cosa è più facile, dire: Ti sono rimessi i tuoi peccati, o dire: Alzati e cammina?

Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati: io ti dico – esclamò rivolto al paralitico – alzati, prendi il tuo lettuccio e và a casa tua». Subito egli si alzò davanti a loro, prese il lettuccio su cui era disteso e si avviò verso casa glorificando Dio.

Tutti rimasero stupiti e levavano lode a Dio; pieni di timore dicevano: «Oggi abbiamo visto cose prodigiose».

Luca 5,17-26

 

Gesù è colui che insegna. Siamo sempre alla ricerca di qualcuno che ci offra prospettive di vita autentica: ora lo abbiamo trovato. Ma lui insegna in modo originale: propone, si espone, mai impone la sua idea. Apre una strada che possiamo condividere nella libertà con il vicino.

Libertà da tutto ciò che ci trattiene dal camminare  verso gli altri, verso la nostra quotidianità, verso la pienezza della vita. Questo è liberarci dal peccato (pedes-captum: il piede trattenuto). Questo è darci la possibilità di camminare di nuovo.

Rimettere i nostri peccati significa allora darci la possibilità di alzarci e camminare! Non c’è niente di meglio!

Lui parla ai colti ed agli incolti, ai ricchi ed ai poveri, a quelle parti di noi lontane da lui e a quelle che vivono già nel suo amore. La sua parola è per tutti e per tutto di noi!

 

  • Quali sono i luoghi della mia vita in cui sento il “piede trattenuto”?
  • Sapendo che Dio mi perdona, oggi quali nuove strade mi sono proposte?
  • A chi posso dare il perdono che ho ricevuto?
p. Loris Piorar SJ

10/12 – Punto e a capo. Iniziare un nuovo periodo (della vita)

Meditazione

per la II Domenica di Avvento anno B

10 dicembre 2017

«Era un vecchio che pescava da solo su una barca a vela nella Corrente del Golfo ed erano ottantaquattro giorni ormai che non prendeva un pesce».

E. Hemingway, Il vecchi e il mare, incipit

 

Ogni cammino ha bisogno di un inizio. La nave, per partire, deve sciogliere gli ormeggi; il pellegrino, per iniziare il suo viaggio, deve decidere la meta. Ma a volte nella vita ci sentiamo fermi e incapaci di fare il prossimo passo. Ci sentiamo smarriti, senza sapere bene dove andare. La montagna ci sembra insormontabile e la fine della strada troppo lontana. Alla fine restiamo fermi, ma il cuore è insoddisfatto.

montagna

Chi apre il Vangelo di Marco, si sente attraversato da una parola di consolazione: «Inizio della buona notizia…». La buona notizia è già in quella prima parola: un nuovo inizio per te è possibile! Ecco una strada da percorre, un cammino che può iniziare. Se pensi che per te i giochi siano ormai fatti, allora puoi chiudere questo libro, non avrà nulla da dirti.

libro van gogh

All’inizio non tutto è chiaro, come quando leggi un racconto. Occorre andare un po’ avanti, fare la fatica di stare dietro alle parole, per arrivare a capire dove porta la storia. Ma il Vangelo di Marco ti dice subito dove porta la strada: ti porta verso Cristo. Non è un cammino alla cieca, non è una tombola, non è una questione di fortuna: Cristo ti aspetta, cammina verso lui! Questa è la buona notizia. Non sei più costretto a vagare su strade che non conosci e che ti spaventano.

viandanti

Gesù Cristo può essere il nuovo inizio per te: Marco usa qui una parola greca molto familiare ai filosofi del tempo, è la parola arché, che non vuol dire solo inizio, ma anche ‘causa’, ‘motivo’, ‘ragione per cui…’. A volte infatti restiamo fermi perché non troviamo una ragione per cui muoverci, siamo spenti perché non troviamo un desiderio da realizzare, il nostro cielo è così buio da non lasciar intravvedere nessuna stella da seguire.

cielo stellato

Per questo la prima parola del Vangelo è una parola che consola: la buona notizia è che si può ricominciare, sempre, come un libro che può essere riletto in modo nuovo, ripartendo ancora una volta dall’inizio. È  la storia che possiamo continuare a scrivere: ma per iniziare un nuovo periodo, occorre andare punto e a capo. Non possiamo pretendere di cominciare un nuovo periodo (della vita) continuando a scrivere sulla stessa riga!

A volte possiamo sentirci smarriti e senza fiducia e per questo incapaci di rimetterci a camminare, come le persone a cui si rivolge il profeta Isaia, ovvero l’autore di questa seconda parte del libro, che cerca di incoraggiare coloro che erano in esilio a ritornare in patria. Chi torna dall’esilio, chi è stato lontano dalla propria vita, chi non ha vissuto, ha paura di ritornare a prendere in mano la propria storia perché teme di trovarvi solo macerie. Il profeta pronuncia una parola di consolazione, una parola che la gente, lungo il cammino si ripeteva di fila in fila, e così, quella parola ripetuta diventava la spinta per andare avanti e ritornare nella propria terra.

esodo

Ogni inizio ha bisogno di un segno concreto, altrimenti rischia di rimanere solo un pio desiderio, una velleità, una buon intenzione, progetti senza gambe. Ecco perché Giovanni Battista non invita solo alla conversione, cioè a cambiare modo di pensare, ma chiede che questo nuovo inizio sia accompagnato da un gesto concreto, invita la gente a scendere nell’acqua, a sperimentare la morte e a rinascere, come la prima volta, quando siamo usciti dal grembo materno. L’inizio è sempre un tempo di tensione, c’è l’entusiasmo di cominciare, ma c’è anche la paura della strada non ancora percorsa. Il battesimo tiene insieme questi due elementi: vuol dire far morire ciò che è stato e, al contempo, far nascere qualcosa di nuovo.

acqua

L’inizio è la soglia della storia, vuol dire stare nella fatica di non aver ancora salutato il passato, ma anche di non essere già entrati nella casa. Giovanni infatti battezza sulla soglia, al Giordano. È il fiume che Israele aveva varcato per entrare nella terra premessa. Giovanni indica un nuovo inizio, ma non sarà lui ad accompagnarci in questo viaggio. Giovanni ci apre la porta, ma sarà Gesù, il nuovo Giosuè, che verrà a prenderci per mano per farci entrare in quella nuova terra promessa che è la vita eterna.

Leggersi dentro

–          Quali sono le parole che oggi ti fanno andare avanti e quelle che invece ti bloccano?

–          Senti il bisogno di scrivere un nuovo periodo della tua vita?

 

Puoi trovare qui la meditazione per la Solennità dell’Immacolata Concezione di Maria.

9/12 – Inviati perché amati!

amati

In concreto l’uomo è maturo quando non è più il centro di se stesso, ma comprende e vive che ha in sé qualcosa da dare e da ricevere. Non c’è nessuno così ricco che non abbia bisogno di ricevere, nessuno così povero che non abbia qualcosa da dare.

don Oreste Benzi

 

In quel tempo, Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità.
Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!».
Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.
E li inviò ordinando loro: «Rivolgetevi alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».

Mt 9,35-10,8

 

Durante la predicazione Gesù non si limita a curare le ferite di quanti incrociano il suo cammino: la sua persona è toccata nel profondo dalle storie di ciascuno. Questo suo coinvolgimento ci mostra il volto di Dio: una madre che sente, nelle viscere, la gioia e la sofferenza dei suoi figli.

La sua missione non è semplice filantropia ma puro Amore. Quando amiamo siamo sempre esposti, ma proprio questa nudità ci apre all’incontro. Ecco il regno di Dio! È vicino, nel tempo e nello spazio. Si realizza ogni volta che, come fratelli, ci facciamo carico gli uni dei pesi degli altri.

Siamo inviati perché amati. Questa intima consapevolezza tocca il cuore e lo fa ardere, muovendolo all’azione: così l’amore non è più un dovere o un vuoto da riempire. Così la sua fiamma può bruciare senza consumarsi e senza consumare.

 

  • Che ferite tocca oggi l’amore del Signore?
  • Quando mi sono sentito amato nella mia nudità?
  • Quali esperienze mi restituiscono la consapevolezza di essere un figlio amato?

 

Rete Loyola

 

 

08/12 – Il tutto nel frammento

tutto in un frammento

Nel suo sviluppo l’uomo non diventa uomo; egli lo è già da sempre.

Hans Urs von Balthasar

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».

A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».

Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».

Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei. 

Lc 1,26-38

 

Il racconto dell’annunciazione riconduce alle origini di Gesù la sua singolare figliolanza divina. Quello che lui diventerà per il popolo di Israele è anticipato agli esordi della sua vicenda umana. La sua identità e la sua missione si fondono insieme sin dagli inizi, al punto che non possono essere separati: chiamato dall’eternità per volere di Dio e per desiderio dell’uomo. Il suo concepimento è quello spazio in cui Dio e l’umanità si cercano e si trovano. In quel grembo nasce il salvatore del mondo, quando l’intenzionalità di Dio e l’affettività umana diventano una sola cosa.

La domanda di Maria su come può avvenire tutto questo è in fondo la nostra domanda: “non conosco uomo” è l’affermazione radicale di chi conosce realisticamente il proprio limite e sa che su tale limite non può illudersi. E a questo punto, perché questo evento si realizzi, occorre che il divino fecondi questo limite e lo trascenda. E lì avviene l’incontro con Dio. Lì nasce una vita nuova.

D’ora in poi quel limite diventerà il segno inequivocabile della presenza di Dio nel mondo. Segno che anticipa quello che sarà il compimento della vita di Gesù: la sua morte, limite invalicabile e la sua resurrezione, superamento definitivo del limite.

 

  • Quale consapevolezza hai del tuo limite?
  • Hai mai sperimentato il limite come luogo di conoscenza di Dio?
  • Quale vita nuova ne è nata?

 

p. Flavio Emanuele Bottaro SJ

   

 

7/12 – Uno scoglio può arginare il mare

casa sulla sabbia

Se ti fermi a pensarlo, l’amore muore. L’amore va agito.

p. N. Sunda SJ

 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».

Mt 7,21.24-27

 

Come figli amati, siamo invitati a costruire le nostre vite su una pietra salda e ferma che ci dona quotidianamente il vigore di sostenere gli urti delle forze esterne: la certezza dell’amore del Padre per noi che è tangibile, agito e non fatto di grandi parole che si disperdono nell’aria.

Gesù ci ricorda che se faremo di quell’amore la pietra su cui fondare le nostre vite, allora saremo case, focolari dello Spirito, che non crolleranno come castelli di sabbia in balia delle onde. In ogni stagione della nostra vita, possiamo fare la volontà del Padre: essere portatori e testimoni della concretezza e solidità del suo amore amando concretamente.

 

  • Quando ho fatto esperienza dell’amore concreto del Padre?
  • Su cosa costruisco?
  • Quali parti della mia vita sono costruite sulla sabbia?

 

Rete Loyola