6/2 – La misura sei tu!

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Non temere, perché io ti ho riscattato,

ti ho chiamato per nome: tu mi appartieni.

Isaia 43,1

In quel tempo, si riunirono attorno a Gesù i farisei e alcuni degli scribi venuti da Gerusalemme.

Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani immonde, cioè non lavate – i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavate le mani fino al gomito, attenendosi alla tradizione degli antichi, e tornando dal mercato non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, stoviglie e oggetti di rame – quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani immonde?».

Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto: Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me.

Invano essi mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini.

Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini».

E aggiungeva: «Siete veramente abili nell’eludere il comandamento di Dio, per osservare la vostra tradizione. Mosè infatti disse: Onora tuo padre e tua madre, e chi maledice il padre e la madre sia messo a morte. Voi invece andate dicendo: Se uno dichiara al padre o alla madre: è Korbàn, cioè offerta sacra, quello che ti sarebbe dovuto da me,

non gli permettete più di fare nulla per il padre e la madre, annullando così la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte».

Mc 7,1-13

 

C’è scritto “Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.”, unità di misura per l’applicazione di questo comandamento è l’amore di Dio per l’uomo, il punto è: come ci ama?

La traccia che oggi il Vangelo ci lascia potrebbe nascondersi in quel “cuore lontano” di cui parla Gesù nel rispondere ai farisei e agli scribi. Sin dal principio, ancor prima della tradizione e della legge, Dio ha chiesto all’uomo di essere riconosciuto come unico e di essere amato con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente e con tutta la forza: questa è infatti la misura con cui Egli ci ha creato, la misura con la quale ci ama, cioè tutto sè stesso.

Sarà capitato ad ognuno di noi di provare amore per qualcosa o qualcuno, cioè sarà capitato almeno una volta di coinvolgersi personalmente e totalmente anche solo per un attimo, in qualcosa, per e con qualcuno, così avviene per i discepoli: mangiano con mani sporche, quindi si coinvolgono, così come sono, in una relazione di nutrimento e di condivisione. Alcune parti di noi sono quindi come i discepoli, ma tante altre sono come i farisei e gli scribi, lontane dalla relazione autentica a causa di regole, rigidità, formalismi, falsità, paure, invidia, rabbia, automatismi inconsapevoli e giudizi voluti.

Gesù Cristo non condanna né gli uni né gli altri, riprende piuttosto la regola e la trasforma, restituendo il significato profondo e permettendo un adempimento pieno, autentico e spontaneo; la dignità che restituisce alla regola è la stessa che concede all’eccezione.

La parola di oggi mette in luce il fatto che noi siamo oltre tutte le nostre virtù e oltre ogni nostro peccato, che tutto ciò che siamo è per Amore, è la misura.

 

  • Come cambia lo sguardo su di me sapendo di essere amato così come sono?
  • Gesù giustifica l’uso della legge in base alla misura della vicinanza al cuore di Dio e io quale misura uso nel giudicare me stesso e gli altri? Quale nell’amare?
  • Dove sono, che ruolo ho, come mi pongo nelle relazioni di nutrimento e condivisione che oggi sono chiamato a vivere?

 

Rete Loyola

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