18/1 – Fate largo!

18-1.jpg

Volano, gli uccelli volano nello spazio tra le nuvole.

Franco Battiato

 

Gesù, con i suoi discepoli si ritirò presso il mare e lo seguì molta folla dalla Galilea. Dalla Giudea e da Gerusalemme, dall’Idumea e da oltre il Giordano e dalle parti di Tiro e Sidòne, una grande folla, sentendo quanto faceva, andò da lui. 
Allora egli disse ai suoi discepoli di tenergli pronta una barca, a causa della folla, perché non lo schiacciassero. Infatti aveva guarito molti, cosicché quanti avevano qualche male si gettavano su di lui per toccarlo. 
Gli spiriti impuri, quando lo vedevano, cadevano ai suoi piedi e gridavano: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli imponeva loro severamente di non svelare chi egli fosse.

Mc 3,7-12

 

Gesù cammina per le strade delle nostre esistenze, disseminandole di piccoli e grandi miracoli. Ma non è necessario gridare per raccontare del passaggio del Signore nelle nostre vite: la testimonianza quieta e quotidiana rivela la sua grandezza senza clamore, ma con grande efficacia.

Ricordiamoci di serbare per Dio una barca, perché non venga schiacciato dal peso delle grazie che lui stesso ci concede. Conserviamo per lui un angolo vuoto di ogni richiesta, sgombro di ogni aspettativa, un angolo in cui accoglierlo in assoluta semplicità – perché egli è Colui che viene.

Allora teniamo sempre pronta una barca, perché il Signore possa abitarla e da lì parlare a noi e a tutti!

 

  • So farmi ascoltare senza gridare, quando parlo di Dio?
  • Quando ho lasciato che la folla schiacciasse il mio Signore?
  • In che luogo vorrei che il Signore portasse silenzio e raccoglimento?
Rete Loyola

17/1 – L’avventura della libertà

17-1.png

La speranza ha due bellissimi figli: lo sdegno e il coraggio. Lo sdegno per la realtà delle cose, il coraggio per cambiarle.

Sant’Agostino d’Ippona

 

In quel tempo, Gesù entrò di nuovo nella sinagoga. C’era un uomo che aveva una mano inaridita, e lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato per poi accusarlo. 

Egli disse all’uomo che aveva la mano inaridita: «Mettiti nel mezzo!». 

Poi domandò loro: « È lecito in giorno di sabato fare il bene o il male, salvare una vita o toglierla?». 

Ma essi tacevano. E guardandoli tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse a quell’uomo: «Stendi la mano!». La stese e la sua mano fu risanata. 

E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire. 

Mc ‪3,1-6‬

 

Il sabato: il capolavoro della creazione, il giorno in cui Dio si riposa dal suo lavoro; giorno santo, messo da parte, tutto per Dio. Non certo per curare un uomo ferito nella sua capacità di lavorare. Hanno ragione loro, i farisei.

Gesù lancia la sfida: mettiti nel mezzo. Ripensare le convinzioni più forti, per fare spazio ad una novità portata dal Signore, per guardare Dio e il suo sabato con occhi nuovi.

Un incontro è vero quando accetti di ripartire, quando nei tuoi ragionamenti perfetti si apre una breccia e tu inizi a guardare la realtà insieme ad altri, rispondi e non stai muto.

L’avventura della libertà ha avuto inizio.

 

 

  • Quando ho colto la sfida del Signore, disponibile a lasciare le mie idee?
  • In che luogo oggi mi viene chiesto di ripartire?
  • Chi riconosco come persona libera?

 

p. Stefano Corticelli SJ

 

16/1 – “Che ne sai tu di un campo di grano?”

16-1.png

Se uno vive con Dio, la sua voce si farà dolce come il mormorio del ruscello e il brusio del grano.

Ralph Waldo Emerson

 

In quel tempo, di sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli, mentre camminavano, si misero a cogliere le spighe. I farisei gli dicevano: «Guarda! Perché fanno in giorno di sabato quello che non è lecito?». Ed egli rispose loro: «Non avete mai letto quello che fece Davide quando si trovò nel bisogno e lui e i suoi compagni ebbero fame? Sotto il sommo sacerdote Abiatàr, entrò nella casa di Dio e mangiò i pani dell’offerta, che non è lecito mangiare se non ai sacerdoti, e ne diede anche ai suoi compagni!». E diceva loro: «Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato! Perciò il Figlio dell’uomo è signore anche del sabato».

Mc 2,23-28

Gesù cammina tra le spighe dorate con i suoi discepoli, immerso in tanti chicchi di grano quante le stelle. Ed ogni chicco è un dono prezioso per l’uomo, una possibilità di vita tanto bella che è impossibile passare senza coglierla, anche se è sabato e facendo questo si suscita scandalo. Ma come si può rifiutare la vita, quando ci è donata dal Padre e ci si presenta così, nella sua infinita bellezza fatta di attimi dorati? Come non accoglierla tra le mani e ringraziare, lasciandola sbocciare in noi?

Come i discepoli, siamo chiamati a camminare sulle orme di Cristo, circondati da infiniti chicchi di vita creati con amore e messi lì, alla portata della nostra mano, perché possano essere colti e dar frutto in noi.

Camminiamo, dunque, attraverso il campo dorato della nostra vita, con gli occhi che seguono le orme di Gesù e con le mani pronte ad accogliere la vita che è per noi in ogni suo chicco, ringraziando per tanta piccola ma infinita meraviglia donata.

 

 

  • Quando la paura ti ha fermato dal cogliere le spighe maturate per te?
  • Quale chicco di grano vorresti veder maturare nella tua vita?
  • Cosa nasce nel tuo cuore quando accogli tra le mani un dono dorato del Signore?

 

Rete Loyola

15/1 – Mi inviti a nozze!

15-1.jpg

Qualcosa dentro di te sta cambiando
e ancora non lo sai. Stanotte non piangere,
c’è un paradiso su di te.

Don’t you cry, Guns’n’Roses

 

In quel tempo, i discepoli di Giovanni e i farisei stavano facendo un digiuno. Si recarono allora da Gesù e gli dissero: «Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano?».

Gesù disse loro: «Possono forse digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro? Finché hanno lo sposo con loro, non possono digiunare.

Ma verranno i giorni in cui sarà loro tolto lo sposo e allora digiuneranno.

Nessuno cuce una toppa di panno grezzo su un vestito vecchio; altrimenti il rattoppo nuovo squarcia il vecchio e si forma uno strappo peggiore.

E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino spaccherà gli otri e si perdono vino e otri, ma vino nuovo in otri nuovi».

Mc 2, 18 – 22  

 

Proviamo a immaginare l’imbarazzo di uno sposo nel vedere gli invitati a nozze che digiunano. È un po’ l’imbarazzo, il dispiacere del Signore Gesù quando vede che la nostra fede in lui è tutta lacrime, dolore e sospiri… Guai ad essere lieti!

Giungeranno quei momenti – lo sappiamo tutti dalla nostra esperienza di vita – in cui ci verrà chiesto di condividere il dolore di chi soffre, di stare sotto la croce con la Madre addolorata; anche lì ci verrà chiesto di credere, di affidarci ad un Dio che non ci risparmia lo scandalo della morte (del Figlio suo, di coloro che amiamo e nostra). Giungeranno, sì.

Ma ora è tempo di festa, di saper vivere il nostro rapporto con Gesù nella gioia, con la consapevolezza che solo una fede in lui che esprime speranza, felicità dell’incontro, gioia del banchetto, può e sa dare senso al nostro vivere quotidiano. È il vino nuovo che va versato in otri nuovi. Altrimenti non funziona più. Altrimenti diventa una fede che allontana, e si perde anche il buono di una sapienza che sa affrontare i tempi in cui lo sposo ci viene tolto.

 

 

  • In che occasione mi sono chiesto che tipo di credente sono?
  • Quando mi è capitato di non “partecipare alla festa”?
  • In che luogo vorrei che Dio portasse novità?

 

p. Lino Dan SJ

 

 

14/1 – Qualcosa troverò!

Occasioni da non perdere negli outlet della vita

Meditazione
sul Vangelo
della II domenica del T.O. anno B
14 gennaio 2018
Gv 1,35-42

Dammi Tu la forza di cercare.

Davanti a Te sta la mia forza e la mia debolezza:

conserva quella, guarisci questa.

Agostino

Se vuoi trovare qualcosa, il modo migliore è iniziare a cercare! Forse non troverai esattamente quello che cercavi, ma almeno avrai vissuto.

Una parola bella e un po’ strana che illustra i vantaggi del darsi comunque da fare è serendipità! È una parola che viene dall’antico nome dello Sri Lanka (Serendip) e indica la fortuna di trovare qualcosa mentre se ne sta cercando un’altra. Forse con Dio non possiamo fare a meno di affidarci alla serendipità, perché Dio ci sorprende sempre, non si lascia contenere nelle nostre previsioni, non possiamo mai sapere esattamente quello che stiamo cercando: «se lo comprendi, non è Dio», diceva Agostino.

serendipity

Forse per questo i Vangeli iniziano sempre con qualcuno che cerca, ma che non sa bene quello che sta cercando: Matteo inizia con i Magi che seguono una stella improbabile, Marco inizia con Giovanni Battista che aspetta un Messia diverso da quello che viene a farsi battezzare da lui, Luca intraprende indagini da storico professionista e Giovanni ci presenta dei discepoli impacciati che non capiscono bene dove stanno andando.

Eppure, tutti cercano. I Vangeli ci suggeriscono così l’atteggiamento fondamentale di chi vuole trovare Dio: cercare!

oro_cercatori_sito_ass_Biellese-400x300

Il testo di Giovanni si sviluppa dentro un gioco di sguardi e di parole non comprese: prima Giovanni Battista fissa lo sguardo su Gesù, dopo è Gesù stesso che fissa lo sguardo su Simone. E dentro quegli sguardi ci sono parole oscure: Giovanni Battista dice che Gesù è l’agnello, una metafora audace, che forse avrà generato nei discepoli ricordi antichi (l’agnello della cena Pasquale o l’agnello offerto in sacrificio al Tempio?), ma certamente non sono ancora pronti a comprendere perché Gesù sia l’agnello di Dio. Così come è altrettanto difficile per Simone accettare di essere chiamato pietra, probabilmente Simone si è sentito svelato, si è accorto forse che quella parola toccava un aspetto profondo della sua vita.

Comunque sia, l’agnello e la pietra sono parole che evocano qualcosa che non è ancora chiaro.

Mettersi a cercare vuol dire lasciarsi spingere da parole che non sono ancora del tutto comprese. Chi pretende di partire solo quando la strada è completamente sgombra e lineare, probabilmente non si muoverà mai.

Per strapparci al nostro immobilismo, Gesù ci invita a riconoscere il nostro vuoto, quello che non abbiamo. Quest’assenza prende anche il nome di desiderio. Ci mettiamo a cercare perché desideriamo qualcosa che non possediamo ancora: e siccome Dio non possiamo mai possederlo, non possiamo fare altro che cercarlo ancora, continuamente. Nel Vangelo, Gesù rivolge spesso questa domanda: cosa cerchi? Cosa vuoi che io ti faccia? Vuoi guarire? Il desiderio di Gesù è dare una risposta al vuoto che ci abita.

Come i primi discepoli, anche noi cerchiamo risposte. Eppure la vita ci spinge a non abitare le definizioni, meno che mai con Dio.

bambini-mano-alzata-940x500

Questi primi due discepoli non chiedono a Gesù un insegnamento, una verità stabile, forse perché sono un po’ sorpresi e impacciati dall’iniziativa di Gesù: è lui stesso infatti che si volta verso di loro, è lui che li invita a prendere consapevolezza della domanda che si portano nel cuore.

L’unica cosa che sanno chiedere è una relazione! Il luogo in cui abitiamo parla di noi, dice chi siamo. La casa è il luogo dove si diventa familiari. Quando una relazione diventa profonda, ti senti anche libero di invitare qualcuno a casa tua.

Sebbene uno dei due discepoli ricordi perfettamente persino il momento del giorno in cui è avvenuto quell’incontro (erano circa le quattro del pomeriggio), il testo non ci dice dove abita Gesù. Quel luogo rimane incerto, perché ci sono tanti possibili luoghi in cui possiamo incontrare Gesù. Dio non si lascia racchiudere dentro le nostre esperienze.

Couple holding hands in the sunset, Hawaii, USA.

I due discepoli non si fermano per sempre nella casa con Gesù: escono di nuovo. La relazione con il Signore, se è un incontro autentico, ci apre all’annuncio: c’è sempre un fratello da portare a Gesù. Andrea cerca Simone. E attraverso questi incontri la vita cambia. Simone diventa Cefa. È la vita che abbiamo messo in moto con i nostri desideri e che non lascia inalterata la realtà che attraversa. Forse non tutto cambierà immediatamente, ma almeno avremo avviato un processo.

 

Leggersi dentro

– Dove stai cercando Dio in questo tempo della tua vita?

– Cosa ha generato in te l’incontro con il Signore?

13/1 – Light my fire!

13-1.jpg

Ring the bells that still can ring, forget your perfect offering..

There is a crack, a crack in everything, that’s how the light gets in

Suona le campane che ancora possono suonare, dimentica la tua offerta perfetta..

C’è una fessura, una crepa in ogni cosa, così è che entra la luce

Cohen, Anthem

In quel tempo, Gesù uscì di nuovo lungo il mare; tutta la folla veniva a lui ed egli li ammaestrava.

Nel passare, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Egli, alzatosi, lo seguì.

Mentre Gesù stava a mensa in casa di lui, molti pubblicani e peccatori si misero a mensa insieme con Gesù e i suoi discepoli; erano molti infatti quelli che lo seguivano.

Allora gli scribi della setta dei farisei, vedendolo mangiare con i peccatori e i pubblicani, dicevano ai suoi discepoli: «Come mai egli mangia e beve in compagnia dei pubblicani e dei peccatori?».

Avendo udito questo, Gesù disse loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; non sono venuto per chiamare i giusti, ma i peccatori».

Mc 2,13-17

Durante la sua predicazione il Signore non si tira indietro, si gioca fino in fondo. Non si chiude nel tempio ma esce, guarda, chiama, insegna, mangia e beve. Il suo annuncio di salvezza è rivolto a tutti. Ai pubblicani e agli scribi; ai sani e ai peccatori. Anzi, egli si rivolge soprattutto ai peccatori.
La cosa può stupirci e persino scandalizzarci. Cosa ci fa il figlio di Dio con queste persone? Cosa ci fa con Levi, figlio di Alfeo? Cosa ci fa con me? La sua risposta è semplice: è venuto a guarirci. La medicina è l’amore che illumina, attira, trasforma. Ecco che Levi, l’esattore, diventa Matteo (dono di Dio). Ecco che il banco usato per riscuotere il denaro, per conto di Roma, diviene luogo di convivialità. Ecco che i peccatori lo riconoscono e lo seguono e i giusti lo rifiutano.

Dio è sempre più grande dei nostri schemi, eppure ha sempre bisogno dei nostri “eccomi”.  Le nostre ferite, toccate dalla sua grazia, tracciano sentieri e danno un senso alla nostra esistenza. Seguire Gesù vuol dire credere a quel desiderio di bellezza che fa ardere il cuore, piuttosto che abbandonarsi al timore che  paralizza.

 

 

  • Quando mi sono sentito indegno dell’amore di Cristo?
  • Quale ferita vorrei che il Signore toccasse, oggi?
  • Cosa fa ardere il mio cuore, in questo momento?

 

Rete Loyola

12/1 – Indispensabile

12-1.jpg

My dream of love is coming true
within our desert Caravan.

Il mio sogno d’amore si sta facendo realtà,
qui in questa nostra carovana del deserto.

 Duke Ellington

Dopo alcuni giorni, Gesù entrò di nuovo a Cafarnao. Si seppe che era in casa e si radunarono tante persone, da non esserci più posto neanche davanti alla porta, ed egli annunziava loro la parola.

Si recarono da lui con un paralitico portato da quattro persone.

Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dov’egli si trovava e, fatta un’apertura, calarono il lettuccio su cui giaceva il paralitico.

Gesù, vista la loro fede, disse al paralitico: «Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati». Seduti là erano alcuni scribi che pensavano in cuor loro:

«Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può rimettere i peccati se non Dio solo?».

Ma Gesù, avendo subito conosciuto nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: «Perché pensate così nei vostri cuori? Che cosa è più facile: dire al paralitico: Ti sono rimessi i peccati, o dire: Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati, ti ordino – disse al paralitico – alzati, prendi il tuo lettuccio e và a casa tua».

Quegli si alzò, prese il suo lettuccio e se ne andò in presenza di tutti e tutti si meravigliarono e lodavano Dio dicendo: «Non abbiamo mai visto nulla di simile!».

Mc 2,1-12

 

Nessuno intende scomodare troppo il Signore: uno si accontenta di ricevere semplicemente il necessario per sopravvivere, per non stare troppo male, per passare almeno questo giorno … non sarebbe poi mica così poco. Eppure quel Nazareno che passa nella tua vita non si accontenta di questo; ti vuole guarire, ma in profondità, liberandoti dal peccato.

“Peccare” in ebraico significa “fallire il bersaglio”, “smarrire la via”. Forse ha una radice beduina: in marcia nel deserto alcuni abbandonano la carovana, si perdono, rischiando di morire. Ma Dio, nella sua bontà, li riacciuffa e li ricolloca nella carovana della vita. Il peccato è uscire dalla carovana, ritrovandosi steso a terra, solo e smarrito.

Il paralitico ha preoccupazioni che riguardano la sua carne, il dolore di questo giorno da affrontare e Gesù non le disprezza affatto; egli sa quanto poco sia vivibile la vita dentro un carne bloccata, incapace di muoversi. Ma sa anche che in quell’uomo, come in ogni uomo, c’è un’altra preoccupazione che impedisce ogni movimento, che smarrisce: quella di rientrare nella carovana, di riscoprire e gustare il senso della propria vita.

Il primo e decisivo atto d’amore di Gesù consiste allora di riaccompagnare il paralitico nella carovana, facendosi aiutare dai quattro barellieri: così il cuore si riempie e ti riscopri figlio e fratello, creatura nuova. Guarisce innanzitutto  il cuore e così anche la carne guarirà a tal punto che potrà rivolgersi a lui con il verbo “Alzati”. come se gli avesse detto: “Risvegliati, rinasci, risorgi”. Ora lo puoi fare!

Camminare di nuovo nella carovana o uscire di casa con i propri piedi diventa il segno visibile di quanto in profondità, nell’intimo è realmente accaduto.

Possiamo ricevere il necessario … ma nel frattempo Gesù ci regala anche l’indispensabile!

 

  • In quali situazioni riconosci che anche il tuo cuore è paralizzato?
  • Quali sono i barellieri che aiutano Gesù a farti rientrare nella carovana?
  • Quanto è bello, protettivo e vitale camminare insieme

 

p. Loris Piorar SJ