20/05 #verificadell’amore

Gv 15- 18-21.jpeg

LA VERIFICA dell’AMORE: quando l’amore diventa carità operosa …

“La carità e la giustizia non sono solo azioni sociali ma sono azioni spirituali realizzate nella luce dello Spirito Santo.” [Benedetto XVI]

Gv 15,18-21
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondpane o vi odia.
Ricordatevi della parola che io vi ho detto: “Un servo non è più grande del suo padrone”. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma faranno a voi tutto questo a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato».
Quando compiamo una chiara scelta di vita allora incontriamo anche difficoltà, opposizioni, contrasti. Chi decide fermamente di seguire Cristo nella sua vita, facendo suoi i criteri del Vangelo, si trova gettato fuori, considerato un estraneo e nemico. La vita di chi sceglie il Vangelo diviene una continua accusa alle opere perverse del mondo e un rimprovero eloquente per chi si allontana dal Vangelo.Il «mondo» è piuttosto un modo di pensare e di agire fondato sull’egoismo e sulla paura. Si impone a tutti, quasi un canovaccio nel quale ognuno è costretto dalle circostanze a recitare la sua parte.Chi cerca la verità, la libertà e l’amore è rifiutato. Quando incontriamo queste opposizioni e difficoltà ricordiamo che il Signore ci ha scelti e inviati. E quindi la paura non può avere la meglio su chi il Signore ha scelto, chiamato e inviato.L’amore non è una realtà da racchiudere nello scrigno del cuore, come dice una certa letteratura devozionale. È, invece,un fermento da immergere nella pasta della storia e dell’umanità.L’amore fa uscire dal guscio dell’egoismo per entrare nel mondo, per ascoltare il lamento del povero nella notte, per stendere la mano a chi è ai margini delle strade, per essere la luce del cieco. E per questo chel’amore diventa carità operosa, diventa annunzio del Vangelo della salvezza.

19/05 #stiledivita

10144_10201282775055067_2135657626_n.jpg

STILE di VITA: un amore ricevuto che si fa condivisione

“I nostri piedi camminano su una strada, ma il nostro cuore batte su tutto il mondo.” [Madeleine Delbrel]

Gv 15,12-17
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici.
Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».
Ecco la novità del cristianesimo. Amare come Dio ci ha amati.
Un Dio che si abbassa per sollevare noi, in una amore che più forte di qualsiasi ostacolo, anche della paura della morte.
Siamo esseri che nascono dall’amore di Dio.E così invitati ad amare gli altri come Lui ci ha amati, cioè facendo dell’amore il nostro criterio di vita, il criterio delle nostre scelte.
L’amore è anche un compito, oltre ad essere un dono. Come compito è apprendistato, maturità, crescita. L’arte di amare è il culmine di un processo che nasce dall’interno di ciascuno e ci rende più maturi.
L’amore è fatto di tre ingredienti: sollecitudine, affetto, intimità. 
La sollecitudinecioèl’attenzione efficace all’altro, alle sue necessità e desideri.L’affetto è l’atmosfera gradevolmente calorosa che ci porta a condividere il tempo, la vicinanza fisica, la sintonia con l’altro.
L’intimità consiste nel comunicarmi all’altro. Essa diventa il ponte che ci avvicina e permette la meraviglia dell’incontro.
Questo è quello cheGesù continuamente fa per noi e noi lo possiamo donare reciprocamente, è uno nuovo stile di vita, che dà vita!

18/05 #lasciarsiamare

Gv 15-09-11.jpg

LASCIARSI AMARE: creati e custoditi da un grande amore

“L’amore di Dio non è un amore che cerca per sé, ma che regala a coloro che non hanno.” [Tomas Spidlik sj]

Gv 15,9-11
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena».
Tutto il vangelo conduce ad un’unica, disarmante verità: siamo amati.Amati da Dioche ci ha voluti, pensati, siamopreziosi ai suoi occhi.
Tante volte sperimentiamo e ci sentiamo dire il contrario: «non sei amato». 
Oggi sperimentiamo che siamo amati solo se produciamo qualcosa, se siamo qualcuno, o se diventeremo qualcuno. 
Invece, Dioci ama oggi così come siamo, non come dovremmo essere o come altri si aspettano che dovremmo essere.
Quando sentiamo, sperimentiamo questo sentirci amatiè importante rimanerci.
Quest’amore ha un aspetto paradossale.
Il punto di partenza assoluto è quello di Dio «cheama per primo».Se infinita è la sorgente, infinita è anche la meta. Il livello del nostro amore potrà allora avere come misura quella proposta dall’amore del Cristo: «Amatevi l’un l’altrocome io vi ho amati».
L’amore èuna scintilla accesa nel cuoredi ogni uomo, un seme deposto nel terreno della vita. Rimaniamo in questo amore elasciamoci amare e riempire di infinitoper essere pieni della sua gioia.

17/05 #fondamento

Gv 15-01-08.png

FONDAMENTO: l’azione d’amore nasce e cresce nella relazione con Lui

“L’efficacia del servizio nasce dalla forza stessa dell’unione con Gesù.” [Silvano Fausti sj]

Gv 15,1-8
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».
La nostra azione scaturisce da ciò che siamo: solo uniti al  Figlio siamo figli e possiamo portare frutti di amore fraterno. È talmente importante dimorare in lui che,se non c’è, siamo rami secchi, già morti.
L’azione vera scaturisce dalla contemplazione: nasce da un cuore che conosce e ama.Se non si conosce, si sbaglia nel fare; se non si ama, non si ha la forza per fare.
Non dimorare in lui, vita di ciò che esiste, equivale a essere già morti. Ogni nostra  attività è inconcludente, non dà vita, perché centrata su noi stessi che riceviamo e non fabbrichiamo vita. Dimorare in lui significa che le sue parole dimorano in noi.
Non è sufficiente accettare Gesù come persona; bisogna accettare anche il suo messaggio, con tutte le sue parole. Accogliere una persona vuol dire ancheaccettare il suo mondo, la sua storia. Dimorare in lui, accettarlo e amarlo, significa avere il suo stesso modo di pensare e, quindi, di agire.
Da qui, al cuore della nostra vita, possiamo ripartire per vivere nell’amore ogni luogo che abitiamo.

16/05 #pace

Gv 14-27-31.jpg

PACE: il suo Dono, per me e per gli altri

“Trova la pace in te e migliaia la troveranno attorno a te.” [Serafino di Sarov]

Gv 14,27-31
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate. Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il prìncipe del mondo; contro di me non può nulla, ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre, e come il Padre mi ha comandato, così io agisco».

Siamo di fronte alle ultime parole di Gesù. Questo è il momento in cuisi dice ciò che sta veramente a cuore.
Ci avverte con molta semplicità e verità che non sarà più presente fisicamente, macilascerà i suoi fruttiper la vita, la pace, e Colui che continuamente ci permetterà di comunicarecon Lui, lo Spirito Santo.
La pace è “il” dono che contiene ogni altro dono. La pace è propria di chi è appagato, di chi ha trovato ciò che cerca, ottenuto ciò che desidera. Gesù ci dà la “sua” pace: è la pace messianica, pienezza di ogni benedizione. Questa pacenasce dall’amore e fiorisce nella gioia.
Per il mondo, la pace, èl’intervallo tra due guerre, che dura fino a quando il vincitore può imporsi e il vinto non può ribellarsi. Non è questa la pace di Gesù.
Per altri, dallo stoicismo, la pace èrestare impavidi anche se il mondo ci crolla addosso. Non è questa la pace di Gesù.
La pace di Gesù è quella che nasceda un amore più forte della morte, la pace del Crocifisso risorto, che ci rende concittadini dei santi e familiari di Dio.

15/04 #relazione

trinità ravenna.jpg

RELAZIONE: così entra in noi e ci rende simili a Lui

“L’uomo è icona della Trinità (“facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza”) e che pertanto, per quel che riguarda l’amore, è chiamato a riprodurre la sorgività pura del Padre, l’accoglienza radicale del Figlio, la libertà diffusiva dello Spirito.” [Tonino Bello]
Gv 14,21-26
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui». Gli disse Giuda, non l’Iscariòta: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?». Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».
Forse sarebbe stato più convincente per tutti noi aver visto Gesù di persona?
Per Giovanni no! Gesù, nonostante fosse visibile dai discepoli, non era stato compreso da loro; tanto è vero che non era riuscito a convincerli fino in fondo del Suo annuncio.
Solo grazie allo Spirito Santo ed in assenza di Gesù i discepoli avevano potuto rileggere la propria storiacon occhi nuovi, comprendendo così anche la storia di Gesù.
Dunque non basta semplicemente un incontro visibile con Dio per comprendere la mia e la sua storia insieme.
Indispensabile invece èaprire il cuore e lasciarsi trasformare dallo Spirito Santopresente.
Dio si rivelain noi con lasua peculiarità: è relazione; parla non solo in Dio Padre o in Gesù, ma grazie allo Spirito Santo.
Dionon è un solitario, èuna comunità di persone che si amano; questa comunità desidera abitare dentro me e comunicare e condividere con me questa capacità, questa forza per me con gli altri.
Dire sì a questo dono, per me significa diventare tempio di Dio, luogo di questa peculiare presenza.Capace di nuove relazioni: figlio per diventare sempre più fratello ed amico!

L’ultima puntata. Quando sai che da domani non lo vedrai più!

rigantur mentes

Meditazione sul Vangelo

della V domenica di Pasqua (anno A)

14 maggio 2017

Gv 14,1-12

Quando una persona a cui siamo legati si separa da noi, sentiamo come una corda che si spezza e abbiamo la sensazione di precipitare nel vuoto. Gridiamo affinché qualcuno ci senta e possa riannodare quella corda.

precipitareLa separazione da chi amiamo è accompagnata da emozioni che ci fanno sentire l’as-senza: ci sentiamo senza qualcuno. Ci portiamo dentro un vuoto che nessuno può colmare. È inutile provare a riempirlo: il vuoto c’è.

partenze de chiricoNel tempo della separazione veniamo fuori per quello che siamo. È lì che emerge come abbiamo vissuto quel legame. È lì che si vede quanto abbiamo amato. È lì che emergono le nostre paure, quelle che fino ad allora siamo riusciti a coprire.

Le parole del congedo sono le parole essenziali. Non c’è più tempo, forse non avremo un’occasione in più per dire…

View original post 657 altre parole