08/12 – Il tutto nel frammento

tutto in un frammento

Nel suo sviluppo l’uomo non diventa uomo; egli lo è già da sempre.

Hans Urs von Balthasar

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».

A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».

Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».

Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei. 

Lc 1,26-38

 

Il racconto dell’annunciazione riconduce alle origini di Gesù la sua singolare figliolanza divina. Quello che lui diventerà per il popolo di Israele è anticipato agli esordi della sua vicenda umana. La sua identità e la sua missione si fondono insieme sin dagli inizi, al punto che non possono essere separati: chiamato dall’eternità per volere di Dio e per desiderio dell’uomo. Il suo concepimento è quello spazio in cui Dio e l’umanità si cercano e si trovano. In quel grembo nasce il salvatore del mondo, quando l’intenzionalità di Dio e l’affettività umana diventano una sola cosa.

La domanda di Maria su come può avvenire tutto questo è in fondo la nostra domanda: “non conosco uomo” è l’affermazione radicale di chi conosce realisticamente il proprio limite e sa che su tale limite non può illudersi. E a questo punto, perché questo evento si realizzi, occorre che il divino fecondi questo limite e lo trascenda. E lì avviene l’incontro con Dio. Lì nasce una vita nuova.

D’ora in poi quel limite diventerà il segno inequivocabile della presenza di Dio nel mondo. Segno che anticipa quello che sarà il compimento della vita di Gesù: la sua morte, limite invalicabile e la sua resurrezione, superamento definitivo del limite.

 

  • Quale consapevolezza hai del tuo limite?
  • Hai mai sperimentato il limite come luogo di conoscenza di Dio?
  • Quale vita nuova ne è nata?

 

p. Flavio Emanuele Bottaro SJ

   

 

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