20/07 #imparare

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IMPARARE: Lui, l’Amore vissuto, ci mostra ed insegna l’amore

“Il primo servizio che si deve al prossimo è quello di ascoltarlo. Come l’amore di Dio incomincia con l’ascoltare la sua Parola, così l’inizio dell’amore per il fratello sta nell’imparare ad ascoltarlo. Chi non sa ascoltare il fratello, ben presto non saprà neppure più ascoltare Dio. Anche di fronte a Dio sarà sempre lui a parlare.” [Dietrich Bonhoeffer]

Mt 11, 28-30
In quel tempo, Gesù disse: 
«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero». 
Imparare da Gesù significa fare come Lui e così diventare come Lui.
Quando si è attaccati,non agire per vendetta, quando si è desolati,non lasciarsi guidare dallo scoraggiamento…
Come riuscirci? Guardando a ciò che conta nella vita,concentrandosi sull’essenziale: stare con Lui, seguirlo,vivere della gioia dell’incontro con Lui; consapevoli che su questa strada faticosaLui ci ha preceduto e con la sua vita c’indica i passi da compiere.
E’ il Maestro di vita perché l’ha vissuta fino in fondo.
Per chi sono valide queste parole? Per tutti, nessuno escluso, nessuno è estraneo alla sua Logica… noi e gli altri.

19/07 #esserepiccoli

 

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ESSERE PICCOLI: il primo gradino per diventare grandi

 

“L’apprendere molte cose non insegna l’intelligenza”. Eraclito

Mt 11,25-27
 In quel tempo Gesù disse: “Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te. 
Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare”. 
Dunque essere piccoli è il segreto. Non intelligenti, non sapienti. Semplicemente piccoli. Il Signore si rivela a chi non può vantarsi di sapere. A chi non sa. 
Il non sapere è la condizione che fa uscire da quelle nostre quattro convinzioni che spesso ostentiamo come sapienza e che limitano enormemente il nostro sguardo sulla realtà. 
Il non sapere ci costringe a uscire da noi stessi per cercare altrove le risposte alle domande che la vita ci pone. 
Essere piccoli è la condizione che genera stupore di fronte alla novità. 
Attenzione però, piccoli, non infantili o superficiali. 
Chi non sa e non si preoccupa di sapere è saccente perché implicitamente pensa di bastare a se stesso. 
Essere piccoli invece è come “sapere” che Qualcuno ci può rendere grandi. E cercare questo Qualcuno.

18/07 #conversione

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CONVERSIONE: volgersi verso, Lui verso Te, tu verso gli altri e quindi Lui ….

“Cosa vuol dire convertirsi? Vuol dire semplicemente pensare come pensa Dio, vuol dire mettere a confronto, conformare la mia realtà su quella di Dio. Ritornare a Dio vuol dire continuamente scoprirlo, perchè è sempre oltre e sempre altro.” [D. M. Turoldo]

Mt 11,20-24
In quel tempo, Gesù si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi, perché non si erano convertite:
«Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidòne fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidòne saranno trattate meno duramente di voi.
E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se a Sòdoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora! Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sòdoma sarà trattata meno duramente di te».  
La conversione non è tanto un nostro processo psicologico che ritorniamo a Dio, quanto il cambiamento dell’immagine di Dio che abbiamo l’occasione di vivere.
Convertirsi significa scoprire il suo volto di tenerezza che Gesù ci rivela, volgersi dall’io a Dio, passare dalla presunzione della propria giustizia alla gioia di essere figli del Padre.
Questo è il cambiamento di mentalità che possiamo imparare ad assumere volgendo il nostro sguardo verso il cum-verteredi Dio.
Soloa partire dal Suo movimento primo, diviene autentico e praticabile il nostro convertirsi, a Lui ed agli altri.
Ed oggi invece di volgersi verso altre logiche, verso altri eroi o modelli, possiamo volgere il nostro sguardo a Lui che già si è volto verso di noi …
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DISTINGUERSI: Il vigore del Vangelo diventa il criterio per esporsi davanti agli altri

“Dimorano nella terra, ma hanno la loro cittadinanza nel cielo.  Obbediscono alle leggi stabilite, e con la loro vita superano le leggi. Amano tutti, e da tutti vengono perseguitati. Non sono conosciuti, e vengono condannati. Sono uccisi, e riprendono a vivere. Sono poveri, e fanno ricchi molti; mancano di tutto, e di tutto abbondano. Sono disprezzati, e nei disprezzi hanno gloria. Sono oltraggiati e proclamati giusti. Sono ingiuriati e benedicono; sono maltrattati ed onorano.” [Lettera a Diogneto]

Mt 10,34-11,1
In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada. Sono infatti venuto a separare l’uomo da suo padre e la figlia da sua madre e la nuora da sua suocera; e nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa.
Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me.
Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto.
Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».
Quando Gesù ebbe terminato di dare queste istruzioni ai suoi dodici discepoli, partì di là per insegnare e predicare nelle loro città. 
La venuta di Gesù con il suo messaggio si scontra contro tutto ciò che è contrario a questa logica. Ci obbliga a pronunciarsi, pro o contro.
La lotta è tanto radicale che penetra nelle stesse famiglie, negli stessi luoghi che ci sembrano rassicuranti e pieni di vita. 
Il Vangelo non può essere soggetto a compromessi. Non è neutrale. 
E’ la propria pace che deve essere persa per servirlo. 
Accogliere il Vangelo significa accettare di lottare, di dividere, di stare all’opposizione…
Questo è un tratto distintivo che dice la vera accoglienza di Gesù nella nostra vita.
Buona giornata!

Ti è caduta una parola… Stiamo nella vita come righe in un racconto

rigantur mentes

Meditazione sul Vangelo

della XV domenica del T.O. anno A

16 luglio 2017

Mt 13,1-23

Poiché la funzione del discorso è in certo modo quella di guidare l’anima, chi intenda diventare oratore bisogna che conosca quante specie di anime ci sono.

Socrate nel Fedro di Platone

Ogni giorno gettiamo davanti agli altri le nostre parole. E noi stessi ci ritroviamo continuamente storditi dalle parole che il mondo ci riversa addosso. Consegnare una parola, a volte inutile, a volte romantica, altre volte violenta, è l’azione che accompagna le nostre giornate.

donna che leggeGettiamo davanti agli altri le nostre parole affinché qualcuno le raccolga, le completi, le comprenda o, semplicemente, le ascolti. Continuamente ci raccontiamo, diciamo qualcosa di noi. Ci esponiamo anche, perché può accadere che nessuno abbia voglia di aprire il libro della nostra vita.

Raccontiamo parabole. Parabola viene infatti dal verbo greco para-ballein, gettare avanti. Noi siamo una…

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13/07 #gratuità

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GRATUITA’: agire per il bene dell’altro senza pretendere reciprocità

“Dicono che capendo noi stessi, capiremo meglio gli altri. Ma io vi dico, amando gli altri impareremo qualcosa di più su noi stessi.” [Kahlil Gibran]

Mt 10,7-13
In quel tempo Gesù disse ai suoi apostoli: “Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino.Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.9Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento.
In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi là sia degno e rimanetevi finché non sarete partiti. Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa; ma se non ne è degna, la vostra pace ritorni a voi.
Se qualcuno poi non vi accoglie e non dà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dei vostri piedi. In verità io vi dico: nel giorno del giudizio la terra di Sodoma e Gomorra sarà trattata meno duramente di quella città.”
La gratuità, lo spreco, sono i modi con cui Gesù chiama l’amore.
Nel Vangelo c’è la gratuità di un padre che riaccoglie un figlio, che gli ridà fiducia, che corre il rischio di essere ingannato di nuovo.
Si può vivere la gratuità quando ci si sveglia dall’illusione di possedere: nulla è mio. In tutto quello che ho ricevuto dalla vita non c’è la proprietà privata. Non arriverò mai ad impossessarmi del dono, anche se mi illudo di poterlo fare. 
Sì, viviamo in una corrente d’amore, che ci attraversa per poter giungere continuamente anche ad altri.
Ecco perché il peccato è la mancanza di gratuità, è impedire all’amore di passare attraverso di me, è impossessarmi ciecamente del dono, ed il perdono è accogliere un dono gratuito per poterlo condividere con altri.

12/07 #chiamata

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CHIAMATA: segno di un amore sempre più grande

“Messe da parte le loro brame e gli affari umani, si metterebbero totalmente a disposizione della volontà di Dio. Griderebbero certo dal profondo del loro cuore: «Signore, eccomi; che cosa vuoi che io faccia?» (At 9,6). Mandami dove vuoi, magari anche in India”. [S. Francesco Saverio]

Mt 10, 1-7
In quel tempo, chiamati a sé i suoi dodici discepoli, Gesù diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.
I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì.
Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino».
Ogni chiamata è una missione, ogni missione è una chiamata. Matteo non le distingue. Ed ogni missionesi concretizza nella situazione storica presente. Ci si concentra su Israele.
Non conta tanto arrivare dovunque, correre dappertutto, pensi far maturareanche in un solo luogo i valori che hanno in sé una carica di universalità.
Conta esseresempre più segno dell’amore di Diosia pur di fronte ad un uomo solo.
Ma ci vuole tempo!Anche il Bene ha il suo i tempi. Vogliamo tutto e subito, e qui si nasconde tanto orgoglio, investiamoci un giorno ed aspettiamo fiduciosi i doni futuri. Nella tua chiamatapuoi dare testimonianza della bontà di Dioverso tutto l’uomo; un amore sempre più grande.