25/12 – In carne e ossa

25-12

Egli mendica infatti la mia carne, affinché io possa arricchire la sua divinità.

Gregorio Nazianzeno

 

In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.

Egli era in principio presso Dio:

tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste.

In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini;

la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta.

Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni.

Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui.

Egli non era la luce, ma doveva render testimonianza alla luce.

Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo.

Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe.

Venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto.

A quanti però l’hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome,

i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati.

E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità.

Giovanni gli rende testimonianza e grida: «Ecco l’uomo di cui io dissi: Colui che viene dopo di me mi è passato avanti, perché era prima di me».

Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia.

Perché la legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.

Dio nessuno l’ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato.

Gv 1,1-18

 

La Parola, la Divinità diviene carne! Questo è il punto di arrivo della storia di Dio che si comunica all’uomo. Cambia il modo in cui Dio comunica con noi: ciò che da sempre era ed è, “divenne” uomo. Nel suo divenire, il suo dono è completo e definitivo.

La Parola non prende “apparenza” umana, non indossa la nostra carne come un vestito: “diviene carne”, uomo, corpo. Dio assume con la sua creatura una nuova relazione, che è quella di mettersi alla pari con lei per comunicare pienamente con lei. Dio è “un” uomo! Non un uomo “divino e universale”, con un corpo etereo, fatto di luce. Dio è un uomo reale e concreto: Gesù. Ogni fragilità, debolezza e limite; ogni desiderio, bellezza e creatività diviene la sua. E proprio la sua carne, e non altro, rivela la Gloria, la sua Importanza, il suo Peso (gloria in ebraico significa peso, importanza).

Facciamo fatica a pensare un Dio che vuol essere come siamo noi… Se ci fa paura un pensiero debole, un Dio debole decisamente ci scandalizza. Quale sicurezza e affidabilità può offrire a noi, sempre in cerca di una roccia stabile su cui fondare la nostra esistenza? Dio è totalmente altro, altro anche dal nostro concetto di altro: talmente altro da essere come noi, con noi, in noi, per noi!

 

  • Sei disposto a lasciare idee e concetti sul divino per accoglierlo oggi, in questa terra?
  • Dove puoi intravedere oggi Dio che diviene carne nel tuo quotidiano?
  • Quali ostacoli del cuore t’impediscono di accoglierlo così come viene oggi?

 

p. Loris Piorar SJ

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