Ti prendo come sei. Elogio dell’imperfezione

rigantur mentes

Meditazione sul Vangelo

dell’Ascensione del Signore (Anno A)

28 maggio 2017

Mt 28,16-20

Se l’ape divora il nettare non riesce a portarlo da un fiore all’altro.

De Mello

È la dinamica stessa della vita a insegnarci che l’altro non può mai diventare nostra proprietà.

Spesso le relazioni si spengono e muoiono perché cerchiamo avidamente di afferrare l’altro. Ma proprio il tentativo di possedere finisce col distruggere, come il Re Mida che non riesce mai a mangiare perché tutto ciò che tocca diventa oro.

Riusciamo a vivere la relazione solo nel momento in cui accettiamo che l’altro è un dono e non una proprietà. L’altro non mi appartiene mai.

È una dinamica certamente faticosa, perché ci chiede di uscire dai nostri deliri di onnipotenza, abbandonando i pensieri magici che ci accompagnano fin dall’infanzia, quando cercavamo di trasformare la realtà con il pensiero.

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Proprio perché è una dinamica difficile da…

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26/05 #esserepartoriti

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ESSERE PARTORITI: uscire da uno spazio angusto per una nuova vita

“Il buon Dio non ha scritto che noi fossimo il miele della terra, ragazzo mio, ma il sale. Il sale, su una pelle a vivo, è una cosa che brucia. Ma le impedisce anche di marcire”. [Georges Bernanos]

Gv 16, 20-23
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia. La donna, quando partorisce, è nel dolore, perché è venuta la sua ora; ma, quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più della sofferenza, per la gioia che è venuto al mondo un uomo. Così anche voi, ora, siete nel dolore; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia. Quel giorno non mi domanderete più nulla».
 
La fede genera gioia. La gioia è consapevolezza di ciò a cui siamo chiamati, a Gesù risorto. Eglici genera a vita nuova e inattesacosì come una madre mette alla luce un figlio.
Il bambino uscendo dall’utero materno inizia a respirare vivendo la novità della vita, fuori dall’angusto spazio del grembo. Così noi nella vita di fede, finchè non incontriamo Dio, pensiamo che il nostro piccolo mondo di relazioni uterine sia di fatto l’intero universo .
Questoparto alla fede, però, avviene in un contesto di fatica e talvolta di sofferenza. Questa ci fa paura.Non spaventiamociallora se a volte il nostro è un percorso faticoso, irto di dubbi e di incertezze:è l’unico modo che abbiamo per poter nascere alla nuova dimensione di figli di Dio.
Il parto è doloroso, ma apre alla vita.

25/05 #lasciarcambiare

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LASCIAR CAMBIARE: accogliere  il suo perdono


“L’odio lasci il posto all’amore, la menzogna alla verità, la vendetta al perdono, la tristezza alla gioia.” [Papa Francesco]

Gv 16, 16-20
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Un poco e non mi vedrete più; un poco ancora e mi vedrete». Allora alcuni dei suoi discepoli dissero tra loro: «Che cos’è questo che ci dice: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”, e: “Io me ne vado al Padre”?». Dicevano perciò: «Che cos’è questo “un poco”, di cui parla? Non comprendiamo quello che vuol dire». Gesù capì che volevano interrogarlo e disse loro: «State indagando tra voi perché ho detto: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”? In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia».

I discepoli non comprendono ancora. Gesù parla del momento in cuidarà la vitaper i propri amici, liberandoli interiormente dalla schiavitù di se stessi e spalancando su di loro l’amore del Padre.
Con la sua morte lascianella tristezza molti, non solo per il fatto chenon è più in vitaagli occhi di chi lo ha seguito, ma anche per aver messo in luce  l’incapacità di amarlo come Lui ama.
Questaconsapevolezza ha generato pianto in Pietroche gusta il perdono dopo aver rinnegato il Signore.
E’ la stessa consapevolezza che lo Spirito  genera in noi quando riconosciamo, versando anche lacrime,  la nostra incapacità di amare e gustiamo la misericordia di Dio che  perdona infinitamente.
Avviene che la nostra tristezza cambia in gioia, mentre il mondo sorride a tutto questo.

 

24/05 #verità

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VERITA’: il rispetto dei tempi e di modi delle relazioni

Gli dice Pilato: “Che cos’è la verità?” (Gv 18,38)

Gv 18,12-15
Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Un poco e non mi vedrete più; un poco ancora
“Promettimi che io e te ci diremo sempre tutto, senza nasconderci mai nulla?” “Dire tutta la verità… Solo la verità… Nient’altro che la verità”! Espressioni di questo tipo spesso accompagnano decisive e delicate situazioni della nostra vita, identificando la cosa giusta da fare… Amare veramente non vuol forse dirsi sempre tutto? Essere testimoni credibili non significa forse dire tutto? La risposta a simili interrogativi parrebbe fin troppo ovvia… Eppure per Gesù le cose non sembrano stare propriamente così… Almeno non sempre.
 
In un momento così denso come quello delle ultime parole consegnate da Gesù ai suoi discepoli nell’intimità del cenacolo, egli afferma con chiarezza che amare non significa “dirsi tutto” e che accedere a “tutta la verità” non si risolve nella testimonianza di un momento, bensì nel dare fiducia all’azione dello Spirito che ci guida passo dopo passo nella vita.
 
La verità di cui parla Gesù non è uno slogan né una formulazione di contenuti autorevoli, ma l’affermazione che solo dentro il limite della relazione vissuta con i suoi discepoli può avvenire una comunicazione autentica del suo amore e può aprirsi lo spazio per cresce verso un “di più” che al presente non è possibile, ma che rimane sempre aperto… E proprio questa apertura è ciò che alimenta la speranza del discepolo di Gesù!

23/04 #ebbrezza

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EBBREZZA: la gioia che Dio dà riempie tutto noi stessi

“Fatemi entrare nella casa del vino (Ct 2,4). Perché ne resto fuori per tanto tempo?” [Origene]

Gv 16, 5-11
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:«Ora vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: “Dove vai?”. Anzi, perché vi ho detto questo, la tristezza ha riempito il vostro cuore. Ma io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito; se invece me ne vado, lo manderò a voi. E quando sarà venuto, dimostrerà la colpa del mondo riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio. Riguardo al peccato, perché non credono in me; riguardo alla giustizia, perché vado al Padre e non mi vedrete più; riguardo al giudizio, perché il principe di questo mondo è già condannato».
Un lutto significativo ci lascia in solitudine e tristezza. La persona amata non c’è più, specie se la morte è improvvisa. Questoci può far comprendere la tristezza dei discepolinel sentire Gesù annunciare il proprio ritorno al Padre. Stavano in silenzio, nessuno gli chiedeva: »Dove vai?« Egli alludeva già, dopo la propria Pasqua, allo Spirito.
Con il distacco fisico di Gesù verràdonata la presenza dello Spirito Santo.
In primo luogo questi renderà accessibile alla nostra conoscenza che ilpeccato è l’annebbiamento della verità di Dio-Amorenei confronti dell’uomo.
In secondo luogo renderà giustizia riportandoci al cospetto del Creatorerivelandocelo come Padreetrovando dimora in Lui.
In terzo luogo, cheil male è stato vinto nella Pasquadi Cristo.
Questa conoscenza porta alla gioia vera, piena del vino dello Spirito Santo, come dice Origene. In fondo si tratta dellagioia inebriante di noi che salvati riconosciamo di essere peccatori.

22/05 #progresso

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PROGRESSO: diventare farfalle capaci di volare …

“Tutti avevamo come nutrimento un profumo ineffabile che ci saziava” [dalla Passione delle sante Perpetua e Felicita]

Gv 15,26-16,4
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio. Vi ho detto queste cose perché non abbiate a scandalizzarvi. Vi scacceranno dalle sinagoghe; anzi, viene l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio. E faranno ciò, perché non hanno conosciuto né il Padre né me. Ma vi ho detto queste cose affinché, quando verrà la loro ora, ve ne ricordiate, perché io ve l’ho detto».
Gesù non ha percorso una via facile. Ha percorso quella più impegnativa e liberante. Libera anche nella paura della morte. Vinta nell’Amore pasquale del Padre nei confronti di suo Figlio e viceversa.
Quest’amoreci è stato promesso a Pentecosteperché ci schiudessimo come crisalidi nascendo in farfallecapaci di librarci nella vita sempre più liberamente.
Eciò senza scandalizzarci di chi volontariamente o involontariamente ci ostacola.
Tutto questo non possiamo fabbricarcelo, non ne siamo capaci, amare è un dono ricevuto che viene condiviso. Amare è lasciarsi riempire dallo Spirito d’amore per amare.
E io sono farfalla, crisalide o addirittura bruco? Il cammino è a tappe: partenza, strada ed arrivo sono l’amore.

Ma lei lo sa? Quando l’amore è solo una fantasia

rigantur mentes

Meditazione sul Vangelo

della VI domenica di Pasqua anno A

21 maggio 2017

Gv 14,15-21

La ragione per cui abbiamo due orecchie e una sola bocca è che dobbiamo ascoltare di più, parlare di meno.

Zenone di Cizio

Cosa vuol dire amare una persona che non c’è più, che non è più accanto a noi?

I momenti di lutto che accompagnano la nostra vita non sono solo quelli che si verificano per la perdita di una persona cara – quello è sicuramente il distacco per eccellenza – ma in tanti altri momenti siamo chiamati a dire addio: quando finisce una relazione, quando termina un’esperienza, quando si perde un lavoro.

dirsi addio

La prima comunità, smarrita davanti all’assenza del maestro, si chiedeva cosa volesse dire amare Gesù che non è più qui, che non cammina più accanto a noi.

Cosa vuol dire amare un Dio difficile da trovare? Non è solo la domanda…

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