3/1 – voce del Verbo di Dio

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La facoltà di creare è un principio che conduce all’abisso.

Giuseppe Verdi

In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.

Egli era in principio presso Dio:

tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste.

In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini;

la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta.

Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni.

Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui.

Egli non era la luce, ma doveva render testimonianza alla luce.

Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo.

Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe.

Venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto.

A quanti però l’hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati.

E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità.

Giovanni gli rende testimonianza e grida: «Ecco l’uomo di cui io dissi: Colui che viene dopo di me mi è passato avanti, perché era prima di me».

Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia.

Perché la legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.

Dio nessuno l’ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato.

Gv 1,1-18

 

Le intenzioni di Dio arrivano sino ai confini dell’anima e trapassano la vita, attraversano ogni abisso e sono esse stesse espressione abissale di grazia e verità. Accogliere questa luce e sottomettere ad essa ogni cosa che accade dentro e fuori certamente non può essere che un dono.

Non è sufficiente la legge, non bastano delle istruzioni per divenire voce del verbo di Dio, bisogna chiedere con fiducia all’unico che può dare grazia e verità.

Ogni verbo è retto ed esprime un’intenzione, una precisa volontà, un’elezione, una scelta; ogni scelta porta in sé una luce creatrice e al contempo si muove e prende forma tra tutte le non-scelte.

Accogliere la luce può significare davvero lasciarsi attraversare dalla consapevolezza di non essere qui ed ora per caso, accettare finalmente di essere amati per elezione, per scelta specifica.

Il verbo all’infinito si coniuga poi secondo un modo e un tempo sempre diversi, sino a diventare un nome: in quel momento si comprende l’intenzione.

Il figlio unigenito è l’amato e l’amante, solo accogliendolo senza paura possiamo scoprire il verbo del nostro qui e ora ed esserne testimoni vivi dell’infinito.

 

 

  • Quando mi sono sentito scelto dall’amore del Signore?
  • Cosa mi impedisce di accogliere la luce nella libertà?
  • Qual è il verbo del mio qui ed ora?

 

Rete Loyola